Via alla riforma scuola superiore
di A.T.
da La Tecnica Della Scuola
La riforma dei percorsi di istruzione secondaria di II grado ha ricevuto il via
libera definitivo da parte del Governo e partirà dal prossimo anno scolastico
2010/2011 nelle sole prime classi. Sei i percorsi liceali; due settori (con
complessivi 11 indirizzi) per gli istituti tecnici; altrettanti settori, con
complessivi 6 indirizzi, per i professionali. Giudizi negativi da Consulta degli
studenti e associazioni.
Nella mattinata del 4 febbraio il Consiglio dei Ministri ha dato l’ok
all’avvio della riforma della scuola di istruzione secondaria di II grado,
approvando i regolamenti recanti norme per il riordino dei licei, degli istituti
tecnici e degli istituti professionali.
Messe da parte le sperimentazioni e i progetti assistiti, i licei saranno sei.
Nel liceo classico, introdotto l’insegnamento di una lingua straniera per
l’intero quinquennio e potenziata l’area scientifica e matematica.
Nel liceo scientifico, la nuova opzione delle “scienze applicate” raccoglie
l’eredità della sperimentazione “scientifico-tecnologica”.
Il liceo artistico, articolato in prima lettura in tre indirizzi, ne avrà
invece 6 distinti (arti figurative; architettura e ambiente; audiovisivo e
multimedia; design; grafica; scenografia), “anche per facilitare la confluenza
degli attuali istituti d’arte e garantire la continuità ad alcuni percorsi di
eccellenza”.
Il liceo delle scienze umane sostituisce il liceo sociopsicopedagogico; rispetto
alla prima lettura, sono state potenziate le materie di indirizzo e potrà
essere attivata una opzione “economico-sociale” in cui saranno approfonditi
i nessi e le interazioni fra le scienze giuridiche, economiche, sociali e
storiche.
Da percorso sperimentale inserito in altri contesti scolastici, il linguistico
diventa un liceo autonomo e prevede l’insegnamento di tre lingue straniere sin
dal primo anno; dal terzo anno, un insegnamento non linguistico sarà impartito
in lingua straniera (nel quarto anno la novità sarà estesa ad un secondo
insegnamento).
Peraltro, l’insegnamento nel quinto anno di una disciplina non linguistica in
lingua straniera riguarderà tutti i percorsi liceali.
Altra novità è rappresentata dal liceo musicale e coreutico, articolato in due
sezioni (musicale e coreutica; inizialmente saranno istituite 40 sezioni
musicali e 10 coreutiche e potranno essere attivate in convenzione con i
conservatori e le accademie di danza per le materie di loro competenza).
I nuovi istituti tecnici si divideranno in due settori: economico e tecnologico.
Il primo riguarda due indirizzi: amministrativo, finanza e marketing; turismo.
Il settore tecnologico, invece, è articolato in nove indirizzi: meccanica,
meccatronica ed energia; trasporti e logistica; elettronica ed elettrotecnica;
informatica e telecomunicazioni; grafica e comunicazione; chimica, materiali e
biotecnologie; sistema moda; agraria, agroalimentare e agroindustria;
costruzioni, ambiente e territorio.
Gli istituti professionali sono suddivisi in 2 macrosettori (servizi; industria
e artigianato), a loro volta articolati in sei indirizzi.
In particolare, al settore dei servizi corrispondono questi indirizzi: per
l'agricoltura e lo sviluppo rurale; socio-sanitari; per l'enogastronomia e
l'ospitalità alberghiera; commerciali.
Per il settore industria e artigianato, questi gli indirizzi: per la
manutenzione e l'assistenza tecnica; produzioni artigianali e industriali.
Immediate le prese di posizione di alcune rappresentanze studentesche.
L’Unione degli studenti commenta: “la riforma delle scuole superiori ci
lascia profondamente insoddisfatti, l'unica strategia del Governo è quella dei
tagli, non vediamo progetti educativi dietro questo riordino. Se da una parte
una riorganizzazione degli indirizzi era necessaria, dall'altra il taglio
indiscriminato di ore in tutte o quasi le classi non è la risposta per
riqualificare la scuola italiana. Come richiesto a granvoce anche dall'Uds, la
riforma partirà solo dalle prime classi, anche se il taglio al quadro orario
riguarderà anche le altre classi e l'impianto generale rimane lo stesso. Non è
previsto nessun intervento significativo per rendere più unitario il biennio
iniziale in cui assolvere l'obbligo di istruzione, con il risultato di
differenziare sin da subito i licei dall'istruzione tecnica e professionale”.
A sua volta, il Consiglio nazionale dei presidenti delle Consulte studentesche,
l'assemblea che riunisce i 107 presidenti che rappresentano gli studenti delle
province italiane, ha bocciato (con 56 voti contro 36) un documento che
approvava le politiche ministeriali sulla scuola e il riordino delle superiori,
chiedendo invece “più investimenti per le nostre scuole e non tagli
indiscriminati".
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| RIFORMA
SUPERIORI Non
sono stati ancora emanati atti ufficiali a seguito dell’approvazione
relativi ai testi dei regolamenti, agli allegati e ai quadri orari. |
|
Il
Consiglio dei Ministri, nella seduta n. 81, del 4 febbraio 2010, ha
approvato in via definitiva gli schemi di decreto di regolamento del
secondo ciclo. Non
sono stati emanati atti ufficiali a seguito dell’approvazione relativi
ai testi dei regolamenti, agli allegati e ai quadri orari. E’
realistico prevedere che tali documenti saranno resi disponibili nella
giornata di lunedì. Trascriviamo
il comunicato stampa rilasciato dal Segretario Generale al termine della
seduta: RIFORMA
DELLA SCUOLA SUPERIORE Roma,
4 febbraio - Lo
Snals-Confsal - apprese le modifiche al testo conosciuto di riforma degli
ordinamenti del II ciclo scolastico e che rispondono a istanze del
sindacato e del parlamento - ritiene però inaccettabile la mancata
previsione di una “vera” fase transitoria. Questa fase, mentre
garantisce agli allievi dei percorsi liceali la continuità educativa
secondo gli attuali ordinamenti, non fa altrettanto nei confronti degli
studenti degli istituti tecnici e professionali che, formalmente,
proseguono i vecchi ordinamenti, ma su quantità orarie ridotte. In
particolare, vi sarà una forte
penalizzazione delle materie professionalizzanti, ridotte fino a 4 ore
settimanali nei trienni degli istituti tecnici, con grave danno agli
allievi, alla serietà e alla qualità degli studi e, di riflesso,
all’intero Paese. “Lo
Snals-Confsal afferma che questa riforma non può avviarsi rispondendo
alla mera logica dei tagli ma deve garantire l’indispensabile gradualità
di avvio, partendo, come previsto, solo dalle prime classi ma
lasciando invariati gli ordinamenti attuali con i rispettivi quadri orari
per le classi successive”. Lo ha dichiarato il segretario generale, Marco
Paolo Nigi, che ha aggiunto: “Se non si introdurranno correttivi, lo
Snals-Confsal sarà costretto ad assumere forti iniziative”. Snals-Venezia |
"Epocale" è stato l'aggettivo scelto da Mariastella Gelmini per definire la riforma dell'istruzione secondaria superiore varata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri, al termine di una settimana di intensissima attività degli uffici del Ministero, impegnati al massimo nello sforzo di recepire le modifiche tecniche (meglio: tecnico-politiche) chieste dal Consiglio di Stato e quelle politiche (meglio: politico-tecniche) proposte dalle Commissioni parlamentari.
Aggettivo appropriato? Da parte dei fautori della riforma e della maggioranza politica che l'ha sostenuta vengono indicate le ragioni del sì. La principale è quella - già proposta peraltro da Luigi Berlinguer dopo l'approvazione della legge n. 30/2000 sul riordino dei cicli - che fa riferimento al carattere globale del provvedimento: è la prima volta, dopo le riforme Gentile e successori degli anni venti dello scorso secolo, che tutta l'istruzione secondaria superiore viene complessivamente riorganizzata, sia pure a seguito e nel contesto di una legge-madre di carattere finanziario.
Tutti i precedenti tentativi o erano falliti (si ricordano le quattro leggi di riforma approvate da uno solo dei due rami del Parlamento nel 1978, 1982, 1985, 1993) o si erano risolti in una marea di sperimentazioni, a volte promosse e a volte subite dalla Amministrazione centrale, senza un disegno organico: un segno di potenza burocratica (tutto passava attraverso le Direzioni generali) e di impotenza riformatrice (perché comunque le sperimentazioni dovevano fare riferimento alle norme vigenti, invariate da decenni).
Il "contenitore" ora è finalmente cambiato, come osserva Paolo Ferratini, del gruppo del "Mulino" e membro della "cabina di regia" per la riforma dei licei, e da questo punto di vista si può certamente parlare di "svolta epocale". Ma il successo della riforma dipenderà dai contenuti: "una cosa è cambiare l'impianto e un'altra cosa cambiare la testa dei professori e il modo di fare scuola", come osserva Ferratini nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera il 6 febbraio, a riforma approvata.
"Qui di epocale c'è solo il taglio dei finanziamenti alla scuola pubblica", è stato invece il commento a caldo del segretario del PD Pierluigi Bersani, un taglio che "ci allontana dall'Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese".
Un giudizio particolarmente duro da parte del leader del PD, che da ministro del governo Prodi promosse il rilancio su basi autonome dell'istruzione tecnica e professionale, che la riforma Moratti aveva licealizzato: una misura avallata e portata a compimento dall'attuale ministro Gelmini, e che sembrava aver stabilito un minimo terreno di dialogo tra gli schieramenti.
In un certo senso, limitatamente alla questione dei tagli (del bilancio, degli organici), il giudizio di Bersani è corretto: è la prima volta nella storia della scuola italiana che si verifica una così consistente, "epocale" riduzione delle risorse finanziarie e umane destinate al sistema pubblico di istruzione, che erano sempre andate crescendo con tutti i governi.
La stessa valutazione di "epocalità" si può dare anche per la riforma? Difficile dire: dipenderà dalla sua attuazione e dai risultati che raggiungerà nel medio-lungo periodo. Stando ai soli ordinamenti, sarebbero state più "epocali" le riforme di Berlinguer (primo ciclo di 7 anni, modello panlicealista) o quella iniziale della Moratti (secondo ciclo di 4 anni, due canali di pari dignità). In fondo la riforma Gelmini torna alla classica tripartizione dell'istruzione secondaria superiore italiana nelle aree liceale, tecnica e professionale, assegnando a quest'ultima una funzione sussidiaria e complementare rispetto al sistema regionale di istruzione e formazione professionale.
Molto, quasi tutto, dipenderà dalla qualità degli insegnanti, dalla chiara definizione degli obiettivi di apprendimento (al di là degli sterminati elenchi di "competenze"), dall'efficacia dei sistemi di valutazione e della valutazione di sistema. E dalla disponibilità di risorse fresche da destinare per intero all'innovazione e al miglioramento dei livelli di apprendimento degli alunni.
Non erano poche le modifiche chieste dal Consiglio di Stato e quelle proposte dalle commissioni Cultura di Camera e Senato, alcune delle quali in forma di "condizioni" per il parere favorevole, tanto da rendere credibile il rinvio della approvazione dei regolamenti di almeno un'altra settimana.
E invece, con una rincorsa straordinaria ancorché affannata, i tre nodi dei quali parlavamo la scorsa settimana sono stati sciolti, e in qualche caso tagliati, con decisioni nette, senza compromessi.
Il nodo giuridico sollevato dal Consiglio di Stato, che aveva chiesto di togliere dai Regolamenti le modifiche alla composizione degli organi di governo della scuola (in particolare del Collegio dei docenti), è stato sciolto trasformando l'obbligo di istituire i Dipartimenti e i Comitati in una facoltà (le scuole "possono istituire"...), mentre per l'adozione delle Indicazioni nazionali, delle classi di concorso e degli indicatori per la valutazione e l'autovalutazione il ministero ha insistito - assumendosi il rischio di generare un possibile contenzioso - sull'impiego dei decreti ministeriali, e non norme regolamentari, la cui formalizzazione avrebbe richiesto molto più tempo di quello disponibile da qui a settembre prossimo. Insomma, un sì e un no.
Il nodo economico è stato sciolto accettando l'invito unanime delle Commissioni ad applicare la riforma solo a partire dal primo anno, ma riducendo in compenso l'orario settimanale degli anni successivi al primo, fermo restando il piano degli studi. Una misura - che crea un forte impatto in corsa sull'assetto didattico di queste classi - volta ad evitare l'applicazione della clausola di salvaguardia (cioè del taglio automatico delle risorse) da parte del Ministero dell'economia, indubbiamente pesantissima per le scuole e per i sindacati.
Il terzo nodo, quello ordinamentale, si è confermato come il meno complicato: a parte una coda di polemiche sulle materie "sacrificate" (dalla geografia al diritto), è bastato ripristinare, come chiesto dalle Commissioni parlamentari, alcuni indirizzi in forma di articolazioni di altri. Così è stato per il liceo artistico e per un certo numero di indirizzi dell'istruzione tecnica e professionale.
Gli schemi iniziali dei regolamenti, approvati tra maggio e giugno 2009, prevedevano, come si sa, l'avvio della riforma anche per il secondo anno di corso per tutti, ma la critica generalizzata a questo doppio avvio ha convinto il ministro Gelmini a desistere, limitando l'avvio al primo anno.
Chi, invece, non era disposto a desistere era il ministero dell'economia che dal minor orario (= minor docenza) delle seconde classi aveva programmato un cospicuo risparmio di risorse.
Per non incorrere nella clausola di salvaguardia, il Miur ha dovuto trovare altre risorse a compensazione e lo ha fatto riducendo gli orari delle classi successive alla prima (quinte escluse) per i tecnici e l'orario delle seconde e terze per i professionali (i licei sono salvi), con effetto immediato da settembre.
A dir la verità la riduzione dell'orario sulle classi non a riforma era già stato previsto nello schema iniziale, ma per i tecnici, per stare nei conti, il giro di vite è stato maggiore.
Per le classi dei tecnici si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32 ore (sono interessate quasi 24 mila classi), con una conseguente riduzione di docenza pari a circa 5.300 posti di docente (senza contare anche i 400-500 posti di insegnanti tecnico pratici).
L'operazione dimagrimento per i professionali interesserà circa 10.800 classi: per le seconde si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32, per le terze da 36 a 34 ore. La conseguente riduzione oraria dovrebbe determinare un minor fabbisogno di docenza pari a circa 1.800 posti (senza contare anche un centinaio di posti di insegnanti tecnico pratici "a registro").
Complessivamente, quindi, i posti di docenza nelle classi intermedie dei tecnici e dei professionali si dovrebbero ridurre di oltre 7 mila posti. A questi sono da aggiungere almeno 500 posti degli insegnanti tecnico pratici.
Si tratta di stime da verificare con le determinazioni dei nuovi organici che il Miur si prepara a definire per il prossimo anno scolastico.
I sindacati della scuola, sia confederali che autonomi, tradizionalmente difensori di politiche di sviluppo che prevedessero anche espansione (o mantenimento, negli ultimi anni) degli organici, subiscono con l'entrata in vigore dei nuovi regolamenti taglia-posti un ulteriore colpo.
E infatti la protesta è corale, e riguarda non solo la scelta di riduzione degli orari (e quindi di posti), ma anche il modo e i tempi in cui viene implementata. Domenico Pantaleo, segretario della Flc-Cgil, condanna la "riduzione oraria indiscriminata nelle classi successive alle prime", Francesco Scrima, segretario della Cisl Scuola, parla di "inaccettabile scardinamento dei quadri orario nelle classi successive alle prime, che costringerà a non poche forzature per ridisegnare i percorsi in atto, senza alcun rispetto per le scelte a suo tempo effettuate dagli studenti e dalle famiglie", Massimo Di Menna per la Uil scuola lamenta che "come al solito si definisca un quadro normativo scaricando sulle scuole e sul personale la gestione della novità e gli effetti dei tagli".
Argomenti simili li utilizza anche Marco Paolo Nigi, recentemente confermato alla guida dell'autonomo Snals-Confsal, che giudica "inaccettabile la mancata previsione di una 'vera' fase transitoria". Per Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, va posto anche il problema "degli insegnanti che, a causa della riduzione dell'orario, perderanno il posto di lavoro".
Parole e concetti non diversi da quelli dei sindacati di base come l'Unicobas (D'Errico: "cosa direbbe oggi Gentile di una 'riforma' che marginalizza il latino nel Liceo Scientifico?") e i Cobas, che con il loro leader storico Bernocchi confermano lo sciopero generale per l'intera giornata del 12 marzo con manifestazione a Roma.
Ma al di là delle iniziative di protesta - e anche nell'improbabile ipotesi di una convergenza delle azioni di lotta - si ha l'impressione che si sia giunti ormai alla fine di un lungo ciclo, che dura dagli anni settanta dello scorso secolo: quello contrassegnato da una sorta di tacito patto dei sindacati con l'Amministrazione scolastica e i ministri pro tempore, fondato sullo scambio tra politiche di espansione dei livelli occupazionali e conservazione di uno stato giuridico del personale ingessato e ipergarantista. Ma lo scenario che ora si apre è completamente diverso: prevede la riduzione del personale, e l'adozione di misure di diversificazione delle carriere e delle retribuzioni legate a criteri di valorizzazione della professionalità individuale. Il sindacato dovrà tenerne conto e potrebbe trovare le risorse per una nuova stagione di rappresentanza delle esigenze di una classe docente moderna e all'altezza del ruolo che la società d ella conoscenza le assegna.
Il percorso compiuto dai tre schemi di regolamento prima di ottenere, in seconda lettura, l'approvazione del Consiglio dei Ministri è stato certamente più lungo di quanto si potesse prevedere. L'approvazione definitiva era attesa per l'autunno, ma, come si è visto, è arrivata in pieno inverno, complicando tempi e interventi per l'avvio dal settembre 2010.
Quando gli schemi di regolamento sono stati approvati in prima lettura (il 28 maggio 2009 i tecnici e i professionali, il 12 giugno 2009 i licei) non c'era ancora la legge n. 69/2009 che avrebbe aggiunto alla procedura consultiva anche il passaggio, doveroso, alle Camere ma, soprattutto, non c'era la previsione di quel lungo braccio di ferro della Conferenza unificata con il Governo che avrebbe portato ad approvare il parere soltanto alla fine di ottobre.
Sostanzialmente i regolamenti sono fatti, ma da un punto di vista formale hanno bisogno di alcuni ulteriori passaggi, uno dei quali, la registrazione da parte della Corte dei Conti, potrebbe riservare qualche sorpresa.
I regolamenti approvati dal Consiglio dei ministri dovranno essere sottoscritti dal Capo dello Stato, sotto forma di DpR, poi registrati dalla Corte dei Conti e infine pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Soltanto allora entreranno in vigore a tutti gli effetti.
Il regolamento n. 89/2009 di riordino del primo ciclo è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 27 febbraio 2009 e, concluso l'iter formale successivo, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 luglio 2009, quasi sei mesi dopo.
A rifarsi a questo precedente, i tre regolamenti potrebbero essere pubblicati nel giugno prossimo.
Le mille sperimentazioni che hanno consentito alla scuola secondaria superiore, dagli anni '80, di provare nuovi percorsi, di esplorare nuovi indirizzi e di realizzare esperienze coraggiose per il cambiamento sono ora giunte al capolinea. È presto per tracciare un consuntivo che registra anche ombre, sprechi e passività, frammentazione del sistema, insieme ai meriti di avere tracciato le linee per la riforma che, dopo decenni di attesa, è arrivata in porto.
Il "ritorno alle origini", cioè ad un sistema ordinato ed essenzializzato, non sarà facile.
Il modo per guidare il passaggio si chiama confluenza, un termine che evoca l'immagine degli affluenti che si immettono nel grande fiume. I "grandi fiumi" pronti ad accogliere i "mille" indirizzi e sperimentazioni non sono pochi, tanto da raggiungere, tra maggiori e minori, tra indirizzi e articolazioni, il considerevole numero di 45 (13 nei licei, 23 tecnici, 9 professionali), a riprova della difficoltà incontrata per mandare in archivio le "mille" sperimentazioni e per resistere alle pressioni dei diversi centri di potere politico, economico, sindacale e associativo.
I tre regolamenti riportano in allegato le tabelle di confluenza che consentono ora ad ogni istituzione scolastica di conoscere il proprio futuro.
Ci sono, però alcune eccezioni. Oltre a quella degli istituti d'arte di cui abbiamo detto, per i licei è previsto che "In rapporto alla specificità dei percorsi di origine sperimentale effettivamente attuati, le istituzioni scolastiche, statali e paritarie, possono presentare ai competenti uffici scolastici regionali motivate proposte finalizzate alla individuazione di una confluenza diversa da quella indicata nella tabella di cui al comma 1, purché compresa tra quelle indicate nella tabella medesima" (art. 13, comma 5).
Per gli istituti tecnici e per gli istituti professionali, i rispettivi regolamenti prevedono che "Per la confluenza di percorsi sperimentali non indicati espressamente nell'allegato D), si fa riferimento alla corrispondenza dei titoli finali prevista dai provvedimenti di autorizzazione alla sperimentazione adottati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca".
L'articolo 8 del regolamento dei tecnici dispone anche che "Gli indirizzi sperimentali corrispondenti ai percorsi liceali funzionanti presso gli istituti tecnici, ivi compreso l'indirizzo scientifico-tecnologico, sono ricondotti nei nuovi ordinamenti dei licei".