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03-02-2006 - Corte dei Conti

Argomenti trattati: Corte dei Conti,
Sentenza 3 febbraio 2006, n. 68
diritto alla riliquidazione della pensione

REPUBBLICA ITALIANA sent

sent. 68/06

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZ. III GIURISDIZIONALE CENTRALE D'APPELLO

 

composta dai signori magistrati :

 

Dott. Silvio AULISI

Presidente

Dott. Giorgio CAPONE

Consigliere

Dott. Enzo ROTOLO

Consigliere rel. est.

Dott. Luciano CALAMARO

Consigliere

Dott. Eugenio Francesco SCHLITZER

Consigliere

 

ha pronunciato la seguente

 

SENTENZA

 

nel giudizio d'appello in materia pensionistica - iscritto al n.21416 del registro di segreteria –

 

ad istanza

 

dell'Inpdap, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Maria Ravano Marini ed elettivamente domiciliato presso la sede dell'ufficio legale dello stesso istituto, in Roma, via C. Beccarla n. 29,

 

avverso

 

la sentenza n. 477/2004 del 29.3.2004  pronunciata dalla Sezione giurisdizionale regionale per la Lombardia  e

 

nei confronti

 

di Concetta Di Marco, residente in Milano, via A. Litta Modignani n.5.

Visto l'atto d'appello;

Esaminati tutti gli altri documenti di causa;

Udita, alla pubblica udienza del giorno 20.1.2006, la relazione del Consigliere dott. Enzo Rotolo ed udito, altresì, nell'interesse dell'Inpdap, l'avv. Ravano Marini; non costituita la parte appellata.

Ritenuto in

 

FATTO

 

Con l'impugnata sentenza la Sezione giurisdizionale per la Lombardia, in accoglimento di un ricorso proposto da Concetta Di Marco, ha riconosciuto alla predetta il diritto alla riliquidazione della pensione con i benefici che il CCNL 96-97 del comparto scuola attribuiva a decorrere dal 1.7.'97 e con l'applicazione degli aumenti perequativi fissati dal d.m. 20 novembre '97 per l'anno '97, oltre interessi e rivalutazione monetaria secondo precisate modalità di computo.

Avverso tale pronuncia l'Inpdap, rappresentato e difeso dall'avv. Maria Ravano Marini, ha interposto appello contestando il riconosciuto cumulo dei benefici contrattuali (estesi al personale cessato dal servizio nell'arco di vigenza del contratto) con quelli del meccanismo perequativo introdotto dal d. lg.vo n. 503/92.

Rileva l'istituto appellante l'evidente situazione di ingiustizia sostanziale che, con la soppressione del vecchio meccanismo di aggiornamento (ancorata all'inclusione dell'indennità integrativa speciale nella base pensionabile), si sarebbe verificata qualora ai destinatari dell'accordo fosse stato corrisposto dal 1 luglio 97, in sostituzione dell'importo in pagamento - già comprensivo della perequazione automatica - quello, di importo inferiore, della sola voce pensione riliquidata. Situazione, questa, che secondo l'appellante avrebbe correttamente ispirato le direttive contenute nella Circ. n. 756/97, avente una chiara funzione esplicativa e non innovativa, con la quale è stato disposto che, a decorrere dalla indicata data del 1 luglio ‘97, spetta il trattamento più favorevole tra l'importo della pensione originaria perequata e quella riliquidata con i benefici contrattuali.

Chiede pertanto la riforma della sentenza impugnata.

All'odierna pubblica udienza l'avv. Ravano Marini si è riportato agli scritti concludendo per l'accoglimento del proposto gravame.

Quindi la causa è stata trattenuta in decisione.

Considerato in

 

DIRITTO

 

L'appello è fondato.

La pretesa dell'Inpdap è invero sorretta dal condivisibile criterio interpretativo suggerito a suo tempo dal Ministero del Tesoro con apposita circolare in base alla quale deve effettivamente considerarsi erronea l'affermazione del primo giudice circa l'asserita cumulabilità dei benefici contrattuali e degli aumenti perequativi, data la loro diversa funzione.

La dinamica incrementativa delle pensioni, infatti, a ben vedere ha innegabilmente risentito, almeno in relazione alle pensioni concesse nel periodo di vigenza contrattuale 96-97, degli effetti derivati, a decorrere dal 2.1.'95, dalla inclusione, normativamente disposta dalla L.23.12.94 n. 724 (art.15, comma 3), dell'indennità integrativa speciale nella base pensionabile.

Tale inclusione, invero, ha comportato il venir meno del precedente meccanismo perequativo per effetto del quale i nuovi importi di pensione dovuti per rinnovi contrattuali dovevano essere attribuiti in sostituzione di quelli in godimento, già comprensivi degli aumenti perequativi concessi; ma con ciò si sarebbe determinata una situazione di sostanziale ingiustizia, in sede di applicazione dei provvedimenti di riliquidazione emessi in attuazione degli accordi contrattuali recanti miglioramenti economici per il 96-97, nei confronti dei relativi destinatari, giacchè la sola voce pensione riliquidata avrebbe praticamente soppresso l'accordato beneficio perequativo.

È per questo che, per ovvie esigenze di ripristino di una reale parità di trattamento, la circolare ministeriale è stata formulata nel senso non di conferire incrementi risultanti dalla sommatoria dei benefici contrattuali e dei benefici perequativi, come preteso dall'originaria ricorrente e riconosciuto dal giudice di prime cure, ma di attribuire il trattamento più favorevole tra l'importo della pensione originaria perequata e quello della pensione riliquidata con i benefici contrattuali, secondo una visione più razionale dell'intero sistema.

Ne segue che deve considerarsi erroneo il riconosciuto cumulo dei benefici in questione, come del resto è già stato rilevato, in fattispecie analoghe, da questa Corte.

L'appello pertanto deve essere accolto con conseguente riforma della sentenza impugnata.

Le spese possono tuttavia essere compensate.

 

P.Q.M.

 

disattesa ogni contraria eccezione e deduzione, accoglie l'appello in epigrafe e riforma l'impugnata sentenza.

Compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del 20.1.2006.

 

Il Consigliere estensore

Il Presidente

f.to Enzo Rotolo

f.to Silvio Aulisi

 

Depositata nella segreteria della Sezione il 3 febbraio 2006.

 

 

IL DIRIGENTE

f.to Antonio Di Virgilio

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