1. 25 mila nuove immissioni in ruolo

La qualità dell'istruzione passa anche dalla continuità didattica e, conseguentemente, dalla stabilizzazione del personale. Si parla nuovamente in questi giorni di bloccare i trasferimenti del personale docente o di pretendere l'obbligo di residenza-domicilio sulla sede di servizio per un certo periodo di tempo. Ma c'è dell'altro che riguarda il personale precario.

Il fatto che decine di migliaia di docenti che ogni anno vengono nominati con contratto a tempo determinato senza alcun vincolo di conferma sulla sede di precedente servizio costituisce da sempre un vulnus per la continuità.  La precarietà del posto è precarietà della scuola.

Per il prossimo anno scolastico, forse, si potrebbe invertire questa tendenza, perché il Miur, secondo quanto si apprende da fonte sindacale, ha deciso di chiedere al ministero dell'economia l'autorizzazione a coprire tutti i posti vacanti nella scuola, per docenti e Ata.

Si tratta, seconda la stima ministeriale, di 11-14 mila posti comuni di insegnante dei vari ordini di scuola e di 5 mila posti di sostegno. Oltre a questi 16-19 mila posti di docente, sarebbero previste immissioni ruolo anche di 6 mila unità di personale Ata, per un totale complessivo che potrebbe raggiungere le 25 mila unità di personale stabilizzato.

Non sappiamo se, come risulta dalla informazione ufficiosa, questa quantità di immissioni coprirà davvero "tutti" i posti vacanti. Considerata l'entità delle supplenze annue, i posti vacanti potrebbero infatti essere di più, ma, comunque, sarebbe un buon passo nella direzione della stabilizzazione.

Pur ritenendo molto importante l'impegno assunto sulle immissioni in ruolo, la Flc-Cgil ha ribadito la necessità di definire un piano pluriennale di stabilizzazioni per il personale precario, nonché di ritirare i tagli di organico già programmati.   


2. Gelmini sfida i sindacati: conterete di meno...

Una Gelmini ingentilita nei tratti dalla recente maternità, secondo quanto riferisce Marzio Mian, che l'ha intervistata per "Io donna", il supplemento settimanale del Corriere della Sera, ma estremamente determinata e desiderosa di riprendere l'iniziativa a tutto campo. Dalla parità, sulla quale appare cauta ("mia figlia andrà in una buona scuola, pubblica o paritaria non importa") ai dirigenti scolastici ("spesso poco attenti agli sprechi"), dal voto in condotta ("anche gli insegnanti di sinistra l'hanno utilizzato volentieri contro il bullismo e per ottenere ordine in classe") ai concorsi regionali ("se un insegnante di Palermo vorrà lavorare in Lombardia potrà farlo, a patto di garantire almeno due anni di residenza") per finire con i sindacati, ai quali riserva una stoccata ("il sindacato sarà destinato ad avere un ruolo sempre meno dominante").

Il ministro parla dei sindacati (anzi del "sindacato", come se fosse un soggetto unitario) a conclusione di una esplicita presa di posizione in favore della chiamata diretta dei docenti da parte delle scuole: "Gli insegnanti saranno reclutati su chiamata diretta da parte delle scuole in base al merito: chi fa bene guadagna di più, chi sbaglia paga. Ognuno è artefice del proprio destino". Come a far capire che questa volta non ci saranno passi indietro, come accadde con la riforma Moratti, quando i sindacati ottennero di disapplicare per via contrattuale le norme di legge sul tutor e sulla mobilità dei docenti.

Con l'occasione Mariastella Gelmini non manca di rendere omaggio a due suoi illustri predecessori: Giovanni Gentile ("E' stato un ministro insuperato, il più grande") e Luigi Berlinguer, di cui loda il coraggio in tema di valutazione dei docenti ("Peccato che la sua riforma meritocratica sia stata affossata dalla sinistra").

L'attacco del ministro al sindacato non poteva restare senza risposta. E infatti al ministro ha immediatamente replicato il segretario della Cisl scuola Francesco Scrima, che l'ha invitata a preoccuparsi non del "presunto strapotere" dei sindacati  ma di quello del ministro dell'Economia, "onorando gli impegni, da tempo annunciati, per quanto riguarda le assunzioni del personale docente ed ATA".


3. Istruzione tecnica: verso le Linee guida

Per i licei sono disponibili già da tempo le Indicazioni nazionali, predisposte dalla commissione Bruschi, che dopo una fase di consultazione conclusasi lo scorso 23 aprile dovrebbero ora assumere la loro forma definitiva.

Per gli istituti tecnici è stata scelta una strada diversa, la definizione di "Linee guida" da parte di un  Gruppo Tecnico nazionale, costituito presso il Dipartimento per l'Istruzione del MIUR, che ha intanto preparato una serie di "schede di lavoro" avvalendosi dei risultati di incontri e confronti che hanno coinvolto centinaia di  istituti tecnici, associazioni professionali e disciplinari, parti sociali.

Dal giorno 30 aprile le schede sono state rese pubbliche nel sito del Ministero, e si potranno inviare al Ministero osservazioni e proposte di emendamenti, che il gruppo tecnico nazionale considererà in vista della redazione finale delle Linee guida, prevista per la fine di maggio.

Le schede sono articolate per settore (economico e tecnologico) e sono strutturate in quattro sezioni. La prima sezione contiene i risultati di apprendimento attesi a conclusione del quinquennio, descritti in termini di competenze dal nuovo Regolamento dell'istruzione tecnica; la seconda e la terza sezione comprendono le Indicazioni per il primo biennio descritte rispettivamente in termini di conoscenze e abilità; la quarta sezione, da completare, ospita le  note metodologiche.

C'è infine un glossario che contiene  i termini essenziali utilizzati in ambito nazionale ed europeo.


4. Certificazione delle competenze/1. Che cosa sono

Con il decreto ministeriale n. 9/2010, in corso di registrazione alla Corte dei conti, ma già diramato alle Direzioni regionali e alle scuole nei giorni scorsi, è stato adottato il modello di certificato dei saperi e delle competenze che gli studenti acquisiscono al termine dell'obbligo di istruzione decennale, così come stabilito dalla legge Finanziaria 2007.

Il modello di certificato, in linea con le indicazioni dell'Unione europea sulla trasparenza delle certificazioni, contiene la descrizione delle "competenze di base acquisite da ciascun studente a conclusione del primo biennio della scuola secondaria superiore o dei primi due anni dei percorsi di qualifica professionale".

Il DM non contiene una formale definizione delle "competenze di base" da certificare, ma fa esplicito riferimento alla normativa europea in materia. La Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008 sulla costituzione del "Quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente" ne dà la seguente definizione: "Comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale", mentre una precedente Raccomandazione del 18 dicembre 2006, relativa alle "competenze chiave per l'apprendimento permanente", così le definiva: "Combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto. Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale e l'occupazione".

In che rapporto si pongono queste competenze con le discipline di studio previste nell'ordinamento italiano? Il DM specifica che le competenze di base riguardano "soprattutto lingua italiana, storia, lingua straniera, matematica, informatica e scienze", ma poi aggiunge che "ai fini della compilazione delle singole voci del modello di certificato (...) il raggiungimento delle competenze di base va riferito a più discipline o ambiti disciplinari."


5. Certificazione delle competenze/2. Come si valutano

Il DM dispone che i consigli di classe utilizzino "le valutazioni effettuate nel percorso di istruzione di ogni studente" (compresi, evidentemente, i voti assegnati nelle singole discipline) "in modo che la certificazione descriva compiutamente l'avvenuta acquisizione delle competenze di base, che si traduce nella capacità dello studente di utilizzare conoscenze e abilità personali e sociali in contesti reali, con riferimento alle discipline/ambiti disciplinari che caratterizzano ciascun asse culturale".

Le voci contemplate nel modello di certificato sono quattro, corrispondenti a quattro assi culturali: linguistico (distinguendo italiano, lingua straniera e altri linguaggi), matematico, scientifico-tecnologico e storico-sociale. A ciascun asse possono corrispondere più materie. I gradi di competenza certificabili sono tre: livello base, intermedio e avanzato, ma è prevista anche la certificazione del mancato raggiungimento del livello base.

La certificazione delle competenze di base, a differenza della pagella, è rilasciata su richiesta dello studente che ha assolto l'obbligo decennale, oppure d'ufficio al compimento del diciottesimo anno d'età.

Il modello di certificato sarà utilizzato dalle scuole a partire dal prossimo anno scolastico 2010/2011 e fino a quando sarà realizzata l'armonizzazione di tutte le certificazioni scolastiche prevista dal DPR n.122/2009. Le scuole interessate possono tuttavia utilizzarlo, avvalendosi della loro autonomia, sin dal corrente anno scolastico 2009-2010.

I tempi sono stretti, ma l'opportunità data alle scuole di sperimentare già da quest'anno il modello di certificazione delle competenze può offrire al Ministero utili indicazioni su come implementare una metodologia valutativa che, per la prima volta in Italia, si sforza di superare i confini della tradizionale ripartizione (e valutazione) disciplinare.


6. Conferenza delle Regioni: quando il nuovo Presidente?

Non ci sono candidature formalizzate, e pertanto nessuna dichiarazione, ma è aperta, dopo l'esito delle ultime elezioni, la corsa per la guida della Conferenza delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano.

I Governatori, nel frattempo, sono impegnati nella costituzione delle Giunte. Mancano ormai solo la Liguria e la Campania.

In attesa della nomina dei responsabili degli organismi istituzionali (Presidente, Consiglio di Presidenza, Commissioni, etc.) lo scorso 22 aprile, la Conferenza comunque ha ripreso i lavori. All'ordine del giorno, in vista della seduta della Conferenza Unificata prevista per il pomeriggio, molti provvedimenti tra i quali due concernenti il settore istruzione e formazione: il piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e l'Accordo Quadro tra il Miur, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, le Regioni e le province di Trento e Bolzano relativo al primo anno di attuazione di percorsi di leFP.

Il piano per l'edilizia scolastica integrato con la previsione di interventi per la provincia di Roma e per le regioni Molise e Sicilia e l'Accordo Quadro, riferito al primo anno dei percorsi professionali, sono stati approvati all'unanimità dalla Conferenza Unificata. Alle Regioni del Sud che lamentavano nella ripartizione del finanziamento finalizzato all'edilizia il mancato rispetto della quota obbligatoria dell'85% è stato assicurato che la prossima integrazione di 420 milioni sarà utilizzata in prevalenza nel Mezzogiorno.

L'Accordo Quadro per i percorsi di istruzione e formazione professionale pone le Regioni nella condizione di operare in un orizzonte predefinito di compiti, funzioni, risorse ed esiti perché detta, tra l'altro, le linee per la definizione degli standard minimi formativi relativi alle competenze di base e per l'individuazione delle figure dei diversi livelli articolabili in specifici profili professionali sulla base dei fabbisogni del territorio.

Coglie subito l'opportunità Roberto Molinaro, Assessore regionale all'istruzione, formazione e cultura del Friuli che il 3 maggio 2010 stipulerà un protocollo d'intesa con l'Ufficio scolastico regionale e la Confocooperative del Friuli Venezia Giulia per favorire una reale integrazione tra il sistema di istruzione e formazione ed il mondo imprenditoriale. 


7. Beni demaniali e istruzione: le prime sfide di federalismo

Maggiore cautela ha manifestato la Conferenza delle Regioni sulle questioni connesse al federalismo demaniale che riguarda 10 mila terreni, 9127 fabbricati, 69 laghi naturali, 50050 chilometri di spiaggia, miniere e piccoli aeroporti. Il decreto legislativo del Governo, ora all'esame della Commissione parlamentare bicamerale, è stato al centro di due confronti politici. Il primo, tra i ministri Fitto e Calderoli e l'Ufficio di presidenza della Conferenza delle Regioni, ha messo in evidenza la necessità di procedere ad un ulteriore approfondimento della materia per prevenire conflitti istituzionali. Gli esiti dell'incontro sono stati, successivamente, oggetto di confronto in sede di Conferenza Unificata dove si è registrato un clima positivo di attesa e di auspicio che la situazione evolva con celerità verso la definizione del decreto attuativo del federalismo demaniale.

La partita del federalismo demaniale può rappresentare una prospettiva interessante anche sul versante del federalismo scolastico, che con l'Accordo Quadro già condiviso da tutti i soggetti istituzionali coinvolti in sede tecnica presso la sede della Conferenza Unificata può avviare una fase di costruzione della nuova impalcatura del sistema educativo. L'Accordo, una volta approvato formalmente dalla Conferenza Unificata,  pone le basi per aprire, dopo 9 anni dall'entrata in vigore,  lo scenario di attuazione del Titolo V in materia d'istruzione.

I problemi da risolvere sono tanti e rilevanti e per non mettere in discussione il progetto di riorganizzazione degli assetti di competenza di ciascuno dei soggetti costitutivi della Repubblica, occorre evitare l'errore di evocare solo le possibili implicazioni negative.


8. Reclutamento. Alla ricerca di nuove regole, con effetti dal 2012 (se va bene)

Il tempo non gioca a favore delle buone intenzioni. Anche quando si parla di scuola e di migliorare i sistemi di reclutamento degli insegnanti.

Da dieci anni (e scusate se vi sembran pochi) non vengono banditi concorsi per esami e titoli per l'assunzione di nuovi insegnanti. Al di là delle buone intenzioni, delle dichiarazioni un po' rituali per reclutare docenti attraverso albi regionali o nuove graduatorie degli insegnanti residenti, la formula attuale che privilegia per l'immissione in ruolo solamente chi è in lista di attesa è destinata a rimanere immutata per anni.

Nel 2008 con il ministro Fioroni era stata prevista, a fianco della immissione in ruolo di precari, la contestuale indizione di nuovi concorsi per titoli ed esami con cadenza biennale, prevedendo, come strumento applicativo, l'emanazione di un apposito regolamento ministeriale, uno strumento di spedita applicazione. Da allora sono passati più di due anni e, complice il cambio di governo, non vi è ancora traccia del nuovo possibile regolamento.

Quanto tempo dovrà passare prima di avere bandi di concorsi per la scuola?

Facciamo un po' di conti. Ammesso che nella migliore delle ipotesi si voglia procedere con immediatezza, per predisporre il regolamento e raccogliere pareri informali e formali occorrerà almeno un anno. Ammesso che, sempre nella migliore delle ipotesi, già nell'autunno 2011 si voglia bandire i concorsi ed espletarli subito, i vincitori di concorso potrebbero essere nominati dal 2012.

Si tratta di una ipotesi virtuale (molto virtuale), perché vi sono troppi interessi (non sempre quelli della scuola) per privilegiare le graduatorie attuali (quelle ad esaurimento e quelle dei vecchi concorsi). I sindacati hanno comprensibilmente interesse ad esaurire le graduatorie attuali (quasi infinite); la stessa Amministrazione (ministero Economia), che ha interesse ad evitare procedure concorsuali che costano, preferisce centellinare le immissioni in ruolo tramite graduatorie.

Intanto la (casa) scuola brucia e i migliori giovani che accedono all'università non puntano certamente al settore della scuola dove, a parte la retribuzione non allettante, non vi è prospettiva di lavoro per le nuove generazioni. E' il modo giusto per il paese di costruire il proprio futuro?


9. Carriera docenti. Se il ministro non si affretta, perde il treno (del contratto)

Oltre alle nuove formule di reclutamento ipotizzate attraverso albi regionali o graduatorie dei residenti, formule da tradurre, comunque, in norme di legge o regolamentari, al centro del dibattito sulla scuola vi è anche la proposta di introdurre per il personale docente una carriera che privilegia il merito. Se ne parla da tempo e, come abbiamo già riferito in altri servizi, lo stesso ministro accarezza l'idea di modificare le regole per la carriera dei docenti.

Negli ambienti sindacali vi sono, in merito, posizioni contrastanti. Il sindacato Gilda è d'accordo sul progetto di carriera dei docenti, ma chiede che venga definito per via contrattuale. Il ministro però, forte anche della nuova norma introdotta dal decreto legislativo Brunetta (n. 150/2009) che prevede la possibilità di disapplicare le leggi che trattano di materie attinenti al rapporto di lavoro pubblico soltanto se la legge stessa lo consente (cioè praticamente mai), sembra intenzionata a procedere anche da sola, lasciando al sindacato lo spazio di una semplice consultazione, ma escludendo di mettere nelle loro mani questa delicata materia. Lo aveva già precisato all'inizio dell'anno nell'intervista a Tuttoscuola ("andremo avanti anche senza accordo").

Se il ministro Gelmini vuole, dunque, realizzare la rivoluzione meritocratica che non riuscì al ministro Berlinguer, deve però sbrigarsi, perché le risorse utilizzabili sono soltanto quelle del 30% dei risparmi sui tagli che, secondo l'articolo 64 della legge 133/2008, devono essere destinate "ad incrementare le risorse contrattuali".

Ma il rinnovo del contratto per la scuola è alle porte e urge definire la materia della carriera dei docenti prima. In caso contrario, a meno di ulteriori cambiamenti legislativi, bisognerà aspettare un altro contratto, cioè altri tre anni...

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