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"Sui prof un'altalena di tagli e ripensamenti". Su IL SOLE 24 ORE riferimento allo studio SNALS-Confsal sul precariato scolastico

Sul tema interviene anche il sindacato Snals-Confsal, con uno studio che vuole mettere in luce un paradosso economico prodotto dall'eterno precariato scolastico.

 

IL SOLE 24 ORE - 06/01/2014

Ne IL SOLE 24 ORE di oggi è pubblicato un interessante articolo di Gianni Trovati dal titolo “Sui prof un’altalena di tagli e ripensamenti” incentrato sul groviglio normativo nel settore del pubblico impiego - e in particolare del Comparto Scuola - che ha creato, dal 2010 (blocco delle buste paga) ad oggi, e fino al 2015, un’altalenante situazione di tagli e ripensamenti.

Il giornalista, ricollegandosi all’articolo pubblicato dal CORRIERE DELLA SERA lo scorso 30/12, riporta la “Denuncia dello Snals. Per il pagamento dell’Aspi i docenti precari hanno un costo superiore rispetto ai colleghi neoassunti a tempo indeterminato”.

Trascriviamo, di seguito, l’articolo:

 

 

Il groviglio normativo. Dal 2010 blocco delle buste paga per il pubblico impiego e poi via libera agli aumenti per il settore della scuola

SUI PROF UN’ALTALENA DI TAGLI E RIPENSAMENTI

LA DENUNCIA DELLO SNALS
Per il pagamento dell’Aspi i docenti precari hanno un costo superiore rispetto ai colleghi neoassunti a tempo indeterminato

di Gianni Trovati

Un taglio di 150 euro e, una riga sotto, il rimborso della stessa somma. Anche nella forma scelta per risolverlo, il pasticcio sugli scatti di anzianità degli insegnanti denuncia in modo chiaro il groviglio normativo da cui è nato: in un’altalena di tagli e ripensamenti successivi che accompagna gli insegnanti da quasi quattro anni, cioè da quando la crisi di finanza pubblica ha portato l’allora Governo Berlusconi a congelare le buste paga di tutto il pubblico impiego con il decreto 78 del 31 maggio 2010. Il blocco era previsto per il 2010-2012, ed è poi stato prorogato, nel 2013 anche in ritardo e in modo retroattivo, complicando un quadro che per gli insegnanti è stato bizantino fin dall’inizio.

Fin dal 2010, infatti, mentre votava lo stop per tutti gli stipendi pubblici, la politica si "pentiva" pensando alla scuola, e approvava un altro comma (articolo 8, comma 14 del decreto 78/2010) che reintroduceva la possibilità di muovere la busta paga di insegnanti e personale tecnico, già piatta per natura, utilizzando prima di tutto le risorse risparmiate con il taglio alle cattedre votato due anni prima, nella manovra estiva del 2008.

Fin da subito, insomma, si è innestato il movimento che prima toglie e poi prova a ridare ai professori e agli assistenti amministrativi quanto è stato appena tolto, con un calendario intricato che è alla base del caos scoppiato negli ultimi due giorni.

Gli scatti del 2010, infatti, sono arrivati con un decreto ministeriale del 14 gennaio 2011, quelli del 2011 sono stati riconosciuti con l’intesa siglata all’Aran il 13 marzo 2012, con un allungamento progressivo dei tempi.

In questo meccanismo è nata quella «inerzia amministrativa» citata ieri dal ministro dell’Università Maria Chiara Carrozza. Gli scatti sono stati prima riconosciuti anche quando non c’era una copertura normativa, e poi richiesti indietro in base al Dpr di novembre: il tutto mentre all’Aran è sotto esame l’atto d’indirizzo per gli scatti 2012, cioè proprio una parte di quelli "contestati", con il risultato che una parte delle somme chieste dal ministero dell’Economia sarebbero poi potute ritornare agli insegnanti una volta approvato anche quest’atto: una via vai inestricabile, figlio di soluzioni di compromesso che si sono stratificate senza decidere mai di escludere tout court il personale della scuola dal blocco degli scatti, con una scelta lineare che avrebbe evitato il pasticcio.

Le girandole sugli scatti influiscono indirettamente anche sulla ricostruzione della carriera dei precari, un versante sul quale pesa anche un lungo contenzioso con l’Europa, precedente alle ultime pronunce della Corte di Giustizia (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).

Sul tema interviene anche il sindacato Snals-Confsal, con uno studio che vuole mettere in luce un paradosso economico prodotto dall’eterno precariato scolastico.

Per il finanziamento dell’Aspi introdotta dalla riforma Fornero, che chiede all’amministrazione di versare l’1,61% della retribuzione lorda del docente a tempo determinato, i precari hanno per il periodo in cui lavorano un costo superiore al loro collega neoassunto a tempo indeterminato, nell’organico di diritto. Calcolando 100mila precari (90mila professori e 10mila assistenti), l’Aspi del personale precario secondo il sindacato costerebbe allo Stato 264,2 milioni di euro.

 

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