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FORMAZIONE E CONTRATTO A TUTELA DELLA DIGNITÀ DELLA CATEGORIA. Intervento del Segretario Generale SNALS-Confsal Elvira Serafini - Video

La decisione così impegnativa, per il presente e per il futuro, di non firmare il CCNL non poteva essere presa senza la partecipazione e il consenso di tutti e di ognuno di voi

Taranto, 12 marzo 2018

FORMAZIONE E CONTRATTO

a tutela della dignità della categoria

INTERVENTO SEGRETARIO GENERALE ELVIRA SERAFINI

Momenti fotografati

 

Care amiche e cari amici dello SNALS-Confsal,

permettetemi di iniziare così il mio intervento in questo Convegno. Un saluto che, però, è idealmente indirizzato a tutta la grande comunità dello Snals.

La decisione così impegnativa, per il presente e per il futuro, di non firmare il CCNL non poteva essere presa senza la partecipazione e il consenso di tutti e di ognuno di voi.

Nelle riunioni degli organi statutari e con i nostri contatti costanti - attraverso mail, messaggi e gruppi whatsapp - siamo riusciti a creare un comune orientamento in condizioni veramente difficili.

Voglio entrare subito nel merito delle ragioni di questa scelta che, per sintesi elencherò per punti e temi, rimandando alle schedee ai documentipubblicati l’approfondimento sulle questioni tecniche.

Il nostro sindacato ha elaborato, e sta ancora producendo, materiali per permettere a ogni iscritto, a tutto il personale, ai colleghi candidati alle RSU di avere ben chiaro - nella mente e nel cuore - i motivi del nostro rifiuto a sottoscrivere il Contratto.

Un Contratto come altri lo hanno confezionato, senza sentire la categoria, ma fatto e siglato con una strategia verticistica e per calcoli politici, estranei alle aspettative e agli interessi delle donne e degli uomini della scuola, dell’Afam, dell’università e della ricerca.

 

Lo Snals ha voluto dire basta a una politica al ribasso che non investe nell’istruzione e nella ricerca.

Avevamo sperato, dopo l’Accordo di Palazzo Vidoni della fine del 2016, che il Governo allora in carica volesse dare un segnale d’inversione di tendenza, fatto di rispetto, considerazione, investimenti. Così non è stato.

Le leggi finanziarie non hanno creato le condizioni economiche per un aumento retributivo adeguato e, nonostante il tempo passato - un anno - tra l’Accordo e l’Atto di indirizzo per il Comparto, non c’è stata la benché minima volontà di emanare quell’intervento legislativo volto a riequilibrare, a favore della contrattazione, il rapporto tra le fonti che disciplinano il lavoro.

Proprio la complessità delle sezioni entro il nostro Comparto avrebbe richiesto una maggiore attenzione e specifici interventi. Si è proceduto, invece, con il criterio di rendere più omogeneo possibile il trattamento in tutto il pubblico impiego, nella parte economica e, soprattutto, nella parte normativa.

Video Intervista rilasciata:

Il rifiuto del metodo

Il primo punto che voglio affrontare è stato il metodo con cui il Governo, tramite l’ARAN, ha condotto l’intera trattativa.

Dopo 10 anni di blocco, abbiamo avuto solo alcuni incontri con testi parziali e molto provvisori sui quali non c’è stata la possibilità di un reale confronto perché è stato, da subito, chiaro che fossero un pretesto per far dichiarare la volontà politica di chiudere il contratto.

I contenuti “veri” evidentemente, però, si trattavano in altre sedi, diverse da quelle deputate.

Questo è stato evidente quando, senza preavviso, l’incontro dell’8 febbraio si è trasformato in una trattativa non stop, quando non ce n‘erano assolutamente le condizioni.

Dopo 10 anni di bloccoquesto rituale di altri tempi non può più essere accettato.

Ne va il rispetto della categoria; ne va il rispetto per i rappresentanti sindacali - liberamente eletti - che non sono lì per giochi politici o partitici ma per difendere gli interessi dei lavoratori; ne va il rispetto dei contenuti e delle condizioni di lavoro che un nuovo contratto deve garantire e migliorare.

Sappiamo – come sindacalisti - che una trattativa è una mediazione tra le parti. Ma non può, però, essere condotta con obiettivi al ribasso.

Non si può trovare un terreno di incontro se sononegati gli obiettivi prioritari posti al centro di ogni nostra azione sindacale, autonoma dello Snals e congiunta con le altre organizzazioni sindacali.

Ci siamo trovati un testo che non abbiamo nemmeno avuto, come Snals, il tempo di leggere approfonditamente.

Dubito che questo possa essere considerata una condotta democratica e rispettosa del ruolo del sindacato. Questa è una condizione che va garantita a tutti i Sindacati rappresentativi.

Le questioni normative

Sulle questioni normative i punti di disaccordo sono numerosi e importanti.

Le schede dello Snals mettono in chiaro: i diritti disattesi per il personale della scuola, i peggioramenti avuti nel rapporto di lavoro, le criticità riguardo alle sanzioni disciplinari, alla mobilità, all’assegnazione di sede, alle premialità, alle attività e al profilo professionale dei docenti e alcuni aspetti controversi per il personale ATA.

Ma anche per le altre sezioni del nostro Comparto, che presentano rilevanti specificità - pensiamo all’università e alle aziende ospedaliere, alle istituzioni e agli enti di ricerca e sperimentazione, all’Afam - con una grande varietà di profili professionali, le condizioni normative sono rimaste invariate o peggiorate.

La questione è di fatto racchiusa nell’articolo 1 comma 10. L’articolo dichiara che, per quanto non espressamente previsto dal CCNL, trovano applicazione le disposizioni dei Contratti dei precedenti comparti di contrattazione e le specifiche norme di settore, in quanto compatibili con le nuove disposizioni e con le norme legislative del d. lgs. n.165/2001, così come modificato dalla legge Brunetta e dalla legge Madia.

Insomma, dopo tanti anni, tante battaglie e azioni di protesta, ci troviamo un testo che rimanda ai precedenti contratti; che rende difficile ai lavoratori la conoscenza delle norme che regolano il loro rapporto di lavoro; che ribadisce, per di più, la piena validità delle norme di legge che hanno sottratto materie alla contrattazione, limitato diritti e ristretto il campo alle relazioni sindacali.

Proprio nell’ambito delle relazioni sindacali, viene introdotto, il confronto che non può essere considerato una forma di partecipazione, è piuttosto una semplice informativa, un’esplicitazione delle posizioni emerse, mentre non viene affermato il diritto all’informativa successiva.

L’esiguità dei vantaggi economici

Certamente l’insoddisfazione è tanta per quanto riguarda gli aumenti economici previsti da questo Contratto, al di sotto del tasso di inflazione.

Siamo ben lontani dal recupero del potere d’acquisto dovuto al blocco dei contratti e non c’è il minimo accenno a quel percorso di riduzione del gap tra le retribuzioni nel settore dell’istruzione e della ricerca in Italia con quelle negli altri Paesi europei della zona euro.

Le tabelle che riportano gli aumenti retributivi per il settore scuola evidenziano le poche decine di euro che al netto arriveranno in busta paga.

Ma lo stesso irrisorio trattamento economico è riservato a tutto il personale del Comparto.

In nessun settore si è proceduto a spostare sullo stipendio tabellare alcune indennità generalizzate, mentre per la scuola la metà del fondo nazionale per il merito verrà assegnata attraverso la contrattazione d’istituto, sempre però secondo quanto previsto dal decreto legislativo Brunetta, dalla Legge Madia e dalla Legge 107/2015.

Una nuova situazione da affrontare

Abbiamo definita sofferta la scelta di non firmare il CCNL e non sarebbe corretto non dare una valutazione sulla nuova situazione da affrontare.

Le ricadute sono a tutti i livelli e anche nelle relazioni personali.

A livello nazionale, a livello regionale e provinciale, ma anche nelle singole sedi di lavoro, tutti noi - con più o meno difficoltà - abbiamo creato rapporti di collaborazione con i rappresentanti delle altre organizzazione sindacali, con i quali abbiamo condiviso in questi anni battaglie e raggiunto anche importanti risultati.

Nei documenti congiunti, nelle assemblee, nelle manifestazioni nazionali e territoriali lo Snals ha, però, sempre tenuto fermi, soprattutto, due aspetti.

Il primo era quello dell’unitarietà dei problemi e degli interessi del personale, non certo quella dei sindacati.

Andare insieme ai tavoli è stata la tattica che abbiamo scelto per dare più forza non solo alla scuola ma anche ai nostri temi più cari: la libertà di insegnamento, l’autonomia, la collegialità, la dignità professionale, l’equiparazione delle retribuzioni a livello europeo, la serietà degli studi, il riconoscimento dell’anzianità di servizio.

Neanche questo è stato facile, ma lo abbiamo fatto fin quando è stato ragionevole e possibile.

A fine gennaio è stato chiaro che non c’erano più queste condizioni. Proprio per quel clima e metodo che ho prima denunciato, all’inizio del mio intervento.

Questo incrinerà rapporti e determinerà nuovi comportamenti. Dovremo distinguerci ancora di più per credibilità e competenza; dovremo interloquire con l’amministrazione in modo diverso perché in modo diverso dovremo conquistarci spazi e visibilità.

Non possiamo negare che sarà un lavoro duro, di approfondimento, di coesione interna, di nuove strategie con nuovi mezzi.

Dobbiamo contare sicuramente sulle nostre idee ed essere sempre più convinti delle nostre ragioni, ma ricordiamoci che anche i numeri saranno molto importanti.

A breve, avremo il rinnovo delle RSU. È chiaro quali sono i nostri prioritari obiettivi: acquisire nuove deleghe, raccogliere le candidature per formare liste in ogni sede di lavoro, portare a votare i nostri iscritti e anche colleghi non iscritti che condividono con noi posizioni e coraggio.

Ne abbiamo tante di ragioni dalla nostra parte!

Dobbiamo ora dimostrare che abbiamo colto il disagio della categoria, che non l’abbiamo tradita e che il nostro non è stato, però, lo sguardo breve del presente.

In questa stagione politica, in cui tante promesse elettorali hanno riguardato noi cittadini, noi lavoratori, noi rappresentanti del personale, deve passare il messaggio che lo Snals non abbandonerà la sua coerenza.

Non abbandonerà, soprattutto, la battaglia a ogni livello di interlocuzione politica nell’intento di far porre al centro delle politiche pubbliche del nostro Paese l’istruzione, la cultura e la ricerca.

L’impegno di tutti noi nel nostro territorio e le risposte che stiamo ottenendo, in termini di formazione delle liste e di accettazione delle candidature, dimostrano che abbiamo colto nel segno. Nella nostra provincia, come in altre, lo Snals sarà presente nel 100% delle scuole.

Ma altrettanto impegno lo stanno mettendo i colleghi delle altre sezioni del Comparto in tutti i luoghi di lavoro perché tutti concorriamo al calcolo della rappresentatività dello Snals.

Per questo è importante raccogliere più voti possibili anche dai colleghi non iscritti, perché ricordiamoci che la partecipazione al voto, ad esempio nell’ambito scuola, è di molto superiore al tasso di sindacalizzazione nella categoria.

La nostra identità, la nostra storia, le nostre battaglie e le nostre proposte devono emergere in tutta la loro forza.

È proprio questo che distingue lo Snals rispetto ad altri sindacati, chi più chi meno, ideologici e solo a parole autonomi.

Lo Snals si distingue anche rispetto a qualsiasi sindacato di base, senza proposta politico-sindacale, e si distingue rispetto a chi strumentalmente cavalca la via giudiziaria per singole questioni e per singoli individui, senza tenere conto del quadro complessivo delle compatibilità e degli interessi - a volte contrapposti - del personale a causa di norme confuse e contraddittorie e per una “cattiva” gestione amministrativa.

La missione di un sindacato consolidato come il nostro è diversa.

Il ruolo che vogliamo giocare è diverso con una strategia che vedrà la nostra organizzazione decisa a far valere in ogni sede, non solo il rifiuto verso metodi antidemocratici, ma anche a presentare proposte concrete.

Le condizioni di operatività dello Snals

Dobbiamo essere chiari con tutti, Segretari provinciali e regionali, terminali associativi, singoli iscritti e con tutti quelli che vogliamo portare con noi in questa partita. Dobbiamo essere preparati su cosa ci si prospetta.

L’Ipotesi di contratto, sottoscritto dai confederali, perché possa diventare operativo e produrre effetti - a cominciare dall'apertura dei tavoli di contrattazione decentrata di livello nazionale e regionale - necessita di alcuni passaggi formali.

L’Aran dovrà inviare l’Ipotesi di contratto, nella sua forma definitiva, alla Funzione Pubblica per la verifica di conformità normativa e successivamente la Corte dei Conti ne valuterà la conformità finanziaria.

Data la complessità delle questioni trattate, normative ed economiche, i tempi tecnici,necessari per la sottoscrizione definitiva e per l’effettiva operatività del Contratto, non saranno brevi.

È, dunque, ovvio che la contrattazione integrativa di tutti i livelli continuerà a vedere a pieno titolo la partecipazione dei rappresentanti dello Snals per tutto il periodo che intercorrerà fino alla sottoscrizione definitiva del Contratto.

La partecipazione alla contrattazione integrativa, è questione fondamentale perché è a livello decentrato che si attuano concretamente i contenuti e le reali condizioni professionali del personale.

Il secondo livello di contrattazione è importante per la scuola, ma è fondamentale in ogni sezione specifica del Comparto, cioè nell’afam, nelle Università e nelle Aziende ospedaliero-universitarie e negli enti di ricerca.

La condizione di non firmatari dell’Ipotesi di Contratto non deve assolutamente limitare la nostra presenza ai tavoli della contrattazione integrativa.

Anche per questo abbiamo chiesto alle Segreterie provinciali di segnalare eventuali casi di esclusione dei rappresentanti territoriali dello Snals dalle contrattazioni d’Istituto per frettolose ed errate interpretazioni nelle scuole.

La Segreteria Nazionale sta approfondendo tutti gli aspetti della questione affinché lo Snals - anche dopo la sottoscrizione definitiva - abbia l’agibilità a essere presente in tutti i livelli della contrattazione integrativa, respingendo letture restrittive dell’articolo 22.

In questo senso, il comunicato che abbiamo pubblicato sul sito è molto esplicito.

Lo Snals possiede i requisiti giuridici della rappresentatività che gli permettono di partecipare alle trattative all’ARAN, di essere compreso tra i soggetti potenzialmente firmatari, di essere titolare di libertà e prerogative sindacali.

Quando ho accennato ai numeri, mi riferisco alla grande scommessa della rappresentatività che - come sapete bene - è calcolata considerando la media tra il dato associativo e il dato elettorale.

Il dato associativo è espresso dalla percentuale delle deleghe rispetto al totale delle deleghe rilasciate nell'ambito considerato; il dato elettorale è espresso dalla percentuale dei voti ottenuti nelle elezioni delle RSU, rispetto al totale dei voti espressi, sempre nello stesso ambito.

Come prima dicevo, il nostro impegno prioritarioinquesto periodo èper il rinnovo delle RSU.

Non è difficile immaginare che questa volta la “macchina” organizzativa degli altri sindacati sarà messa tutta in campo per contrastarci e per esercitare ogni sorta di pressione sui nostri colleghi, nelle scuole e in ogni sede di lavoro.

Confidiamo che i lavoratori siano veramente stanchi di giochi sopra le loro teste, ma che nello stesso tempo credano nel ruolo del sindacato, credano in NOI e vogliano partecipare attivamente alla riconquista del prestigio sociale perduto.

Intanto, però, rimane fermo che proprio in base alla quota proporzionale della nostra rappresentatività continueremo ad avere titolo ai permessi, aspettative e distacchi sindacali, tenuto conto anche della nostra diffusione territoriale e della consistenza delle nostre strutture organizzative.

Questo Convegno, già da tempo programmato, si svolge a ridosso del termine per la presentazione delle liste.

In tutte le provincie si stanno svolgendo, in questo periodo e fino alle votazioni, assemblee territoriali che hannovisto, in molti casi,una circolarità sinergica e solidale di tante professionalità del nostro sindacato, in una collaborazione che ha messo in campo membri della Segreteria generale e della Direzione nazionale.

Le assemblee hanno due obiettivi.

Il primo: spiegare i motivi del nostro rifiuto a firmare un Contratto deludente e penalizzante e il secondo: raccogliere l’adesione convinta a candidarsi e a votare la LISTA SNALS-CONFSAL.

Gli obiettivi di una nuova strategia Snals-Confsal

Con il NO al Contratto abbiamo dato un grande segnale al Governo in carica, che aveva la responsabilità di mantenere gli impegni, e all’intera classe politica.

Ho già detto che il nostro impegno ha un orizzonte più vasto fondato sulla nostra identità di sindacato autonomo, rappresentativo e partecipativo, ma che ha anche obiettivi concreti.

Abbiamo anche un obiettivo di medio-lungo periodo.

Tutto il personale sa bene che questo Contratto vale dal 1 gennaio 2016 al 31 dicembre 2018, sia per la parte giuridica che per la parte economica.

È la stessa legge del pubblico impiego che stabilisce la durata triennale dei Contratti.

Da subito porremo al nuovo Governo la questione del rinnovo del prossimo Contratto affinché, fin nella legge finanziaria per il 2019, vengano destinate adeguate risorse e avviata tempestivamente, entro i termini stabiliti, cioè tre mesi prima della scadenza, l’apertura di una nuova trattativa.

A luglio dovremo essere pronti con analisi e proposte puntuali, così da poter presentare la nostra piattaforma sindacale entro i sei mesi prima della scadenza del Contratto.

Non dobbiamo dare alibi, a qualsiasi governo e a nessuna forza politica, ma dobbiamo dare una risposta coerente al personale che riponefiducia e consenso nello Snals, grazie al nostro rifiuto di accettare metodo e merito di questo Contratto.

Il nostro gesto del 9 febbraio vale per il futuro. Vuole essere, infatti, un messaggio forte al Governo che si formerà e, comunque, vista l’incertezza politica, a tutte le forze parlamentari.

Un messaggio chiaro: il personale del Comparto non solo è deluso e stanco, ma ha la volontà di riprendere in mano il ruolo delle istituzioni dove presta il suo lavoro e dove spende la propria professionalità per il bene del Paese.

Ho ricevuto dal nostro recente Congresso il preciso mandato di non firmare un’ipotesi di contratto qualora i contenuti fossero risultati negativi per il personale.

Ho mantenuto fede a tale mandato perché questo Contratto non tutela interessi e non risponde alle aspettative della categoria.

Ma il mandato del Congresso è stato molto più ampio.

Nella mia relazione congressuale ho affermato che il sindacato non ha un ruolo solamente rivendicativo, sulle sole questioni contrattuali o economiche.

Il sindacato non solo deve dare voce al diffuso disagio sociale e difendere diritti, ma anche deve raccogliere la volontà dei lavoratori di riconquistare credibilità e autorevolezza.

È proprio questa la strada che abbiamo intrapreso.

Abbiamo il dovere di ribadire in ogni modo due concetti forti del nostro sindacato: la scuola come istituzione e il suo fondamentale ruolo sociale.

Stiamo chiedendo, con le nostre azioni, un’assunzione di responsabilità collettiva che inverta la tendenza attuale che sta portando a una vera deriva educativa. Per questo chiediamo che la scuola abbia attorno a sé rispetto e accettazione di regole di comportamento.

Nel Congresso, abbiamo anche ribadito che non si possono solo reclamarediritti, ma che ci sono anche doveri, come quello del rispetto della scuola, l’affermazione della serietà degli studi, l’impegno all’acquisizione di competenze solide e di comportamenti responsabili.

Le scuole, in molte parti del nostro Paese, sono un presidio di legalità, di rispetto e di convivenza civile,ma senza quel riconoscimento sociale che invece meriterebbero.

Lo sanno bene quei nostri colleghi che resistono a gravi pressioni che, a volte, si traducono in vere intimidazioni o gesti di violenza.

A loro abbiamo espresso la nostra solidarietà, ma anche la promessa di un impegno ancora più forte di vicinanza per portare tutto ciò all’attenzione del dibattito pubblico.

Su questi concetti ci siamo ritrovati unanimemente d’accordo al Congresso e, purtroppo, fatti recenti hanno dato ragione al nostro grido di allarme che non deve più rimanere inascoltato.

Sottolineo che le nostre azioni non sono, dunque, solo volte alle giuste rivendicazioni economiche e normative, ma sono anche proposte di politica educativa per il nostro Paese.

Rivendichiamo misure concrete che riportino al centro delle politiche la personae soprattutto le giovani generazioni, affinché sulle loro menti, sul loro comportamento, sul merito individuale, sulle potenzialità di ciascuno, si possa creare la prospettiva di una società fondata sull’equità e la coesione sociale.

Perché attraverso l’innovazione e la ricerca, ci può essere l’individuazione di nuovi settori di investimento dove le materie “prime” sono la cultura, l’invenzione, l’intelligenza e la creatività.

Dobbiamo allora costruire insieme un progetto con una visione di società che abbia il suo fondamento sulla scuola, sull’Alta formazione, sull’Università e sulla Ricerca.

Le risorse destinate a questi settori non possono essere comprese tra quelle che rientrano nella spesa pubblica, ma tra gli investimenti prioritari per lo sviluppo e la competitività del nostro Paese.

Dobbiamo elaborare idee per una nuova visione di Paese e di sistema educativo per riaffermare l’importanza dell’istruzione e della cultura che sono potenti strumenti di sviluppo delle abilità cognitive, emotive e sociali dei giovani e per far riconoscere il ruolo sociale di tutto il sistema dell’istruzione, fondamentale per la formazione e l’inserimento lavorativo.

Ma l’istruzione e la cultura non possono fondarsisu una visione utilitaristica della scuola.

Prima di formare nella scuola dei “tecnici” per i lavori di oggi, dobbiamo educare persone che attraverso i saperi, le conoscenze e la cultura sappiano interpretare il mondo e avere le capacità per acquisire nuove conoscenze e nuove competenze per i lavori di domani.

Visione del futuro, modello di sviluppo della nostra nazione, condizioni del servizio e di funzionamento delle istituzioni educative, valorizzazione del personale, credibilità della funzione docente, fattore retributivo: questi sono tutti aspetti da tenere insieme e su cui bisogna intervenire senza retorica, con coerenza, impegni precisi e fatti concreti.

È proprio questo appello che la grande comunità dello Snals sta lanciando per costruire una nuova alleanza perché è convinta che ipresupposti dello sviluppo siano l’istruzione di qualità, l’innovazione e la ricerca e il lavoro rispettoso della dignità e dei diritti delle persone.

Uniti con la forza delle nostre idee e con il nostro impegno vinceremo questa sfida.

Grazie e buon lavoro a tutti NOI.

Scadenze di: settembre 2018