Legge
5 giugno 1990, n.148
Riforma
dell'ordinamento della scuola elementare
La
Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato:
IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PROMULGA
la
seguente legge:
Art. 1 - Finalità generali
1. La
scuola elementare, nell'ambito dell'istruzione obbligatoria, concorre alla
formazione dell'uomo e del cittadino secondo i principi sanciti dalla
Costituzione e nel rispetto e ne1la valorizzazione delle diversità individuali,
sociali e culturali. Essa si propone lo sviluppo della personalità del
fanciullo, promuovendone la prima alfabetizzazione culturale.
2. La
scuola elementare, anche mediante forme di raccordo pedagogico curricolare ed
organizzativo con la scuota materna e con la scuola media, contribuisce a
realizzare la continuità del processo educativo.
Art. 2 - Continuità educativa
1. Il
Ministro della pubblica istruzione, con proprio decreto, sentito il Consiglio
nazionale della pubblica istruzione, definisce nel rispetto delle competenze
degli organi collegiali della scuo1a, le forme e le moda1ità del raccordo di
cui al comma 2 dell'articolo 1 in particolare in ordine a:
a) la
comunicazione di dati sull'alunno;
b) la
comunicazione di informazioni sull'alunno in collaborazione con la famiglio o
con chi comunque esercita sull'alunno, anche temporaneamente, la potestà
parentale;
c) il
coordinamento dei curricoli degli anni iniziali e terminali;
d) la
formazione delle classi iniziali;
1.
il sistema di valutazione degli alunni;
2.
l'utilizzo dei servizi di competenza degli
enti territoriali.
2. Le
condizioni della continuità educativa, anche al fine di favorire opportune
armonizzazioni della programmazione didattica, sono garantite da incontri
periodici tra direttori didattici e presidi e tra docenti delle classi iniziali
e terminali dei gradi di scuola interessati.
Art. 3 - Composizione delle classi
1. Il
numero di alunni in ciascuna classe non può essere superiore a venticinque,
salvo il limite di venti per le classi che accolgano alunni portatori di
handicap.
Art. 4 - Organici del personale docente
1.
L'organico provinciale è annualmente determinato sulla base del fabbisogno
di personale docente derivante dalla applicazione dei successivi commi e
dalle esigenze di integrazione dei soggetti portatori di handicap e di funzionamento
delle scuole o istituzioni con finalità speciali o ad indirizzo didattico
differenziato, nonché da quanto previsto dall'articolo 8.
2. Al fine
di consentire la realizzazione degli obiettivi educativi indicati dai programmi
vigenti, l'organico di ciascun circolo è costituito:
a) da un
numero di posti pari al numero delle classi e delle pluriclassi;
b) da un
ulteriore numero di posti in ragione di uno ogni due classi e, ove possibile,
pluriclassi.
3. Gli
insegnanti sono utilizzati secondo moduli organizzativi costituiti da tre
insegnanti su due classi nell'ambito del plesso di titolarità o di plessi
diversi del circolo; qualora ciò non sia possibile sono utilizzati nel plesso
di titolarità secondo moduli costituiti da quattro insegnanti su tre classi, in
modo da assicurare in ogni scuola l'orario di attività didattica di cui
all'articolo 7.
4. I posti
di sostegno, sono determinati nell'organico di diritto in modo da assicurare un
rapporto medio di un insegnante ogni quattro alunni portatori di handicap;
deroghe a tale rapporto potranno essere autorizzate in organico di fatto, in
presenza di handicap particolarmente gravi per i quali la diagnosi funzionale
richieda interventi maggiormente individualizzati, e nel caso di alunni
portatori di handicap frequentanti plessi scolastici nelle zone di montagna e
nelle piccole isole.
5. Gli
insegnanti di sostegno fanno parte integrante dell'organico di circolo ed in
esso assumono la titolarità. Essi, dopo cinque anni di appartenenza al ruolo
degli insegnanti (11 sostegno, possono chiedere il trasferimento al ruolo
comune, nel limite dei posti disponibili e vacanti delle dotazioni organiche
derivanti dall'applicazione dei commi 5, 7 e 8 dell'articolo 15.
Art. 5 - Programmazione e organizzazione didattica
1. La
programmazione dell'attività didattica, nella salvaguardia della libertà di
insegnamento, è di competenza degli insegnanti che vi provvedono sulla base
della programmazione dell'azione educativa approvata dal collegio dei docenti
in attuazione dell'articolo 4 del
decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974 n 416,
e degli articoli 2
e 11 della legge 4
agosto 1977, n. 517.
2. Essa si
propone:
a) il
perseguimento degli obiettivi stabiliti dai programmi vigenti predisponendo
un'organizzazione didattica adeguata alle effettive capacità e esigenze di
apprendimento degli alunni;
b) la
verifica e la valutazione dei risultati;
c)
l'unitarietà dell'insegnamento;
d) il
rispetto di un'adeguata ripartizione del tempo da dedicare all'insegnamento
delle diverse discipline del curriculo, in relazione alle finalità e agli
obiettivi previsti dai programmi.
3. Il
direttore didattico, sulla base di quanto stabilito dalla programmazione
dell'azione educativa, dispone l'assegnazione degli insegnanti alle classi di
ciascuno dei moduli organizzativi di cui all'articolo 4 e l'assegnazione degli
ambiti disciplinari agli insegnanti, avendo cura di garantire le
condizioni per la continuità didattica, nonché la migliore utilizzazione delle
competenze e delle esperienze professionali, assicurando, ove possibile, una
opportuna rotazione nel tempo.
4.
Nell'ambito dello stesso modulo organizzativo, gli insegnanti operano
collegialmente e sono contitolari della classe o delle classi a cui il modulo
si riferisce.
5. Nei
primi due anni della scuola elementare, per favorire l'impostazione unitaria e
pre-disciplinare dei programmi, la specifica articolazione del modulo
organizzativo, di cui all'articolo 4, è di norma, tale da consentire una
maggiore presenza temporale di un singolo insegnante in ognuna delle classi.
6. La
pluralità degli interventi e articolata di norma, per ambiti disciplinari,
anche in riferimento allo sviluppo delle più ampie opportunità formative.
7. Il
collegio dei docenti, nel quadro della programmazione dell'azione educativa,
procede all'aggregazione delle materie per ambiti disciplinari, nonché alla
ripartizione del tempo da dedicare all'insegnamento delle diverse discipline
del curricolo secondo i criteri definiti dal Ministero della pubblica istruzione
sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, tenendo conto:
a)
dell'affinità delle discipline, soprattutto nei primi due anni della scuola
elementare;
b)
dell'esigenza di non ragguppare da sole o in un unico ambito disciplinare
l'educazione all'immagine, l'educazione al suono e alla musica e l'educazione
motoria.
8. La
valutazione in itinere dei risultati dell'insegnamento nelle singole classi e
del rendimento degli alunni impegna collegialmente gli insegnanti
corresponsabili nella attività didattica.
9. Il
direttore didattico coordina l'attività di programmazione dell'azione educativa
e didattica, anche mediante incontri collegiali periodici degli insegnanti
Art. 6 - Interventi in favore degli alunni portatori di
handicap
1. Al fine
di realizzare interventi atti a superare particolari situazioni di difficoltà
di apprendimento determinate da handicap si utilizzano gli insegnanti di
sostegno di cui, all'art. 4, i cui compiti devono essere coordinati, nel quadro
della programmazione dell'azione educativa, con l'attività didattica generale.
2. Gli
insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle classi in cui operano e
collaborano con gli insegnanti del modulo organizzativo, di cui all'articolo 4,
con i genitori e se necessario, con gli specialisti delle strutture
territoriali, per programmare ed attuare progetti educativi personalizzati.
3.
Nell'ambito dell'organico di circolo può essere prevista l'utilizzazione fino
ad un massimo di 24 ore di un insegnante fornito di titoli specifici o di esperienze
in campo psicopedagogico, per intervenire nella prevenzione e nel recupero,
agevolare l'inserimento e l'integrazione degli alunni in situazione di
difficoltà e interagire con i servizi specialistici e ospedalieri del
territorio, nel rispetto delle funzioni di coordinamento e rappresentatività
del direttore didattico. A tal fine, il collegio dei docenti, in sede di
programmazione, propone al direttore didattico i necessari adattamenti in
materia di costituzione dei moduli.
4.
L'esperienza di integrazione degli alunni portatori di handicap è oggetto di
verifiche biennali compiute dal Ministro della pubblica istruzione che
riferisce al Parlamento e, sulla base delle stesse, impartisce adeguate
disposizioni.
Art. 7 - Orario delle attività didattiche
1. L'orario
delle attività didattiche nella scuola elementare ha la durata di 27 ore
settimanali elevabili fino ad un massimo di 30 ore in relazione a quanto
previsto da1 comma 7.
2. Per le
classi terze, quarte e quinte l'adozione di un orario delle attività didattiche
superiore alle ventisette ore settimanali, ma comunque entro il limite delle
trenta ore, può essere disposta, oltre che in relazione a quanto previsto dal
comma 7, anche per motivate esigenze didattiche ed in presenza delle necessarie
condizioni organizzative, sempre che la scelta effettuata riguardi tutte le
predette classi del plesso.
3.
Dall'orario delle attività didattiche di cui ai commi 1 e 2 del presente
articolo è escluso il tempo eventualmente dedicato alla mensa e al trasporto.
4. Nell'organizzazione
dell'orario settimanale, i criteri della programmazione dell'attività didattica
devono, in ogni caso, rispettare una congrua ripartizione del tempo dedicato ai
diversi ambiti disciplinari senza sacrificarne alcuno.
5. I
consigli di circolo definiscono le modalità di svolgimento dell'orario delle
attività didattiche scegliendo, sulla base delle disponibilità strutturali, dei
servizi funzionanti, delle condizioni socio-economiche delle famiglie, fatta
salva comunque la qualità dell'insegnamento/apprendimento fra le seguenti
soluzioni:
a) orario
antimeridiano e pomeridiano, ripartito in sei giorni della settimana;
b) orario
antimeridiano e pomeridiano, ripartito in cinque giorni della settimana.
6. Fino
alla predisposizione delle necessarie strutture e servizi è consentito adottare
l'orario antimeridiano continuato in sei giorni della settimana.
7. Con
decreto del Ministro della pubblica istruzione e disposto un ulteriore aumento
di orario in relazione alla graduale attivazione dell'insegnamento della lingua
straniera.
Art. 8 - Progetti formativi di tempo lungo
1. A
decorrere dall'anno scolastico 1990-l99l potranno realizzarsi, su richiesta
delle famiglie, anche per gruppi di alunni di classi diverse, attività di
arricchimento e di integrazione degli insegnamenti curriculari alle seguenti
condizioni:
a) che
l'orario, complessivo settimanale di attività non superi le trentasette ore,
ivi compreso il "tempo-mensa";
b) che vi
siano le strutture necessarie e che siano effettivamente funzionanti.
c) che il
numero degli alunni interessati non sia inferiore, di norma, a venti;
d) che la
copertura dell'orario sia assicurata per l'intero anno con lo svolgimento, da
parte dei docenti contitolari delle c1assi cui il progetto si riferisce, di tre
ore di servizio in aggiunta a quelle stabilite per l'orario settimanale di
insegnamento, nei limiti e secondo le modalità di cui all'articolo 14,
comma 8 del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 399,
o, nel caso di mancata disponibilità degli stessi, con la utilizzazione,
limitata alle ore necessarie, di altro docente titolare del plesso o del
circolo, tenuto al completamento dell'orario di insegnamento; ovvero, qualora
non si verifichino dette condizioni, con l'utilizzazione di altro docente di
ruolo disponibile nell'organico provinciale,
2. Le
attività di tempo pieno di cui all'articolo 1 della
legge 24 settembre 1971, n. 820, potranno proseguire, entro
il limite dei posti funzionanti nell'anno scolastico l988/89, alle seguenti
condizioni:
a) che
esistano le strutture necessarie e che siano effettivamente funzionanti;
b) che
l'orario settimanale, ivi compreso il "tempo-mensa", sia stabilito in
40 ore;
c) che la
programmazione didattica e l'articolazione delle discipline siano uniformate ai
programmi vigenti e che l'organizzazione didattica preveda la suddivisione dei
docenti per ambiti disciplinari come previsto dalla presente legge.
3. I posti
derivanti da eventuali soppressioni delle predette attività di tempo pieno
saranno utilizzati esclusivamente per l'attuazione dei moduli organizzativi di
cui all'articolo 4.
Art. 9 - Orario di insegnamento
1. L'orario
di insegnamento per gli insegnanti elementari è costituito di 24 ore
settimanali di attività didattica di cui 22 ore di insegnamento e due ore
dedicate alla programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali dei
docenti di ciascun modulo in tempi non coincidenti con l'orario delle lezioni.
2.
Nell'anitito delle ore di insegnamento, una quota può essere destinata al
recupero individualizzato o per gruppi ristretti di alunni con ritardo nei
processi di apprendimento, anche con riferimento ad alunni stranieri, in
particolare provenienti da paesi extracomunitari.
3. L'orario
settimanale di insegnamento di ciascun docente deve essere distribuito in non
meno di cinque giorni la settimana.
4. A
partire dal 1° settembre e fino all'inizio delle lezioni i collegi dei docenti
si riuniscono per la definizione del piano annuale di attività didattica e per
lo svolgimento di iniziative di aggiornamento.
5.
Nell'ambito del piano annuale di attività, il collegio dei decenti stabilisce i
criteri per la sostituzione dei docenti assenti per un periodo non superiore a
cinque giorni, in modo da utilizzare fino ad un massimo di due terzi delle ore
disponibili di cui al comma 2, calcolate su base annuale al di fuori
dell'attività di insegnamento e delle due ore previste dal comma 1 per la
programmazione didattica.
6. A tal
fine si può provvedere anche mediante la prestazione di ore di insegnamento in
eccedenza all'orario obbligatorio di ventiquattro ore settimanali, da
retribuire secondo le disposizioni vigenti.
7. E'
abrogato l'articolo 12,
sesto comma, della legge 24 settembre 1971, n. 820.
8.
Nell'orario di cui al comma 1 è compresa l'assistenza educativa svolta nel
tempo dedicato alla mensa.
Art. 10 - Insegnamento di una lingua straniera
1. Nella
scuola elementare è impartito l'insegnamento di una lingua straniera.
2. Le
modalità per l'introduzione generalizzata dell'insegnamento della lingua straniera,
i criteri per la scelta di detta lingua, per la utilizzazione dei docenti e la
definizione delle competenze e dei requisititi di cui gli stessi docenti
debbono essere forniti ad integrazione di quanto previsto dal comma 8
dell'articolo 5, sono definiti con apposito decreto del Ministro della pubblica
istruzione da emanarsi entro un anno dalla data di entrata in vigore della
presente legge, sentito il Consiglio Nazionale della pubblica istruzione e
previo parere delle competenti Commissioni parlamentari.
3. Nelle
scuole elementari in cui, per disposizioni legislative speciali, l'insegnamento
di più lingue è obbligatorio, l'introduzione dell'insegnamento della lingua
straniera può essere disposto previa intesa con gli enti locali competenti
Art. 11 - Valutazione degli alunni
1. In
relazione ai contenuti ed agli obiettivi dei programmi didattici in vigore, il
Ministro della pubblica istruzione, sentito il parere del Consiglio nazionale
della pubblica istruzione, determina, con propria ordinanza, le modalità, i
tempi ed i criteri per la valutazione degli alunni e le forme di comunicazione
di tale valutazione alle famiglie.
Art. 12 - Piano straordinario pluriennale di aggiornamento
1. Ad
integrazione dei normali programmi di attività di aggiornamento, in relazione
all'attuazione del nuovo ordinamento e dei nuovi programmi, il Ministro della
pubblica istruzione attua, con la collaborazione delle università e degli
Istituti regionali di ricerca, sperimentazione e aggiornamento (IRRSAE), un
programma straordinario di attività di aggiornamento con durata pluriennale per
tutto il personale ispettivo, direttivo e docente, da realizzarsi nei limiti
degli stanziamenti a tal fine iscritti nello stato di previsione del Ministero
della pubblica istruzione.
2. A tal
fine i provveditori agli studi, avvalendosi anche degli ispettori tecnici e dei
direttori didattici, collaborano alla gestione dei piani di cui al comma 1 e
determinano i periodi di esonero dal servizio eventualmente necessari.
3. Le
iniziative di aggiornamento, opportunamente articolate per ambiti disciplinari
onde consentire la migliore rispondenza a quanto stabilito dall'articolo 5,
devono assicurare la complessiva acquisizione degli obiettivi fissati dai nuovi
programmi ed offrire ai docenti momenti di approfondimento della programmazione
e dello svolgimento dell'attività didattica. In una fase successiva del piano
saranno attivati corsi di aggiornamento sulle singole discipline per consentire
ai docenti approfondimenti ulteriori, in base alle loro propensioni o
attitudini professionali.
4. Ad
integrazione di quanto previsto nei commi 1, 2 e 3, università, associazioni
professionali e scientifiche, enti e istituzioni a carattere nazionale e che
abbiano, fra gli scopi statutari, la formazione professionale degli insegnanti,
possono stipulare convenzioni con gli IRRSAE per la gestione di progetti di
aggiornamento che siano riconosciuti di sicuro interesse scientifico e
professionale e di specifica utilità ai fini del piano pluriennale. Il
Ministero della pubblica istruzione, con propria ordinanza, stabilisce le
modalità per la stipula delle convenzioni nonché i requisiti
tecnico-scientifici e operativi che devono essere posseduti dalle associazioni,
dagli enti ed istituzioni.
5. Qualora
non sussista la possibilità di provvedere alle esigenze di servizio,
conseguenti all'attuazione del piano pluriennale di aggiornamento, nell'ambito
del circolo, con personale disponibile ai sensi. dell'articolo 14
della legge 20 maggio 1982, n. 270, si procede alla nomina di
supplenti temporanei in sostituzione degli insegnanti impegnati nelle attività
di aggiornamento.
6.
Analogamente è consentito procedere alla nomina di supplenti temporanei,
verificandosi le condizioni di cui al comma 5, in sostituzione degli insegnanti
chiamati a prestare 1a loro opera per l'attuazione del piano pluriennale di
aggiornamento in qualità di docenti, di esperti, di animatori, di conduttori
dei gruppi o per qualsiasi altra funzione prevista dal progetto approvato.
Art. 13 - Verifica e adeguamento dei programmi didattici
1. Il
Ministro della pubblicai istruzione procede periodicamente alla verifica e
all'eventuale adeguamento dei programmi didattici sulla base di sistematiche
rilevazioni da effettuare avvalendosi degli ispettori tecnici e degli IRRSSAE.
2. Sulle
proposte di modifica il Ministro della pubblica istruzione acquisisce il parere
del Consiglio nazionale della pubblica istruzione e ne dà preventiva informazione
alle competenti Commissioni parlamentari.
Art. 14 - Scuola elementare non statale
1. La
scuola elementare parificata è tenuta ad adottare per i programmi e gli orari,
l'ordinamento delle scuole elementari statali.
2. La
scuola elementare autorizzata è tenuta ad uniformarsi di massima agli obiettivi
indicati dai programmi vigenti.
3. Il
Ministro della pubblica istruzione, con propria ordinanza, impartisce
disposizioni in materia.
Art. 15. - Disposizioni per la gradualità e la fattibilità
1. Al fine
di favorire la realizzazione del nuovo ordinamento e di garantire la necessaria
disponibilità di organico di cui all'articolo 4, i provveditori agli studi,
sentiti i consigli scolastici provinciali e presi gli opportuni contatti con
gli enti locali, curano l'apprestamento delle condizioni di fattibilità della
riforma, predisponendo un apposito piano.
2. Il
piano, da redigersi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, deve fondarsi sulla preliminare ricognizione delle risorse
disponibili e sulla conseguente individuazione delle esigenze; sulla
valutazione dell'andamento demografico e sui suoi effetti in ordine alla
popolazione scolastica di ciascun circolo; sullo stato delle strutture e dei
servizi e sulle possibilità di provvedere da parte degli enti locali
interessati alle relative esigenze.
3.
Compatibilmente con le capacità edilizie, sono operati opportuni accorpamenti
di plessi e conseguente concentrazione di alunni nelle classi.
4. Il
numero complessivo di alunni per ciascun plesso dovrà essere superiore a venti,
ad eccezione dei plessi ubicati nelle piccole isole e nelle zone di montagna,
nelle quali le difficoltà di collegamento non consentano la possibilità di
accorpamento o di trasporto degli alunni in altre scuole.
5. Al fine
di assicurare la disponibilità necessaria di organico per l'attuazione del
modulo organizzativo di ci l'articolo 4 senza ulteriori oneri, i posti comunque
attivati in ciascuna provincia all'atto dell'entrata in vigore della presente
legge sono consolidati per la utilizzazione secondo quanto previsto dai
successivi commi, fino alla completa introduzione, su tutto il territorio
nazionale, dei nuovi ordinamenti.
6. Il
modulo organizzativo e didattico di cui agli articoli 4, 5 e 8 si realizza
gradualmente, con la conversione dei posti istituiti o comunque assegnati ai
sensi delle leggi vigenti.
7.
Soddisfatte le esigenze relative alla copertura dell'organico di cui
all'articolo 4, i posti eventualmente residui nell'organico provinciale possono
essere redistribuiti, man mano che si rendano vacanti le province nelle quali
sia necessaria ulteriore disponibilità per l'attivazione del modulo
organizzativo.
8. Con
ordinanza del Ministro della pubblica istruzione sono impartite disposizioni al
fine di consentire il trasferimento, a domanda, di insegnanti elementari dalle
province nelle quali risulti coperto l'organico di cui all'articolo 4 alle
province nelle quali sia necessaria ulteriore disponibilità di personale.
9. Entro
quattro anni dall'inizio dell'attuazione del nuovo ordinamento della scuola
elementare, il Ministro della pubblica istruzione riferisce al Parlamento sui
risultati conseguiti anche al fine di apportare eventuali modifiche.
10.
L'attuazione degli articoli 4, 7, 8 e 10 non deve comunque comportare
incremento di posti rispetto a quelli esistenti alla data di entrata vigore
della presente legge, compresi i posti delle dotazioni organiche aggiuntive. A
partire dall'entrata in vigore della presente legge viene abrogata ogni altra
disposizione per la determinazione delle dotazioni organiche, ivi comprese
quelle aggiuntive, in materia di ruoli provinciali della scuola elementare. E'
fatto comunque divieto di assumere, sotto qualsiasi forma, personale non di
ruolo oltre i limiti posti dalla consistenza dell'organico consolidato, di cui
al comma 5.
11. Al
termine di ogni quadriennio, a partire dalla data di entrata in vigore della
presente legge, con detreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto
con il Ministro del tesoro, viene determinata, in relazione agli andamenti
demografici e alla distribuzione territoriale della domanda scolastica, nonché
all'attuazione del programma, del nuovo modulo, la quota di sostituzione del
personale che cessa dal servizio.
12. Entro
il mese di marzo di ciascun anno, i provveditori agli studi trasmettono al
Ministro della pubblica istruzione ed alla Corte dei conti una relazione
finanziaria sugli oneri sostenuti nella provincia di propria competenza
nell'ultimo anno scolastico, per l'attuazione del nuovo ordinamento. La Corte
dei conti, in sede di relazione al Parlamento sul rendiconto generale dello
Stato, riferisce in apposita relazione sui profili finanziari, a livello
provinciale, connessi all'attuazione della presente legge.
Art. 16 - Norma finanziaria
1.
All'onere derivante dalla realizzazione delle attività di aggiornamento di cui
all'articolo l2, valutato complessivamente, per il triennio l990-1992, in
350.000 milioni di lire, di cui 90.000 milioni nell'anno 1990, 130.000 milioni
nell'anno 1991 e 130.000 milioni nell'anno 1992, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 1990-1992, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero
del tesoro per l'anno 1990, all'uopo utilizzando l'accantonamento "Riforma
della scuola elementare e contributi alla scuola elementare parificata per i
maggiori oneri derivanti dall'applicazione della legge di riforma".
La presente
legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale
degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque
spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a
Roma, addì 5 giugno 1990