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LA SCUOLA DICE BASTA, IL GOVERNO RISPETTI LE PROMESSE

La scuola torna in piazza è mobilitazione per contratto, assunzioni e risorse

Dopo mesi di annunci e continui rinvii, mentre questo giornale va in stampa, il Consiglio dei ministri sta per varare il provvedimento legislativo su “La buona scuola”.

La marcia indietro di Renzi sul decreto legge a favore di un disegno di legge è emblematica di un modo di procedere confuso, costellato da divergenze tra Miur ed Esecutivo, da voci incontrollate e spesso contraddittorie che sono circolate in questo periodo sui contenuti del provvedimento legislativo. Tutto ciò non ha fatto altro che alimentare tensioni e preoccupazioni di cui il mondo della scuola e, in particolare il personale precario, non ha certamente bisogno. I precari in attesa di  stabilizzazione sono esasperati: non dovrebbe essere consentito a nessuno di alimentare speranze che poi vengono vanificate.
La progressiva riduzione del numero delle assunzioni promesse - nonostante il chiaro pronunciamento in materia della Corte di giustizia europea – è uno degli esempi eclatanti del rispetto che questo governo, smentendo vergognosamente se stesso, nutre nei confronti della scuola e del suo personale.
Senza contare che la scelta di optare per il disegno di legge, un veicolo normativo più lento, rischia - nonostante le assicurazioni del premier e del ministro Boschi - di far slittare sia il piano di stabilizzazione, sia l’organico funzionale, indispensabile per attuare veramente l’autonomia scolastica.
A questo si aggiunge che la categoria è ormai stanca di essere trattata come l’ultima ruota del carro di un sistema che da decenni ha messo nel mirino i pubblici dipendenti e blocca ingiustamente da sei anni il contratto di lavoro, con gravi ripercussioni sul potere d’acquisto di retribuzioni ben lontane dalla media europea. Un sistema che, per ragioni di cassa, intende eliminare le progressioni stipendiali per anzianità sostituendole con risibili aumenti per merito.
La misura è colma! Per risolvere i problemi della scuola e affrontare i problemi delicati e complessi che l’affliggono, occorre una capacità di confronto che questo Governo ha dimostrato di non avere, mentre l’ assoluta mancanza di coerenza tra gli impegni assunti e i provvedimenti che sta mettendo a punto è un dato di fatto inoppugnabile. Snobbando i sindacati, peraltro, con i quali, invece, sulla base di un dialogo da essi ripetutamente sollecitato, avrebbe potuto costruire percorsi condivisi per migliorare la qualità della scuola e le condizioni di lavoro degli operatori scolastici.
Lo Snals-Confsal rivendica l’avvio di una nuova stagione contrattuale che possa contare su risorse congrue per rivalutare gli stipendi e valorizzare le professionalità, la creazione di un organico funzionale che consenta la stabilizzazione di tutte le diverse tipologie di precari, la fine dell’ ingiustificata e inaccettabile sottovalutazione del personale ATA, un piano di investimenti per la scuola che avvicini l’Italia ai livelli di spesa per l’istruzione degli altri paesi europei, l’emanazione di provvedimenti a favore della scuola e del suo personale che prevedano una drastica riduzione dei troppi adempimenti burocratici che gravano sul lavoro.
Il sindacato non accetterà interventi che, fuori dalla legittima procedura contrattuale, intervengano sulla parte normativa, in particolare su retribuzioni, obblighi di servizio, progressioni di carriera e  stato giuridico del personale.
La scuola, dal canto suo, non  intende subire passivamente i diktat governativi. Lo ha già  dimostrato sia con le oltre 300 mila firme raccolte nei luoghi di lavoro e depositate a Palazzo Chigi   per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro e il mantenimento degli scatti stipendiali, sia con l’alta adesione allo sciopero del 1° dicembre dello scorso anno. Lo avevamo preannunciato: senza contratto nessuna buona scuola.
Lo Snals-Confsal resta fermo su questa posizione, ribadita dal Consiglio Nazionale dello scorso gennaio. E, unitamente agli altri sindacati rappresentativi, a sostegno delle suddette rivendicazioni, ha proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale della scuola e avvia una fase di mobilitazione che, a partire da iniziative che verranno attivate nei territori dal 20 marzo, culminerà con una grande manifestazione nazionale a Roma il prossimo 18 aprile. 


Invito, pertanto, tutti i colleghi a partecipare compatti alle iniziative programmate per sostenere le ragioni della protesta, rivendicare l’apertura del confronto sul rinnovo contrattuale e un progetto
credibile di cambiamento della scuola italiana, sostenuto da un’urgente politica di investimenti.

Marco Paolo Nigi
Segretario generale dello Snals-Confsal

Scadenze di: luglio 2019