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Riforma Istituti Tecnici e Potenziamento istruzione tecnica (Obiettivi PNRR); Revisione e aggiornamento classi di concorso per accesso ai ruoli personale docente

Pareri CSPI seduta plenaria n.115 del 23 novembre 2023

Sintesi dei pareri che il CSPI ha espresso nella seduta plenaria n.115 del 23 novembre 2023

 

-    Schema di decreto del Presidente della Repubblica di attuazione dell’articolo 26 del decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144, convertito dalla legge 17 novembre 2022, n. 175 (pdf)

Il decreto-legge n. 144/2022 è una risposta agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), mirando a riformare gli Istituti Tecnici per potenziare l'istruzione tecnica. Le modifiche coinvolgono il Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) 88/2010, con un focus su aspetti organizzativi ed ordinamentali. Inoltre, il decreto aggiorna l'offerta formativa dei Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti (CPIA) in linea con il D.P.R. 263/2012.

L'intervento è motivato dalla necessità di allineare i curricoli degli istituti tecnici alle esigenze del settore produttivo nazionale, incorporando le innovazioni del Piano Nazionale "Industria 4.0" con un'attenzione particolare alla sostenibilità ambientale. Attualmente, il 31,70% della popolazione scolastica frequenta istituti tecnici, e si auspica di aumentare questa percentuale attraverso azioni di orientamento.

I principi del decreto includono la ridefinizione dei curricoli per potenziare competenze linguistiche, storiche, matematiche e scientifiche, con una connessione al contesto socio-economico locale. Si promuove la metodologia didattica per competenze, l'aggiornamento del Profilo educativo degli studenti e una maggiore flessibilità.

Altri obiettivi sono garantire la continuità degli apprendimenti tra istruzione tecnica e terziaria, formare il personale docente su metodologie innovative, e promuovere accordi regionali o interregionali chiamati "Patti educativi 4.0" per integrare risorse tra istituti tecnici, imprese, enti di formazione, università e centri di ricerca.

Il decreto abroga gli allegati B e C del D.P.R. 88/2010 e posticipa la definizione dei quadri-orari degli indirizzi attuali a un decreto interministeriale futuro. Si introduce l'area "ambientale", riflettendo le esigenze del PNRR.

Le modifiche al D.P.R. 88/2010 comprendono l'aggiunta di un'area di indirizzo flessibile, l'aumento delle ore dedicate agli elementi di base nei settori economico e tecnologico-ambientale, compresenze nei percorsi economici, maggiore autonomia, collegamenti con il mondo del lavoro, anticipi dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento (PCTO), internazionalizzazione con la metodologia CLIL, e la possibilità di percorsi di secondo livello da parte dei CPIA.

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione esprime alcune criticità riguardo al progetto di riordino degli istituti tecnici. In primo luogo, evidenzia il rischio di una declinazione territoriale dell'offerta formativa basata su esigenze transitorie e troppo specifiche, potenzialmente portando a una rapida obsolescenza dei profili richiesti. Sottolinea che gli istituti tecnici dovrebbero essere centri di ricerca e azione che vanno oltre le esigenze immediate, come indicato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Un'altra preoccupazione riguarda l'innalzamento della quota di autonomia dei curricoli dal 20% al 25%, senza una chiara modalità di assegnazione dell'organico coerente con le esigenze degli istituti.

Inoltre occorre tener presente che il DPR 15 marzo 2010, n. 88, all’articolo 5, comma 2, lettere a), b), c) prevede che i percorsi dell’istruzione tecnica abbiano la seguente struttura:

a)   un primo biennio articolato, per ciascun anno, in 660 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e in 396 ore di attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo;

b)   un secondo biennio articolato, per ciascun anno, in 495 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e in 561 ore di attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo;

c)   un quinto anno articolato in 495 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e in 561 ore di attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo.

Attualmente nel biennio sono previste complessivamente 1320 ore di attività e insegnamenti di istruzione generale e 792 ore di attività e insegnamenti obbligatori di indirizzo. Nel nuovo d.P.R. sarebbero 1221 ore di istruzione generale e 891 di indirizzo comprensive di 100 ore di curricolo a disposizione della scuola (50 ore per anno, 1 ora e mezza circa per settimana). Anche in questo caso l’attenta distribuzione dell’organico potrebbe non rispondere alle richieste delle scuole.

Il CSPI osserva che l'incertezza sulla tempistica di attuazione del decreto potrebbe vanificare gli obiettivi del progetto, soprattutto per quanto riguarda l’orientamento e le iscrizioni per l'anno scolastico 2024/25. Sottolinea la necessità di un piano di formazione specifico per docenti, dirigenti e personale scolastico prima dell'avvio della riforma, considerando le nuove metodologie didattiche e l'approccio innovativo richiesto.

La modifica degli istituti tecnici richiede, inoltre, non solo interventi di natura organizzativa e amministrativa, ma anche un approccio metodologico-didattico innovativo e basato sui laboratori, che incorpori l'uso di compiti reali, introduca l'impiego di Unità di Apprendimento multidisciplinari e orienti sempre più la didattica verso lo sviluppo di competenze.

Il CSPI esprime perplessità sull'inizio precoce dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento (PCTO) dalla classe seconda, suggerendo un approccio orientativo nel biennio attraverso discipline e attività laboratoriali. Il CSPI fa notare che, tuttavia, il progetto dovrebbe specificare il mezzo attraverso cui stabilire un organico adeguato per implementare le compresenze. Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, le proposte didattiche e le modalità di attuazione delle attività, il CSPI ritiene che dovrebbero essere lasciati alla discrezione delle singole scuole e alla competenza degli organi collegiali.

Il CSPI ritiene che le funzioni del comitato tecnico-scientifico andrebbero stabilite con criteri nazionali e il suo funzionamento in relazione alle competenze del Collegio dei Docenti.

Il CSPI, sebbene apprezzi l'incremento del ruolo degli uffici tecnici esteso a tutte le scuole, non condivide il mantenimento delle attuali regole per la nomina del responsabile con la previsione dell'impiego di personale in esubero; ciò potrebbe compromettere la capacità di individuare le competenze specifiche necessarie per la progettazione delle attività scolastiche.

Nel decreto in esame, si propone di potenziare l'internazionalizzazione attraverso un incremento dell'insegnamento in lingua inglese per le discipline non linguistiche (CLIL) nel terzo, quarto e quinto anno, costituendo almeno un terzo del totale delle ore disciplinari annue. Tuttavia non viene considerato che l'attivazione del CLIL, finora, è stata condizionata dalla presenza di insegnanti nelle discipline specifiche con competenze linguistiche adeguate, rendendo complesso progettare insegnamenti CLIL significativi nei curricoli, specialmente a causa dell'aleatorietà legata alla presenza di docenti con adeguate competenze linguistiche in consigli di classe con discipline differenti. L'utilizzo di conversatori madrelingua, come nei licei linguistici, sembra difficile da applicare, poiché i contenuti delle discipline tecniche richiedono una conoscenza linguistica specifica. Di conseguenza, si suggerisce di considerare un aumento delle ore di inglese con un curricolo basato su una microlingua coerente con l'indirizzo, rispondendo così alla necessità di padroneggiare la lingua nel contesto tecnico di riferimento. Questa stessa logica dovrebbe essere adottata nella decisione di potenziare l'organico per garantire le compresenze.

Tuttavia, esprime approvazione per l'inclusione dei percorsi di secondo livello nei Centri Provinciali di Istruzione per gli Adulti (CPIA).

Il CSPI, ritiene necessario includere nella riforma interventi ordinamentali sostenuti a regime da finanziamenti ordinari, con particolare attenzione alla determinazione degli organici e al riconoscimento degli obblighi formativi dei docenti.

Nel complesso, il CSPI, auspicando l'attenzione alle sue osservazioni nei successivi passaggi formali e istituzionali, esprime un parere favorevole sullo schema di Decreto.

 

-    Schema di decreto del Ministro dell’istruzione e del merito, di concerto con il Ministro dell’università e della ricerca, recante “Revisione e aggiornamento della tipologia delle classi di concorso per l’accesso ai ruoli del personale docente, attuativo dell’art. 4, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 59/2017 (pdf)

Lo schema di decreto rivisita e aggiorna le classi di concorso per l'accesso al personale docente, attuando l'articolo 4, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 59/2017. Il CSPI ha precedentemente sottolineato la necessità di rivedere tali classi di concorso e i relativi requisiti di abilitazione, evidenziando criticità emerse nel tempo. Questa revisione diventa ora essenziale per implementare misure urgenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Nonostante l'importanza di preservare la qualità dell'istruzione per il personale della scuola secondaria, il CSPI sottolinea che una revisione accurata dei requisiti di accesso all'insegnamento è necessaria, data la complessità dell'operazione.

Il CSPI ha già espresso pareri positivi su specifiche parti di questo schema di decreto, evidenziando la necessità di ampliare la copertura di docenti nelle discipline scientifiche, notoriamente identificate come "STEM". Inoltre, il CSPI ribadisce la sua preoccupazione riguardo alla mancanza di definizione di percorsi specifici a livello normativo e l'assenza di criteri qualitativi per il riconoscimento dei titoli di specializzazione in Italiano Lingua 2. Questo rischio di impatti negativi sulla qualità dei percorsi.

Il CSPI trova difficile comprendere l'indicazione del provvedimento che permette l'accesso ai percorsi di abilitazione per la classe di concorso A-23 (Lingua italiana per discenti di lingua straniera) a coloro che possiedono titoli da qualsiasi ateneo, senza una valutazione qualitativa della proposta formativa. Pertanto, raccomanda l'istituzione di standard di riferimento e un'approfondita istruttoria per garantire una valutazione qualitativa, in linea con quanto previsto nel decreto legislativo n. 59/2017, per gli specifici percorsi di accesso alla classe di concorso A-23.

Il CSPI, anche se consapevole che il provvedimento non riguarda la scuola primaria, ritiene opportuno richiamare la necessità di superare l'attribuzione iniziale della classe di concorso A-23 solo ai CPIA e suggerisce di consentire l'accesso in tutti i gradi scolastici, compresi l'infanzia e la primaria, attraverso una revisione dell'ordinamento specifico di questa classe di concorso. Questo intervento tempestivo è considerato importante, specialmente considerando le crescenti situazioni di ricongiungimento familiare.

Il CSPI sottolinea la necessità di un investimento strutturale per costruire un profilo pedagogico, culturale e professionale solido per i docenti, mirato al miglioramento del sistema scolastico e a un approccio attento alle diversità e alla complessità evolutiva delle fasce d'età dalla prima classe della scuola secondaria di I grado all'ultima della scuola secondaria di II grado. Esprime preoccupazione per l'accorpamento di diverse classi di concorso, ritenendo poco adatto al successo formativo degli studenti il raggruppamento di classi come Arte e Immagine, Discipline Letterarie, Lingue e Culture Straniere, Musica, e Scienze Motorie e Sportive.

Il CSPI evidenzia che l'introduzione di nuovi titoli di studio rischia di complicare le procedure e potenzialmente generare controversie, specialmente per i docenti che hanno ottenuto l'abilitazione attraverso procedure separate (vedi concorso ordinario del 2020) per il I o il II grado della scuola secondaria. Sottolinea la necessità di chiarire se tali titoli siano validi per entrambe le classi di concorso coinvolte nell'accorpamento.

È necessario considerare gli stessi interventi precedentemente indicati anche per coloro che, attualmente iscritti ai corsi di laurea, potrebbero subire modifiche nei crediti richiesti al momento dell'ottenimento del titolo finale del percorso di studio.

Il CSPI, pertanto, propone una riformulazione dell’articolo 5 come indicato tra le Proposte di modifica/Osservazioni.

Il CSPI sottolinea che la tempistica della revisione delle classi di concorso potrebbe causare confusione sulla validità dei titoli di accesso all'insegnamento, considerando che le università hanno già presentato istanze di accreditamento per i percorsi formativi relativi alla riforma del reclutamento degli insegnanti basati sulla Revisione del 2017 entro il 10 novembre 2023. Esprime preoccupazione per un possibile impoverimento culturale nelle aree artistiche e umanistiche a causa di una revisione delle discipline di Italiano, Lingue e Arte, che sembra non essere coerente con le Indicazioni Nazionali, ma piuttosto rispondere a logiche di razionalizzazione.

In relazione a specifiche classi di concorso, il CSPI, pur fornendo valutazioni meramente esemplificative, esprime delle perplessità, specialmente riguardo all'ampliamento dei Crediti Formativi Universitari (CFU) che non sembrano essere supportati da chiare motivazioni ordinamentali e/o culturali. Alcuni punti di rilievo includono:

Per la classe di concorso A-01 (ex A-01 e A-17), sono state apportate modifiche alle note 1 e 4 con l'aggiunta di requisiti, cambiamenti nei SSD per i requisiti di accesso alla laurea LS-95 e l'aggiunta di requisiti alla LS-103.

Per la classe di concorso A-11, sono richiesti 96 CFU aggiuntivi al titolo LM-87 (Laurea in Servizi Sociali e politiche sociali), sollevando dubbi sulla rilevanza tra il titolo acquisito e le competenze professionali richieste.

Per la classe di concorso A-12 (ex A-12 e A-22), l'inserimento della disciplina "latino" non è motivato, e sono stati apportati cambiamenti significativi ai requisiti delle lauree LS-1, LS-2, ecc.

Per la classe di concorso A-55, mancano i CFA relativi ai SAD per l'insegnamento del laboratorio di musica di insieme.

Per le classi di concorso A-07 e A-61, si propone l'aggiunta del DASL11 in Cinema, Fotografia, Audiovisivo, istituito con DM 98/19.

Il CSPI segnala anche riduzioni non motivate dei CFU, con scarsa corrispondenza tra il titolo acquisito e le competenze professionali richieste, come nel caso delle classi di concorso A-18 e A-19.

Il CSPI evidenzia diverse modalità previste nell'allegato B per acquisire i requisiti per l'insegnamento, come l'utilizzo di codici ATECO in alcuni casi, la specificazione di un numero minimo di ore per altri (ad esempio, B-19, B-20, B-21), e l'indicazione di percorsi specifici in alcune situazioni (come B-22, B-27, B-28). Il CSPI ritiene necessario stabilire criteri nazionali omogenei per evitare confusione e divergenze.

Il Consiglio richiama un precedente parere del 8 febbraio 2017 che suggeriva di partire dagli insegnamenti previsti dagli ordinamenti per definire i titoli necessari per accedere alle nuove classi di concorso. Inoltre, esprime apprezzamento per le modifiche proposte nella revisione della Tabella A relativa alle classi di concorso A-70, A-71, A-72, A-73, A-74, A-75.

Tuttavia, considerando la complessità delle modifiche proposte, il CSPI fa notare che ci sono due regimi d'accesso distinti (uno precedente al 2019 e l'altro successivo) per le classi di concorso A-70, A-71, A-72, A-73, A-74, A-75, e chiede che quanto disposto sia concordato tecnicamente con l'Ufficio speciale presso l'Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia.

Il CSPI solleva delle questioni sull'obbligatorietà dei 24 CFU (L-FIL-LET/10, L-FIL-LET/12) per alcune classi di concorso, sottolineando che non sono pertinenti alle materie d'insegnamento.

Infine, riguardo all'accorpamento tra classi di concorso della scuola secondaria di I e II grado, il CSPI suggerisce di valutare con l'Ufficio speciale la possibilità di accorpare le procedure di reclutamento per le classi di concorso A-70 con A-72 e A-71 con A-73, considerando la complessità nelle scuole con lingua d'insegnamento slovena e bilingue sloveno-italiano.

Il CSPI, riguardo all'articolo 4 del provvedimento in esame, consiglia all'Amministrazione di fornire agli uffici responsabili della valutazione dei titoli di accesso strumenti efficienti per una rapida e accurata consultazione dei requisiti vigenti, al fine di prevenire contenziosi e validazioni erronee delle istanze.

Inoltre, il CSPI propone una riformulazione del principio di equiparazione, sottolineando che le equiparazioni dichiarate non devono essere interpretate come sostitutive di quanto previsto nelle tabelle, come indicato nell'articolo 4 dello schema di decreto.

Il CSPI, esprime specifiche richieste di integrazione, soppressione e modifica nell’articolato a cui si rimanda per una approfondita lettura.

Considerando le criticità evidenziate nello schema di decreto, il CSPI ritiene che l'accoglimento delle osservazioni e delle richieste di modifica sia essenziale per emettere un parere positivo.

Scadenze di: marzo 2024