Per interpretare l'esito della prova nazionale assegnata nel 2009 agli alunni impegnati nell'esame di licenza media, l'Invalsi si è servito di una serie di criteri e parametri volti a depurare i risultati da quelli che lo stesso Istituto Nazionale di Valutazione ha definito "comportamenti opportunistici", attribuibili evidentemente ad una parte significativa delle scuole e degli insegnanti addetti alla vigilanza sullo svolgimento della prova.
In che cosa consistevano tali comportamenti? Li elenca in un dettagliato articolo pubblicato sul quotidiano online ilsussidiario.net Roberto Stefanoni, ispettore in servizio presso l'USR dell'Umbria: "risposte sussurrate a voce un po' troppo alta, tolleranza di occhiate furtive (ma neanche tanto), che cerchino di carpire risposte probabilmente giuste dal compagno più bravo. Addolcire il prodotto finale, intervenendo d'autorità con qualche ‘correttivo' nella trascrizione sul foglio risposte delle scelte di qualche alunno, «che certamente s'è distratto un momento, perché lui questa cosa la sa benissimo!»; operazione resa possibile quest'anno dal sistema semplificato di restituzione dei risultati per tutte le rilevazioni, non solo per la prova nazionale".
E ci sono anche espedienti, non utilizzabili ovviamente per la prova inserita nell'esame di licenza, che è obbligatoria, ma impiegati - a quanto sembra - in occasione delle altre rilevazioni nazionali degli apprendimenti, come quello di "incentivare l'assenza dalla scuola nel giorno fatidico di quegli alunni un po' troppo debolucci, che potrebbero far abbassare le prestazioni medie della classe sotto il livello di guardia". Oppure quello di fare effettuare agli alunni esercizi con test simili a quelli che saranno assegnati con le prove "anche se in barba alla programmazione didattica di classe".
Trucchi ed espedienti, sui quali c'è peraltro una letteratura internazionale, che mostrano quanto sia difficile per un Paese come l'Italia acquisire non solo la cultura, ma anche l'etica della valutazione oggettiva degli apprendimenti. Ma bisogna insistere, la posta in gioco è altissima.
3. Le casse scolastiche sono alla frutta? No, alla carta igienica
Si racconta che l'asino di Buridano, dopo essersi abituato a mangiare sempre meno, sia morto proprio quando il suo padrone pensava di risparmiare anche quella unica manciata giornaliera di fieno con la quale l'animale aveva dovuto adattarsi per sopravvivere.
La scuola statale italiana, complice la congiuntura economica, complice l'andamento dei conti dello Stato, complice una tendenza ad incrementare il risparmio sul sistema educativo che si va consolidando da parte dei ministri dell'economia e delle finanze, sembra essersi messa sulla strada dell'asino di Buridano.
Per fortuna il "fieno" lo stanno assicurando, fin che dura, i contributi più o meno spontanei e più o meno consistenti da parte delle famiglie, ma il sistema non potrà continuare a lungo in questa emergenza finanziaria, senza che venga compromesso, con il funzionamento, anche l'autonomia delle istituzioni scolastiche.
Siamo appena al primo trimestre dell'esercizio finanziario del 2010 e già le casse scolastiche risultano vuote, in attesa di finanziamenti che, quando arrivano, sono ridotti ai minimi termini. Le stesse supplenze vengono assicurate quando si può.
Dai numerosi documenti che arrivano dalle scuole e dai dirigenti scolastici emerge una situazione davvero critica, senza considerare i crediti che gli istituti vantano nei confronti dello Stato e dei quali si fa fatica a tenere il conto e ad avere importi attendibili.
Siamo alla frutta - dicono diverse scuole che, per dimostrarlo, hanno inscenato la protesta della carte igienica, perché, a loro dire, mancano i soldi per comprare anche quella.
A Milano, Bologna e in altre città, proprio per protestare contro la riduzione dei finanziamenti, sono state messe in atto davanti agli uffici scolastici manifestazioni con rotoli di carta igienica.
Il funzionamento e l'autonomia delle scuole chiedono una diversa e concreta attenzione da parte del ministero dell'istruzione, affinché intervenga su quello dell'economia per scongiurare la fine dell'asino.
Spulciando tra le attività del Capo dello Stato non vi è traccia ancora della promulgazione dei tre regolamenti di riforma delle superiori, a distanza di oltre un mese dalla stesura definitiva dei testi, ma sul sito del Miur un secco comunicato di sabato scorso, 19 marzo, anticipa (il fatto è inconsueto) l'informativa del Quirinale sulle attività del presidente Napolitano: i regolamenti sono stati firmati il 14 marzo scorso e restituiti alla Presidenza del Consiglio per il successivo inoltro alla Corte dei Conti.
Cadono in questo modo le illazioni che davano per incerto il percorso di formalizzazione dei tre regolamenti a causa di presunte criticità dei testi e accertamenti suppletivi voluti dal Ministero dell'Economia e Finanze.
Ricordiamo che i regolamenti, adottati in seconda lettura dal Consiglio dei Ministri il 4 febbraio scorso, sono stati oggetto di verifica da parte dei ministeri competenti prima di essere resi noti con pubblicazione dei testi e dei numerosi allegati il 12 febbraio.
Mancano ora la registrazione da parte della Corte dei Conti e la conseguente pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma la procedura definitiva ora dovrebbe essere in discesa.
Con le iscrizioni prossime alla scadenza fissata al 26 marzo sarebbe stato meglio per tutti disporre di situazioni definite anche formalmente, ma va detto che anche l'anno scorso, per le iscrizioni alle scuole del primo ciclo riordinate per effetto delle leggi di riforma del 2008, il regolamento era noto soltanto nel suo testo ufficioso e non aveva ancora avuto la formale definizione prevista (promulgazione del Capo dello Stato, registrazione della Corte dei Conti e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), ma ciò non aveva impedito di portare a termine le iscrizioni e di procedere poi all'approntamento delle altre misure di accompagnamento.
A pochi giorni dalla chiusura delle iscrizioni alle prime classi della scuola secondaria riformata, ci si chiede se le innovazioni introdotte modificheranno gli orientamenti delle famiglie per le scelte del tipo di scuola per i loro figli.
È difficile che i cambiamenti, non pienamente noti alla maggioranza delle famiglie, li orientino verso scelte alternative a quelle programmate da tempo. Dovrebbe, quindi, essere confermata la tendenza di questi ultimi due-tre anni che hanno visto una lieve, ma costante flessione delle iscrizioni per i licei, già al centro delle scelte nei primi anni di questo ultimo decennio.
Da due-tre anni, per contro, tecnici e professionali sembrano in lieve recupero, dopo che i primi per molti anni sono andati in caduta libera (nel 1995-96 il 40% dei ragazzi usciti dalla scuola media sceglievano l'istruzione tecnica, ma dieci anni dopo quella scelta era ristretta a poco più del 33%).
Per il 2009-10 (il dato è ancora ufficioso) aveva scelto l'istruzione tecnica il 34,2%; per il nuovo anno vi potrebbe essere un ulteriore incremento portando la scelta dei nuovi tecnici verso il 35% dei ragazzi interessati.
Nei licei, sia classici che scientifici, dopo il boom iniziale dei primi anni 2000, è in atto una lieve flessione che ha portato per l'anno in corso (si tratta sempre di dati ufficiosi) al 9,5% di ragazzi che si sono iscritti al primo anno dei classici (nel 2005 aveva fatto quella scelta il 10,2%) e al 21,3% di ragazzi che hanno preferito l'iscrizione agli scientifici (dove nel 2006 si era toccata la punta massima del 22,1%).
Costanti negli ultimi anni, con lieve tendenza all'incremento, gli ex-istituti magistrali che in questo anno scolastico hanno raggiunto il massimo di gradimento con il 7,8% di ragazzi del primo anno delle superiori che hanno optato per quella tipologia di scuola ricca di sperimentazioni diverse con un'offerta formativa interessante.
6. Scuola & elezioni/1. Dibattito rovente
In questa campagna elettorale per le elezioni regionali, divenuta per vari aspetti un test sulla salute del governo e dell'attuale maggioranza, il confronto tra le forze politiche si sta facendo sempre più aspro e le reciproche ragioni (e contestazioni) assumono spesso il format semplificato - e a volte semplicistico - richiesto dai mezzi di comunicazione di massa.
E' così anche per la politica scolastica (meno per quella universitaria), che viene condannata in blocco dall'opposizione come un'operazione di tipo esclusivamente economico ("solo tagli"), mentre viene difesa altrettanto in blocco dal governo e dalla maggioranza come un'operazione che migliora la qualità dell'offerta formativa.
Lo si è visto anche in occasione del dibattito sulla scuola trasmesso giovedì scorso dal GR Parlamento, con l'intervento di parlamentari della maggioranza e dell'opposizione. Dibattito al quale ha partecipato anche Tuttoscuola, che ha visto sostanzialmente eluso il suo invito a individuare un terreno di incontro, o almeno di confronto costruttivo, che vada al di là delle reciproche diffidenze e propagande.
C'è da augurarsi che dopo le elezioni, eliminate le tossine e le semplificazioni della campagna elettorale, si torni a cercare in Parlamento - la sede più adatta per un'operazione di questo genere - quei punti di ampia convergenza (esempi: valutazione, carriera, merito, formazione, innovazione, e relativi investimenti) senza i quali il Paese continuerà a non identificarsi in una scuola che considererà di parte, e non di tutti.
Se le prossime elezioni non avranno ripercussioni sugli attuali equilibri politici, e sempre che le complicate vicende della vita politica italiana non li rimettano in discussione, il governo dovrebbe avere ben tre anni di tempo, da oggi alle elezioni politiche del 2013, per realizzare i suoi programmi, compresi quelli riguardanti la scuola e l'università.
Non ci saranno infatti in questo periodo elezioni importanti, come le europee che si sono svolte l'anno scorso o le regionali indette per il prossimo 28 e 29 marzo, dal cui esito potrebbero scaturire conseguenze politiche; l'attuale governo dispone di un'ampia maggioranza; l'attuale opposizione, e all'interno di essa il PD, hanno bisogno di tempo per costruire una solida alternativa (un po' come accadde a Mitterrand in Francia).
Se il quadro politico resterà sufficientemente stabile, le riforme della scuola targate Gelmini avranno abbastanza tempo per radicarsi nella scuola, almeno per quanto riguarda gli aspetti strutturali, gli ordinamenti intesi come contenitori: quattro anni per il primo ciclo, tre per il secondo, cinque per il "sistema di istruzione e formazione" a guida regionale.
Tre anni anche per definire con le Regioni il complesso e delicato (sia sul piano politico che su quello istituzionale) sistema di relazioni richiesto dall'attuazione del Titolo V della Costituzione. Operazione che potrebbe andare in porto anche sulla base del buon lavoro di preparazione fatto finora.
Altro discorso è quello che riguarda il miglioramento dei risultati, che passa attraverso processi di più lunga durata come la ridefinizione degli obiettivi di apprendimento in termini di competenze, la formazione iniziale e in servizio dei docenti, l'assestamento dell'autonomia delle scuole, la valutazione di sistema (e anche didattica, assai antiquata), la nuova governance delle scuole, l'impatto delle nuove tecnologie sul rapporto insegnamento/apprendimento, una carriera per i docenti più articolata e motivante, politiche efficaci di riequilibrio dei gravi gap territoriali e per tipologia di scuola frequentata che emergono dalle indagini internazionali e nazionali, piena integrazione degli alunni stranieri.
Temi sui quali esistono ricerche e proposte, in molti casi convergenti: dal 1° Rapporto sulla qualità nella scuola di Tuttoscuola al Quaderno bianco MPI-MAE del governo Prodi, dai contributi di Treellle fino al recentissimo rapporto sulla scuola della Fondazione Agnelli.
Su un punto sembra esserci una piena e convinta condivisione di tutti: il miglioramento della qualità e dell'equità della nostra scuola dipende assai più dallo sviluppo positivo dei processi di medio-lungo periodo che dalla riforma dei contenitori. E sulla definizione e implementazione di questi processi, destinati ad interessare più legislature e governi, andrebbe cercata la massima condivisione sul piano politico e scientifico.
9. Regioni: istruzione impegno prioritario della prossima legislaturaAd una settimana dall'avvio del campionato elettorale regionale l'istruzione sembra essere una delle questioni prioritarie nell'agenda politica delle Regioni. I risultati concreti si vedranno nel corso dei prossimi mesi, se ci sarà la convinzione politica di chi è chiamato a governare e la buona fede di chi farà opposizione.
Confermano questa tendenza gli orientamenti del Governatore della Lombardia Formigoni, che nel rapporto di fine mandato afferma " ...l' istruzione, la formazione,... sono state al centro della spinta riformatrice che ha avuto in questi anni la nostra azione politica ... è un investimento che occorre fare anche per il futuro perché l'educazione è la carta d'identità per giudicare le politiche delle Amministrazioni".
Convincenti le parole dell'assessore del Lazio Marco Di Stefano, Coordinatore della IX Commissione degli assessori regionali all'istruzione, che nell'intervista a Tuttoscuola sul numero di marzo sottolinea: "La sfida più impegnativa che le Regioni dovranno affrontare con la definizione dell'Accordo Quadro di attuazione del Titolo V per il settore istruzione è la guida di un processo di partecipazione, responsabilità e progettualità coincidente con l'interesse collettivo ... Nella riforma dell'intera istruzione secondaria della Gelmini non c'è traccia della volontà di organizzare le politiche, combinando le diverse competenze per un'unica finalità: il miglioramento dei livelli di qualità del sistema educativo".
Di buono auspicio anche le parole di Gabriele Ferrari, assessore provinciale di Parma, candidato alle regionali in Emilia: "... investire sulla scuola è investire sul futuro. Oggi più che mai è necessario investire risorse nella scuola, nella formazione professionale, nella ricerca. Soprattutto in questo momento difficilissimo per insegnanti, studenti e famiglie".
Domenico Cersosimo, assessore regionale all'istruzione della Regione Calabria e candidato alle prossime elezioni, sottolinea il rischio concreto "che le politiche per l'istruzione siano azzerate o sterilizzate. Noi dobbiamo fare di tutto perché ciò non avvenga: la scuola e le politiche culturali devono continuare ad essere, anche nella prossima legislatura regionale, un assillo continuo della politica istituzionale regionale e locale".
Non ha dubbi Gianni Rossoni, assessore all'Istruzione, formazione della Regione Lombardia. Le politiche di istruzione e formazione"... devono caratterizzarsi per innovatività, creatività, e sostenibilità. Non si tratta di fare cose nuove, buone, ma di farle anche meglio, di incentivare il coinvolgimento della cittadinanza, diventare per tutti perché sono di tutti. Nella prossima legislatura la strada tracciata dal Titolo V trovi piena realizzazione".
"L'effettiva e reale attuazione del riordino degli indirizzi e delle opzioni è rinviata all'anno scolastico 2011/2012. La programmazione dell'offerta formativa per l'anno scolastico 2010/2011 viene definita in coerenza alle tabelle di confluenza allegate ai regolamenti di riorganizzazione dell'istruzione secondaria". Lo ha deciso lo scorso 15 marzo la Giunta regionale della Toscana, su proposta dell'assessore all'istruzione Gianfranco Simoncini. "Abbiamo semplicemente bisogno di più tempo e sono convinto che questa sia la soluzione migliore per la scuola e per i giovani. Per favorire il passaggio per l'anno scolastico 2011/2012 ai nuovi indirizzi e percorsi abbiamo finalizzato un supporto finanziario a sostegno degli studenti".
Anche nelle parole dell'assessore all'istruzione Gianfranco Viesti si coglie il senso delle politiche fatte e da fare. "La Regione Puglia - afferma l'assessore - è riuscita ad accompagnare il riordino dell'istruzione superiore che ci siamo trovati davanti con la propria attività di programmazione nei limiti del possibile. Ne è scaturita l'attivazione di tre Licei Musicali e una migliore definizione, concertata con il territorio, delle confluenze. La spinta all'ampliamento dell'offerta di scienze applicate è stata invece vanificata dal Miur. Abbiamo predisposto le condizioni per una vera programmazione territoriale per l'anno scolastico 2011/2012".
Sul piano politico, come possiamo vedere, qualche passo è stato compiuto, molto resta da fare ed è il compito della prossima legislatura regionale.