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Ricerca: Il Decreto Rilancio approvato in via definitiva. Le misure per gli enti pubblici di ricerca

Nel complesso, il giudizio rispetto alle risorse stanziate per tutti i settori del Comparto Istruzione e Ricerca resta negativo. Decisamente insufficiente a rispondere alle esigenze di un Comparto che ha assicurato anche la tenuta sociale del Paese in questo drammatico frangente e che ha bisogno di una spinta per essere messo nelle condizioni di esercitare al meglio il proprio ruolo per il rilancio economico, sociale e culturale.

La Legge n. 77 del 17 luglio 2020 di conversione del D.L. n. 34 del 19 maggio 2020 (Decreto Rilancio)  recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” è stata definitivamente approvata in Parlamento il 16 luglio 2020.

Durante l’iter sono state introdotte alcune modifiche rispetto al testo licenziato in Consiglio dei ministri a maggio e di cui abbiamo dato conto nel notiziario n.84 del 22 maggio 2020.

Nel complesso, il giudizio rispetto alle risorse stanziate per tutti i settori del Comparto Istruzione e Ricerca resta negativo. Decisamente insufficiente a rispondere alle esigenze di un Comparto che ha assicurato anche la tenuta sociale del Paese in questo drammatico frangente e che ha bisogno di una spinta per essere messo nelle condizioni di esercitare al meglio il proprio ruolo per il rilancio economico, sociale e culturale.

Per quanto riguarda la situazione degli Enti pubblici di ricerca viene confermata la misura principale che stanzia 50 milioni di euro per l’assunzione di circa 1300 unità di personale; nella versione finale del testo viene estesa la platea degli enti aventi diritto.

Numerosi sono poi gli interventi a favore dell’istituzione o del potenziamento di infrastrutture di ricerca pubblico/private che però si fa fatica a collocare entro un organico quadro d’indirizzo della politica scientifica nazionale.

Nel seguito, vengono riportate e commentate le principali misure adottate.

 

Enti di ricerca e sviluppo tecnologico.

Art.4 bis Modifica il Decreto Madia (D.lgs. 25 maggio 2017, n.75) sul precariato nella PA. Per gli enti di ricerca implica l’estensione al 31 dicembre 2020 della data entro cui maturare il requisito dei tre anni di anzianità per l’assunzione a tempo indeterminato di coloro che abbiano rapporti di lavoro flessibile, i cosiddetti “comma 2”.

La disposizione è quanto mai opportuna, ma mette ancora più in luce la confusione su questo piano introdotta da disposizioni di segno opposto di cui abbiamo già dato conto precedentemente. In sintesi, allo stato attuale un assegnista di ricerca può maturare il requisito dei tre anni di anzianità entro il 31 dicembre 2020, mentre un tempo determinato entro il 31 dicembre 2017. Urge un provvedimento chiarificatore, che non discrimini i tempi determinati degli enti di ricerca rispetto al resto del pubblico impiego.

Artt.12 e 13 Il primo rende più rapida l’acquisizione da parte dell’ISTAT di informazioni relative a nascite e decessi; il secondo lo autorizza ad effettuare rilevazioni statistiche sul tema di Covid-19.

Si tratta di un aumento degli impegni richiesti all’Istituto di statistica, oltre al contributo essenziale fornito dall’ente in questa pandemia, senza che vengano stanziate ulteriori risorse.

Art.42 Viene istituito un Fondo per il trasferimento tecnologico presso il Ministero dello sviluppo economico per la promozione di iniziative e investimenti utili alla valorizzazione e all’utilizzo dei risultati di ricerca presso le imprese operanti in Italia, con particolare riferimento alle start up innovative. Tale Fondo sarà di 500 milioni di euro per il 2020. Sono poi stanziati 5 milioni di euro per una convenzione tra Ministero dello sviluppo economico e ENEA per l’attuazione della misura e 12 milioni di euro per il 2020 affinché l’ENEA crei la Fondazione ENEA Tech vigilata dallo stesso ministero per la piena integrazione dell’Agenzia nel tessuto produttivo.

Si tratta di una Fondazione di diritto privato finanziata totalmente da risorse pubbliche. Andrebbe avviata, a giudizio del nostro sindacato, una riflessione pubblica fin qui mancata su quale modello di finanziamento si voglia applicare al sistema della ricerca italiana, senza continuare a procedere con iniziative spot.

Art.48 Al co.5 c’è la previsione di completare l’istituzione del Tecnopolo di Bologna finalizzato a potenziare il sistema di alta formazione e ricerca meteo-climatica di Bologna, con l’obiettivo di diventare un ecosistema di alta tecnologia Big Data che lega formazione, ricerca e territorio. Per il Tecnopolo sono stanziati 10 milioni di euro per il 2020, 15 milioni per ciascuno degli anni 2021 e 2022.

Art.49 Istituzione di un polo di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico nel settore dell’automotive nell’area industriale torinese, per favorire la transizione ecologica nei settori di mobilità sostenibile. Sono stanziati 20 milioni di euro per il 2020 la creazione di un’infrastruttura di ricerca "Centro nazionale per la ricerca, l'innovazione e il trasferimento tecnologico nel campo della mobilità e dell'automotive" con sede a Torino.

Art.49 bis Viene istituito in Lombardia un Centro per l’innovazione e il trasferimento tecnologico nel campo delle scienze della vita gestito dalla Fondazione Human Technopole  e per il quale sono stanziati 10 milioni di euro per il 2020 e 2 milioni di euro a decorrere dal 2021. Il Centro svolge attività di ricerca collaborativa tra imprese e start-up innovative per lo sviluppo di biotecnologie, tecnologie di intelligenza artificiale per analisi genetiche, proteomiche e metabolomiche, tecnologie per la diagnostica, la sorveglianza attiva, la protezione di individui fragili, il miglioramento della qualità di vita e l'invecchiamento attivo.

Art. 59 Regioni, province autonome, altri enti territoriali, Camere di commercio possono concedere aiuti per la ricerca e lo sviluppo in tema di Covid-19.

Art. 66 bis Impegna l’ISS e l’INAIL nelle procedure per la certificazione semplificata rispettivamente delle mascherine chirurgiche e dei dispositivi di protezione individuale.

Art. 99 Viene istituito presso il Ministero del Lavoro un Osservatorio nazionale per il mercato del lavoro, per monitorare gli effetti del Covid-19. Sono coinvolti ISTAT, INAPP e ANPAL attraverso i componenti di un Comitato scientifico di cui il Ministero potrà avvalersi per gli scopi dell’Osservatorio.

Anche in questo caso, come per gli enti coinvolti in nuove attività descritte negli articoli precedenti, a un aumento di funzioni degli enti di ricerca non corrisponde alcun aumento di risorse.

Art. 117 co.1 lett. D. Autorizzazione al MEF ad anticipare all’ISS il totale del finanziamento stabilito per il 2020.

Si cerca di assicurare la liquidità all’ente di ricerca che ha dato un fondamentale contributo nel corso della pandemia, ma manca una visione strategica che preveda risorse aggiuntive e un piano di assunzione di ricercatori.

Art. 236

co.1 Incrementa il Fondo per le esigenze emergenziali destinato a Università, Ricerca e Afam, istituito all’art.100 co.1 del DL 17 marzo 2020, n.18 di 62 milioni di euro per il 2020.

Complessivamente, pertanto, il fondo raggiunge la quota di 112 milioni di euro; tuttavia, esso è finalizzato prevalentemente ad interventi sulla didattica, per assicurare il diritto allo studio. Inoltre, gli enti di ricerca che potranno usufruirne sono solo quelli vigilati dal MUR. Il ministero ha già emanato un decreto di ripartizione delle somme a disposizione (D.M. n. 124 del 14 luglio 2020).

co.6 Lo stesso articolo introduce la possibilità di prorogare gli assegni di ricerca per il periodo corrispondente alla sospensione delle attività di ricerca, se l’eventuale proroga è necessaria a completare il progetto di ricerca.

Non viene però assicurata la copertura economica dell’eventuale proroga.

Art. 238

co.2 Vengono stanziati 50 milioni di euro sui fondi ordinari (di cui al D.lgs. 204/98, art.7) a decorrere dal 2021 per le assunzioni di ricercatori negli enti pubblici di ricerca, pari a circa 1300 unità di personale.

Un segnale positivo, ma insufficiente a indicare un deciso cambio di rotta nelle politiche nazionali a favore di un modello di sviluppo basato sulla ricerca. Rispetto al testo originario ci sono alcune modifiche: 45 milioni di euro vengono destinati agli enti vigilati dal Mur, mentre i restanti 5 agli altri enti. Vengono esclusi da questo finanziamento l’ENEA e l’ISS che riceverebbero altri fondi allo scopo in altri articoli del decreto. Anche questo appare ingiustificabile: l’ENEA riceve fondi, come già scritto, per una Fondazione di diritto privato e l’ISS riceve solo un’anticipazione di fondi già spettanti.

co.4 Entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto rilancio il MUR emana un decreto con il nuovo programma PRIN (Progetti di Rilevante interesse nazionale) pertanto viene incrementato il fondo FIRST di 250 milioni di euro nel 2021 e 300 milioni di euro nel 2022.

Questo è un provvedimento lungamente atteso e importante.

co.6 Disapplica per atenei, enti di ricerca e Istituto italiano di tecnologia le disposizioni della L. 160/19 art. 1 co. 610, introducendo deroghe ai limiti di acquisto di beni e servizi per il triennio 2020-22.

Anche in questo caso il giudizio è positivo, favorendo le attività degli enti.

co.7 Allinea alle migliori pratiche europee la normativa per il finanziamento dei progetti di ricerca e sviluppo di cooperazione internazionale gestiti dal MUR per facilitare la partecipazione italiana: viene anticipata l’ammissione al finanziamento, sulla base di graduatorie internazionali, rispetto alla nomina dell’ETS (Esperto tecnico scientifico) che normalmente richiede almeno 5 mesi. Pertanto, i beneficiari dei progetti potranno avviare prima l’iter di contrattualizzazione. Il vantaggio più evidente è che i partner italiani potranno avviare le attività contemporaneamente a quelli stranieri e i partner pubblici potranno anticipare le spese del progetto. Una volta nominato, l’ETS provvederà alla valutazione in itinere e al monitoraggio scientifico dello stato di avanzamento del progetto.

Un passo in avanti per favorire la competitività del Paese sul piano internazionale.

Art. 244 Riguarda il credito d’imposta per le attività di R&S nel Mezzogiorno e nelle regioni colpite dai sismi del 2016-17. Viene aumentata l’aliquota ordinaria dal 12 al 25% per le grandi imprese, dal 12 al 35% per le medie imprese e dal 12 al 45% per le piccole imprese. co.3 aumento degli oneri stimati derivanti da quest’articolo a 106,4 milioni per ciascuno degli anni 2021-22-23.

Art. 250 co.5 Norma la conclusione delle procedure di reclutamento già bandite negli enti pubblici di ricerca alla data di entrata in vigore del decreto, nonché le procedure per il conferimento degli assegni di ricerca. Entrambe possono concludersi, anche in deroga alle previsioni dei bandi, sulla base di nuove determinazioni che possono consentire la valutazione dei candidati e l’effettuazione delle prove orali in videoconferenza.

Anche questo rappresenta un provvedimento necessario per mitigare il rallentamento delle attività di ricerca

Benefici e tutele per il personale

Art.72 Il numero di giorni di congedo parentale straordinario passa da 15 a 30 (fino al 31 agosto) con il 50% della retribuzione. Alternativamente si può scegliere un bonus di 1200 euro, utilizzabile anche per iscrizioni dei figli ai centri estivi, ai servizi integrativi per l’infanzia, ai servizi socio-educativi territoriali, ai centri con funzione educativa e ricreativa e ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia. E’ anche possibile l’astensione dal lavoro per i genitori con figli minori di 16 anni durante la sospensione dei servizi per l’infanzia e delle attività nelle scuole; in tal caso non ci saranno corresponsione di indennità e riconoscimento di contribuzione figurativa, ma sarà tutelato il diritto alla conservazione del posto di lavoro e ci sarà divieto di licenziamento.

Art. 73 Nei mesi di maggio e giugno sono aumentati di 12 giorni complessivi i permessi retribuiti ex art.33 della L.104/92.

Art. 81 Proroga la validità di certificati, attestati ecc. in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020 di novanta giorni oltre alla cessazione dello stato di emergenza.

Art. 92 Estende la durata della Naspi e della Discoll per due mesi con alcune condizioni. La misura vale per coloro che finivano di usufruirne tra il 1° marzo 2020 e il 30 aprile 2020.

Art. 263 Contiene disposizioni in materia di flessibilità del lavoro pubblico e di lavoro agile. Si prevede la graduale riapertura delle amministrazioni pubbliche. Pertanto dal 15 settembre 2020 cessano di valere le norme limitanti la presenza del personale nei luoghi di lavoro per assicurare solo le attività indifferibili (art.87 co.1 lett a) del DL 18/20). Tuttavia, fino al 31 dicembre 2020 le amministrazioni pubbliche organizzano il lavoro con criteri di flessibilità dell’orario di lavoro.  Il lavoro agile potrà essere  utilizzato per il 50% del personale impiegato in attività che lo consentono. Il Ministero della Pubblica Amministrazione con decreti potrà stabilire criteri e fissare principi sulla flessibilità e sul lavoro agile. Le amministrazioni dovranno anche adeguare il servizio alle vigenti prescrizioni in materia di tutela della salute adottate dalle autorità competenti. È prevista la formazione del personale dirigente, per il quale detta attività è utile ai fini della valutazione della performance. Le disposizioni valgono anche per le pubbliche amministrazioni all’estero.

co. 4-bis prevede che entro il 31 gennaio di ciascun anno, le amministrazioni pubbliche redigono, sentite le organizzazioni sindacali, il Piano organizzativo del lavoro agile (POLA), che sarà una sezione del Piano della performance (articolo 10 del decreto Brunetta). Il Piano individua le modalità attuative del lavoro agile prevedendo, per le attività che lo consentono, che almeno il 60% dei dipendenti possa avvalersene, senza penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera.

Se il POLA non viene adottato, il lavoro agile si applica ad almeno il 30% dei dipendenti.

Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, è istituito presso il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri l’Osservatorio nazionale del lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche.

Intervenire con una norma su una materia contrattuale è una forzatura. La questione dell’estensione e del ricorso sistematico al lavoro agile deve essere affrontata per via contrattuale. Sarà necessario un accordo quadro che venga poi recepito e specializzato nelle norme contrattuali dei vari CCNL. La materia infatti riguarda aspetti come gli orari di lavoro, la formazione, il diritto alla disconnessione che sono propri della sfera contrattuale.

Scadenze di: agosto 2020