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Università e Ricerca: Incontro tecnico al MUR sul DDL 2285

Informativa tra il MUR e le OO.SS. rappresentative sul DdL "Disposizioni in materia di attività di ricerca e di reclutamento dei ricercatori nelle università e negli enti pubblici di ricerca"

Si è svolta la prevista informativa tra il Mur e le OO.SS. rappresentative sullo stato di avanzamento del disegno di legge n.2285, la cui discussione è ripresa in questi giorni in commissione al Senato.

Il dott. Giuseppe Cerrone ha illustrato le novità rispetto al testo originale e alla luce degli emendamenti presentati, nonché del dibattito parlamentare svoltosi in questi mesi. L’interesse dell’Unione Europea, connesso all’attuazione dei progetti del PNRR, si è concentrato sulla riforma delle figure dei ricercatori universitari a tempo determinato (RTDA e RTDB) sollecitando la ripresa del dibattito parlamentare.

 

Allo stato attuale per l’Università si configura un sistema di preruolo in cui sono previste: le borse di ricerca ottenibili solo con risorse esterne e accessibili in fase post laurea (non postdoc); il dottorato di ricerca, come configurato dalla Legge Brunetta; mentre l’assegno di ricerca viene superato completamente dall’introduzione del contratto di ricerca, di durata non superiore ai quattro anni, finanziabile sia con risorse interne che, preferibilmente, esterne. Il contratto di ricerca ha tutte le garanzie dei contratti a tempo determinato, con un raddoppio di costi per la parte pubblica, pertanto si prevede un dimezzamento del numero, compensabile tramite il ricorso a risorse esterne, quali i progetti del PNRR.

Le due attuali figure RTDA e RTDB verrebbero superate dal nuovo percorso di tenure track, sulla cui durata - ora prevista in sette anni - la discussione è aperta verso una riduzione a sei anni. Per accedere alla tenure track è necessario conseguire il dottorato di ricerca. A partire dal terzo anno di tenure track, come nel testo originale del ddl, è possibile tramite opportuna verifica accedere al ruolo di professore associato.

È evidente la necessità di gestire il transitorio: gli RTDA attuali potrebbero veder riconosciuti tre anni, cioè il periodo già svolto come RTDA, a cui aggiungere un anno di tenure track per approdare alla selezione per professore associato; analogamente gli attuali assegni di ricerca vedrebbero riconosciuti due anni come percorso già svolto. La riforma non impatterà immediatamente sulla programmazione già svolta degli atenei, quindi il Mur sta immaginando un periodo (tra uno e tre anni) in cui le università potranno continuare a bandire le figure RTDA ed RTDB secondo la disciplina previgente.

È allo studio in commissione anche la possibilità di introdurre la figura del tecnologo a tempo indeterminato nell’Università, prevedendo un meccanismo di riserva per il personale già inserito negli Atenei.

Sulle novità presentate per gli Atenei, lo Snals-Confsal si propone di inviare osservazioni dopo una più attenta analisi delle implicazioni legate alle modifiche proposte.

 

Per quanto riguarda gli Enti pubblici di ricerca, invece, la variazione principale rispetto al testo iniziale, consiste nel tramonto dell’ipotesi di cancellare il III livello. In questo, ha spiegato l’Amministrazione, si vuole evitare di contravvenire alle previsioni europee del documento Towards a European Framework for Research Careers. Pertanto la tenure track ha come approdo finale il collocamento al III livello e non più al II, come nel testo originale.

La nostra delegazione, pur non concordando con la lettura restrittiva dell’impianto del documento europeo sopracitato, ha manifestato interesse verso la previsione di mantenere il terzo livello negli enti, alla luce dell’attuale situazione economica che impedisce, al momento, l’attuazione di una corposa riforma ordinamentale nel prossimo rinnovo contrattuale. Il III livello va interpretato come un momento di transito, ma presuppone che il personale attualmente collocato in tale livello abbia concrete possibilità di passare al II, altrimenti c’è il rischio di un ulteriore affollamento del livello iniziale, già afflitto dal fenomeno delle anomale permanenze. Per questo, e per cancellare l’assurda anomalia imposta dalla legge di bilancio che finanzia allo scopo solo gli enti vigilati dal Mur con 40 milioni di euro, lo Snals-Confsal ha chiesto con insistenza al Mur di impegnarsi per ottenere risorse dedicate anche per gli enti non Mur.

Al Ministero sono state poste una serie di richieste riguardanti, tra l’altro, la gestione del transitorio negli enti di ricerca e l’accesso alla tenure track per i tecnologi degli enti. Sulla prima questione il dott. Cerrone ha spiegato che la tenure track rappresenta un percorso molto favorevole per chi si immetterà negli enti con il nuovo sistema: dopo tre anni come ricercatore a tempo determinato, infatti, avrebbe la possibilità di conferma al III livello e dopo altri tre anni la possibilità di passare al II. Tuttavia, questo accorciamento dei tempi deve essere affiancato dalla progressione di carriera degli attuali III livelli con le risorse previste in legge di bilancio e dal ricorso a un meccanismo di riserva utilizzando l’art.12 bis del D.lgs.218/2016 per gestire la fase transitoria.

Sulla questione dei tecnologi è stato spiegato che non sarà richiesto il possesso del dottorato di ricerca, che spesso non è posseduto neanche ora dai tecnologi, ma sarà titolo d’accesso un triennio di qualificata esperienza lavorativa. È necessario, a nostro avviso, evitare di scoraggiare l’accesso negli enti a una figura professionale fortemente ambita dal settore privato, ma anzi occorre mettere in campo, anche nel prossimo contratto collettivo, ogni strumento che possa rendere più attrattiva la carriera tecnologica negli enti.

Poiché il tema in discussione merita ulteriori approfondimenti, tutte le OO.SS. hanno chiesto di aggiornare il confronto sulla materia, ricevendo rassicurazioni in tal senso.

In conclusione, è stato chiesto di sollecitare la Ministra a dare seguito alla richiesta d’incontro sul CCNL inviata unitariamente venerdì scorso, che alleghiamo.

L’Amministrazione ha riferito che la Ministra ha già scritto a Funzione Pubblica richiedendo modifiche alla bozza di Atto d’indirizzo nella direzione più consona alle specificità dei settori di sua competenza.

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