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Risolvere le emergenze del Comparto Istruzione e Ricerca

Le richieste dello Snals-Confsal al Governo e al Ministro

Ringrazio tutti i Consiglieri nazionali e i Segretari provinciali e regionali che con la loro presenza manifestano, anche in questa occasione, il proprio senso di appartenenza al nostro sindacato e ai valori che rappresenta.

Ancora una volta ci troviamo ad affrontare un passaggio politico delicato, nell’imminenza di un importante appuntamento elettorale quale è il rinnovo del Parlamento europeo, e ancora una volta il Sindacato deve battersi con tutte le proprie energie per la difesa di coloro che rappresenta, tenendo alta l’attenzione della politica sulla centralità della Scuola, dell’Afam, dell’Università e della Ricerca.

 

La situazione politica

Abbiamo vissuto, in questi mesi, un’atmosfera di perenne campagna elettorale che ha impedito l’individuazione di priorità, di reali misure per lo sviluppo e di investimenti necessari ai settori che rappresentiamo, l’Istruzione e la Ricerca.

In questo contesto, abbiamo dovuto procedere tra una Legge di bilancio per il 2019 deludente per i nostri settori, e un DEF vago negli impegni e a rischio sui conti pubblici.

Ancora una volta, in occasione di elezioni politiche - seppure questa volta di livello europeo - sono assenti i temi dello sviluppo legati all’istruzione e alla ricerca.

Eppure tutti gli Stati membri hanno aderito alla strategia di sviluppo per il decennio 2011-2020, la cosiddetta Europa 2020, che si fonda su una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva individuando tra gli obiettivi prioritari il rafforzamento di ricerca, istruzione e innovazione.

Nella maggior parte degli Stati membri questo impegno si traduce in investimenti consistenti in istruzione e ricerca, riconosciute come fonti certe di sviluppo civile, economico e sociale. Il nostro Paese, invece, si rifiuta di seguire l’esperienza delle più forti economie europee, che in questo modo si assicurano una crescita economica di consistente segno positivo per il prossimo futuro.

 

La situazione del Comparto Istruzione e Ricerca

Nonostante questo quadro, il nostro sindacato non si ferma davanti alla riproposizione di schemi politici consunti e, soprattutto in questi mesi, ha avanzatorivendicazioni e proposte.

Per la Scuola le emergenze che abbiamo denunciato e le risposte che vogliamo riguardano:

- la questione retributiva

Abbiamo ritenuto inaccettabile il mancato stanziamento delle risorse economiche da parte del Governo necessarie per l’apertura della trattativa per un nuovo contratto che rivaluti le retribuzioni di tutto il personale, allineandole a quelle degli altri paesi europei. Ancora una volta abbiamo dovuto ribadire che la dimensione europea va rafforzata e che deve essere al centro dell’interesse di tutti gli Stati membri, per sfruttare appieno il potenziale dell’istruzione e della cultura per la creazione di posti di lavoro, per la crescita economica e per la giustizia sociale e come mezzo per fare esperienza dell’identità europea, pur nella diversità di ciascuno stato.

Negli anni della crisi i nostri settori hanno subìto ingenti perdite economiche. Tra il 2008 e il 2017 la differenza retributiva in termini percentuali è stata pari a -2,9%. A questa perdita va aggiunta quella relativa all’inflazione (Ipca), che nel periodo considerato (2008-2017) ammonta all’11,2%.

In termini reali, pertanto, la perdita complessiva degli stipendi è stata molto più marcata, perché alla riduzione dello stipendio occorre aggiungere la perdita del potere d’acquisto in rapporto all’inflazione.

Il CCNL relativo al Comparto “Istruzione e Ricerca” firmato nel 2018 ha incrementato del 3,48% le retribuzioni dei lavoratori della scuola. Un passo non ancora sufficiente per il pieno recupero di quanto perso in questi anni.

Per il rinnovo contrattuale del triennio 2019-2021 il Governo in carica ha stanziato in Legge di bilancio risorse che non coprono neppure l’inflazione (l’1,95% di aumenti a fronte di un’inflazione prevista nel triennio pari al 4,1%). In questa situazione gli stipendi del personale scolastico continuerebbero ad essere inferiori a quelli degli altri statali, come è stato più volte certificato dalla stessa Ragioneria generale dello Stato;

- l’autonomia differenziata.

Abbiamo manifestato in modo netto e deciso, anche mediante appelli e raccolta di firme, il nostro rifiuto del merito e del metodo scelti dal Governo per l’attuazione del regionalismo, in particolare in materia di Istruzione, nel quale abbiamo visto i pericoli della frammentazione del sistema d’istruzione e dell’aumento delle disuguaglianze sociali. Va ribadito il carattere unitario e nazionale della scuola italiana;

- il precariato e il reclutamento.

Su questi fronti, aperti ormai da troppo tempo, abbiamo considerato insoddisfacenti le risposte e assente un’organica azione legislativa volta a dare definitiva copertura dei posti disponibili dell’intero Comparto con un piano straordinario di assunzioni del personale, contro la precarietà del lavoro di docenti e Ata;

- il valore della scuola pubblica.

Non ci siamo stancati di ribadire il valore della scuola pubblica, quale effettiva garanzia del diritto allo studio per tutti gli studenti su tutto il territorio nazionale. È necessario anzi il superamento degli attuali divari in termini di efficienza dei servizi ed efficacia formativa. Mai come in questo tempo la scuola pubblica deve essere accogliente, inclusiva e di qualità, anche per sbloccare l’ascensore sociale e riattivare la mobilità generazionale.

Per l’Università e gli Enti pubblici di Ricerca le criticità che abbiamo evidenziato e sulle quali esigiamo interventi riguardano:

- l’investimento pubblico in ricerca.

L’Italia investe in ricerca solo l’1,3% del Pil, meno della metà del valore minimo del 3%, consigliato dalla Commissione Europea per assicurare la crescita.

Inoltre, durante la crisi economica tra il 2008 e il 2016 la spesa pubblica per Ricerca e Sviluppo è diminuita in termini reali di oltre il 20%, un andamento tipico delle economie in crisi, come quella greca.

L’azione del Governo non può prescindere da un aumento degli investimenti pubblici destinati ad Università e ad Enti di ricerca, che devono essere messi in condizione di sviluppare le proprie linee di ricerca, dando piena attuazione all’autonomia che è loro riconosciuta per legge;

 - il precariato e il reclutamento.

In Italia ci sono 4,9 ricercatori ogni mille abitanti. Meno della metà della media Ocse (8,2) e molto meno di quanto non accada nei Paesi nostri vicini: Francia (10) e Germania (9).

Per di più, secondo l’OCSE, l’Italia è il paese europeo con la più alta emigrazione di ricercatori nell’ultimo decennio. Pertanto bisogna porre l’attenzione sulla gravità del problema dell’emigrazione qualificata, attuando un piano pluriennale di assunzioni di personale addetto alla ricerca nei settori pubblici, e assicurando il completamento delle stabilizzazioni previste dal D.Lgs.

75/2017. La questione del precariato nella ricerca deve trovare soluzione definitiva;

Per l’Afam i problemi che abbiamo rilevato e le richieste che avanziamo riguardano:

- la valorizzazione del sistema.

Dopo gli Stati Generali Afam, non è stata messa in atto alcuna iniziativa concreta per valorizzare il sistema, che attende da 20 anni il completamento della riforma, l’ampliamento delle dotazioni organiche, ferme al periodo pre-riforma e, come noto, modificabili solo “a costo zero”, la copertura dei posti vacanti, che consentirebbe di chiudere definitivamente la partita del precariato storico, il passaggio dei circa 700 docenti della seconda fascia nella prima fascia;

- la statizzazione di Accademie e Istituti pareggiati.

Continuiamo a batterci per accelerare l’emanazione dei decreti per attivare le procedure per la statizzazione delle Accademie storiche e degli ex Istituti Musicali Pareggiati con la salvaguardia del personale interessato (di ruolo e a tempo determinato);

- la regolarità dei finanziamenti.

È fondamentale che siano regolarizzate le procedure e le tempistiche per l’attribuzione del fondo di Istituto alle istituzioni Afam.

 

La strategia politico-sindacale

A fronte di tutte queste tematiche e della situazione politica, il confronto democratico interno espresso nelle delibere degli organi statutari ha condotto alla scelta di opporre all’immobilismo del Governo un fronte comune sindacale a livello nazionale.

Ciò non ha nulla a che vedere con l’idea di un sindacato unico lanciata nella manifestazione dei Confederali del 1° maggio; è invece un fronte degli iscritti delle sigle sindacali rappresentative e del personale tutto, che persegue obiettivi comuni sulle politiche del lavoro, ma che non tocca l’autonomia e l’indipendenza di pensiero di ciascuna organizzazione sindacale.

Tale fronte unitario ha rifiutato i deludenti esiti degli incontri svoltisi al Ministero del Lavoro e al Miur.

In seguito, sono state decise collegialmente azioni di lotta: da iniziative sul territorio a forme di protesta, culminate nella proclamazione dello sciopero stabilito per il 17 maggio.

Queste azioni di lotta, per le quali ciascuno di noi ha svolto un’opera di sensibilizzazione dei lavoratori, sono state accompagnate da un’intensa attività per coinvolgere l’opinione pubblica (ne è testimonianza la presenza sempre più assidua del nostro sindacato sui social, sulla carta stampata, sui siti d’informazione di settore), e per ricercare alleanze con altri soggetti della società civile e con i sindaci, sulle nostre istanze in tema di lotta al progetto di regionalizzazione.

Questo intenso periodo di lotta è culminato nella convocazione dei sindacati a Palazzo Chigi lo scorso 23 aprile, in cui il Governo, alla vigilia di elezioni politiche europee che potrebbero modificare anche gli equilibri interni della maggioranza, ha dovuto affrontare un’opposizione sindacale forte nella sua unitarietà, e decisamente critica verso l’atteggiamento dell’Esecutivo nei confronti del Pubblico Impiego.

Ne è scaturita un’Intesa controfirmata dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, in cui il Governo ha messo nero su bianco affermazioni di principio, come il riconoscimento del ruolo del Comparto “Istruzione e Ricerca” e del personale, e ha assunto precisi impegni:

per la Scuola

1) Rinnovo contrattuale (intensificazione del lavoro per il riordinamento professionale, recupero del potere d’acquisto, avvicinamento alla media dei livelli salariali di altri Paesi europei, impegno a reperire ulteriori risorse finanziarie da destinare specificatamente al personale scolastico in occasione della Legge di bilancio per il 2020).

2) Precariato (semplificazione delle modalità d’immissione in ruolo del personale docente con pregressa esperienza di servizio pari ad almeno 36 mesi e, in via transitoria, impegno a prevedere percorsi abilitanti e selettivi riservati).

3) Mobilità professionale del personale ATA.

Per l’Università, l’AFAM e la Ricerca

1) Flessibilità nella determinazione e nell’utilizzo dei fondi per il salario accessorio.

2) Incremento del reclutamento del personale che svolge attività di ricerca e di didattica.

3) Statizzazione degli Istituti musicali pareggiati e delle Accademie di belle arti non statali.

Nell’Intesa del 24 aprile c’è poi un passaggio importante che impegna il Governo sull’autonomia differenziata e che consiste in due punti: mantenimento dell’unità e dell’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme e assicurando uno status giuridico di tutto il personale regolato dal CCNL; tutela della unitarietà degli ordinamenti statali, dei curricoli e del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome.

La valutazione politica dell’Intesa

Tengo subito a precisare che da quando sono state avviate azioni unitarie, ed in particolare nel corso della trattativa che ha condotto all’Intesa del 24 aprile, lo Snals Confsal ha svolto un’opera di mediazione costante sia all’interno del fronte sindacale, sia tra l’Amministrazione, il Parlamento e le OO.SS., compattando posizioni anche distanti e agendo in molte occasioni come un vero e proprio ago della bilancia.

Abbiamo un’apertura di credito, frutto della qualità della nostra politica sindacale, che utilizzeremo per sorvegliare le fasi si applicazione degli impegni sottoscritti nell’Intesa del 24 aprile.

Perché è chiaro che la lotta sindacale che ha condotto all’Intesa e alla conseguente sospensione dello sciopero ha escluso la possibilità di accontentarsi di vaghe promesse.

Ora si riparte da accordi sottoscritti di cui esigeremo il rispetto, punto per punto. Il Governo sbaglierebbe a pensare di aver guadagnato tempo. Gli impegni che ha assunto, firmando l’Intesa, vanno mantenuti nel metodo e nel merito delle questioni.

È un segnale incoraggiante l’avvio del primo dei tavoli tematici presso il Miur previsti nell’Intesa, quello sul precariato, e la convocazione di quelli sul contratto e sull’università, ricerca e afam.  

Per quanto riguarda il precariato, il primo incontro è servito a gettare le basi per un confronto più approfondito.

Il tema affrontato prioritariamente è stato quello dei docenti precari con 36 mesi di servizio prestato, per i quali il Miur avrebbe voluto una prova preselettiva.

Lo Snals è stato fermo sulla richiesta di eliminare tale prova, prevedendo una percentuale maggiore di posti riservati nel prossimo concorso ordinario. Abbiamo richiesto anche una fase transitoria, nella quale sia attivato un percorso abilitante speciale per l’immissione in ruolo.

Nei prossimi incontri porremo con determinazione le questioni riguardanti altre categorie di precariato: dal personale che ha superato il concorso nel 2016, inserito in graduatoria ma ancora in attesa di essere immesso in ruolo, a coloro che hanno svolto il percorso abilitante PAS, dai docenti FIT 2018/2019, ai docenti di ruolo, i cosiddetti “ingabbiati”, per i quali è necessario prevedere un’abilitazione riservata per poter svolgere il proprio lavoro in altre classi di concorso.

Analogamente, dovrà essere approfondito il tema, posto nell’incontro d’avvio, della valorizzazione del personale ATA, affrontando soprattutto la questione della mobilità professionale in relazione anche alla situazione degli assistenti amministrativi facenti funzione di DSGA.

In ogni caso, lo Snals resta impegnato a monitorare tempi e modi del confronto, non accetterà lungaggini burocratiche e rinvii pretestuosi dell’attivazione degli altri tavoli tematici e di settore previsti.

Vorrei riferire anche del contributo che lo Snals Confsal sta dando all’attività parlamentare: siamo stati in audizione in Commissione su alcuni provvedimenti in corso di approvazione, in particolare sulla proposta di legge relativa alla formazione delle classi e su quella relativa all’insegnamento di educazione civica e costituzione, nonché sul DPR per il reclutamento del personale dell’Afam. Stiamo seguendo attentamente l’iter parlamentare per verificare in che misura saranno accolte le nostre proposte.

 

Lo Snals nel primo maggio della Confsal

Le nostre rivendicazioni, le nostre proposte e la nostra capacità di mobilitazione le abbiamo portate nella seconda edizione della Giornata del Lavoro organizzata dalla Confsal il 1° maggio.

La presenza dello Snals a Napoli ha testimoniato tutto il nostro impegno e la nostra adesione al progetto della Confederazione sul Patto sociale per lo sviluppo, un progetto che mette al centro la persona con l’obiettivo di valorizzare il lavoro, stimolare la crescita economica e far ripartire l’occupazione.

Come ha detto il nostro Segretario Generale, Angelo Margiotta, il Paese si è indebolito in questi dieci anni di crisi, con il raddoppio del tasso di disoccupazione dal 2008, la riduzione del 10% del Pil pro capite e la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni.

Il Governo non ha messo mano a misure adeguate per favorire lo sviluppo, tanto che nel cosiddetto “decreto crescita” non c’è nemmeno l’1 per mille del Pil.

E invece abbiamo urgente bisogno di misure concrete per il Paese e, in particolare, per la categoria che rappresentiamo e che non possiamo deludere con un atteggiamento acquiescente che diventerebbe complice dell’inconcludenza della politica.

Ecco perché, sul palco del 1° Maggio, ho parlato dell’Intesa sul nostro Comparto, per noi vero banco di prova delle intenzioni del Governo nei confronti di settori che sono la spina dorsale della crescita nazionale.

 

Le ragioni della Tavola rotonda al termine del Consiglio nazionale

Avviandomi alla conclusione, vorrei annunciare la Tavola rotonda (La scuola tra criticità di sistema e disagi professionali del personale. Le proposte dello Snals-Confsal) che si terrà nella mattina del 16 maggio, al termine dei lavori del Consiglio Nazionale.

Secondo quella che è ormai diventata una consuetudine, anche in occasione di questo Consiglio Nazionale abbiamo scelto un tema di riflessione sul quale confrontarci e, successivamente, prendere posizione.

L’argomento è tra i più urgenti e al centro dell’attenzione mediatica: si tratta delle violenze nelle scuole e del disagio professionale che vive il personale scolastico, questioni che riscuotono grande attenzione sia presso i nostri colleghi, sia presso l’opinione pubblica, ma che necessitano di analisi e interventi specifici, dal punto di vista politico, legislativo e sindacale.

Gli interventi degli esperti e dei rappresentanti delle istituzioni serviranno ad approfondire le questioni nel nostro dibattito interno. Successivamente elaboreremo un documento complessivo con nostre proposte autonome e iniziative mirate.

Un ringraziamento particolare va alla Segreteria Provinciale di Treviso, che ci ospita, e che ha curato l’organizzazione scientifica e tecnica della Tavola rotonda.

A questo punto non mi resta che ringraziare voi tutti per l’attenzione prestatami e lascio la parola a voi, Consiglieri e Segretari, certa che anche in occasione di questo Consiglio Nazionale il dibattito sarà ricco di spunti di riflessione e utile a elaborare nuove proposte.

Elvira Serafini
Segretario Generale SNALS

Scadenze di: giugno 2019