L’incontro di oggi all’Aran, che ha visto seduti intorno al tavolo i rappresentanti sindacali e i funzionari governativi, ha messo in luce un cortocircuito ormai cronico: da una parte le richieste di cambiamento strutturale, dall’altra un impianto normativo che i sindacati definiscono “immutato” rispetto al passato.
A gettare acqua sul fuoco è stata Elvira Serafini, segretaria generale dello Snals-Confsal, che ha aperto i lavori con un intervento che suonava più come un campanello d’allarme che come un semplice preambolo. “Il testo proposto – ha detto – non recepisce le nostre osservazioni. Riconosciamo i vincoli politici e normativi, ma il contratto deve essere uno strumento utile per i lavoratori, non un adempimento”.
Il nodo dei dati e della trasparenza
Il primo fronte caldo è quello dell’informativa. Secondo il sindacato, le scadenze previste dal testo sono completamente scollegate dai tempi reali di assegnazione delle risorse a scuole e università. Il rischio, concreto, è che l’informativa si riduca a un esercizio di stile, un “adempimento formale” senza alcuna utilità pratica. Lo Snals chiede quindi flussi informativi completi su pensionamenti, fabbisogni di personale e utilizzo delle risorse. “Senza dati certi – è il ragionamento – la contrattazione è un tiro al bersaglio”.
Ma il vero campo di battaglia è quello della contrattazione stessa. Il sindacato chiede di “alleggerire i limiti” e di ricondurre al tavolo negoziale materie che oggi vengono collocate in altri ambiti. Tra queste spicca la figura del “docente incentivato”, un istituto che richiede una definizione chiara delle prerogative negoziali e che, secondo il sindacato, rischia di restare lettera morta senza un confronto serio.
Università e ricerca, il capitolo più dolente
Se la scuola è il teatro principale, il settore Università e Ricerca è quello in cui le criticità assumono contorni più drammatici. Lo Snals ha puntato il dito contro la gestione “opaca” delle progressioni verticali e contro i ritardi nella contrattazione integrativa, che in alcuni atenei accumula anni di arretrato. La proposta è chiara: fissare scadenze certe e vincolanti, per evitare che il confronto si diluisca all’infinito.
E poi c’è il tema dello stress lavoro-correlato, che il sindacato definisce “ormai più rilevante dei rischi tradizionali” riportati nei Dvr. Una questione di salute mentale che il contratto deve affrontare in modo strutturato, con un’attenzione specifica al benessere organizzativo. La direttiva europea sulla trasparenza salariale, inoltre, impone di fare chiarezza su un altro fronte caldo: la distribuzione delle risorse del Pnrr, che in molti atenei appare tutt’altro che trasparente.
La partita resta aperta
Non mancano i capitoli legati al lavoro agile, alle responsabilità dei dirigenti sull’uso dell’intelligenza artificiale e alla regolamentazione dell’attività degli autisti. Temi che, per quanto tecnici, hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana di migliaia di lavoratori.
Il sindacato ha confermato la propria disponibilità a proseguire il confronto, ma con una condizione: “Il nuovo Ccnl deve garantire trasparenza, equità e un rafforzamento reale della contrattazione”. Parole che suonano come un avvertimento in vista del prossimo appuntamento, fissato per il 22 luglio. La partita, insomma, è solo all’inizio. E i nodi, per ora, restano tutti da sciogliere.