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Alla scuola serve un piano organico

Nigi al ministro Giannini: le politiche del personale al centro dell’agenda di governo

Nella prima conferenza stampa dopo la fiducia al Governo il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha lanciato un  corposo pacchetto di interventi che l’esecutivo intende porre in essere su lavoro, fisco e riforme strutturali per rilanciare  la crescita.

Non intendiamo entrare nel merito della fattibilità di tali provvedimenti e non sarebbe questa la sede opportuna. Ci limitiamo a considerare che la bocciatura di Bruxelles, che ha lanciato un nuovo richiamo all’Italia per “squilibri eccessivi” su debito e competitività, mettendo il nostro paese sotto monitoraggio, non induce a condividere l’ottimismo del nuovo esecutivo sulla possibilità per il nostro Paese, almeno nell’immediato, di cambiare rotta. I vincoli europei da rispettare  costituiscono un pesante freno alle ambiziose riforme che il Governo vorrebbe realizzare e riuscire a coniugare entrambiper far decollare la ripresa, è impresa  ardua. Nonostante la cancelliera Merkel abbia “promosso” Renzi sul piano di riforme strutturali presentato a Berlino, l’UE si è mostrata inflessibile sul rispetto degli impegni in materia di conti pubblici, tra i quali quello del parametro deficit/pil al 3%.

Per evitare la procedura di infrazione, è previsto un piano di interventi di spending review in cui, al primo posto ci sono i  tagli alla spesa pubblica con la previsione di 85mila esuberi nelle pubbliche amministrazioni e il blocco totale del turn  over.

Rispunta così - per la verità mai morta - la vecchia logica dei tagli lineari che continua a sacrificare sull’altare del   isanamento  pubblico un settore già fortemente penalizzato negli ultimi anni, nonché il welfare e i risparmi delle famiglie.

Per quanto riguarda la scuola, pur apprezzando il fatto che per la prima volta è entrata a Palazzo Chigi tra le priorità di intervento, non possiamo fare a meno di sottolineare che ci saremmo aspettati un progetto organico, oltre gli interventi  previsti per l’edilizia scolastica. Come sindacato ci siamo sempre battuti perché fosse posta in primo piano l’incolumità di studenti e operatori, assicurando loro idonee condizioni ambientali di igiene e sicurezza, e abbiamo chiesto in tutte le  sedi che venissero effettuati interventi strutturali agli edifici nella quasi totalità fatiscenti. Ma l’impegnativa promessa di restituire centralità alla scuola non può esaurirsi nelle previste, seppur prioritarie, misure per l’edilizia scolastica. La riforma strutturale che la scuola attende da tempo è incentrata su concreti investimenti nell’istruzione, puntando sulla qualità del sistema attraverso nuove politiche del personale, basate su organici funzionali stabili e su retribuzioni a livello dei maggiori Paesi dell’Eurozona. L’istruzione non più come “costo”, ma come “investimento”: questa è la rivoluzione culturale che metterebbe la scuola al centro della società civile e imprimerebbe all’Italia la svolta auspicata. Se all’istruzione italiana non si destina una percentuale del pil  ben superiore all’attuale misero 3,5%, a fronte della media OCSE del 5,7%, se i risparmi frutto dei tagli non sono reinvestiti nel settore per qualificarlo, ma vengono depistati, ancora una volta per sanare i conti pubblici, non ci sarà sviluppo, né competitività con gli altri sistemi educativi. Se non si rinnova il contratto di lavoro, scaduto ormai da sette anni, l’obiettivo renziano di “cambiare verso all’Italia, partendo dagli  insegnanti”, è destinato a rimanere sulla carta. Pur consapevoli della critica situazione economica italiana, dopo le promesse ci aspettiamo fatti concreti che restituiscano fiducia agli insegnanti e a tutto il mondo della scuola e  riconoscimento sociale per un lavoro di grande complessità che richiede funzioni e competenze differenziate,capaci di soddisfare le nuove esigenze formative  dei giovani del terzo millennio.

Da parte nostra, dopo essere riusciti a recuperare scatti di anzianità e posizioni economiche per il personale ATA, pur in una fase particolarmente difficile, abbiamo enucleato alcune proposte/richieste prioritarie in un documento  programmatico che sottoponiamo all’attenzione del ministro dell’istruzione Giannini e sul quale auspichiamo un libero e costruttivo confronto.

È il nostro contributo per il bene della scuola, delle giovani generazioni e di tutta la società civile.

 

Marco Paolo Nigi

Segretario generale dello Snals-Confsal

Scadenze di: giugno 2019