Di scuola si è parlato, nella recente campagna elettorale, nei termini molto semplificati richiesti dalle reciproche propagande: aprioristica condanna dei tagli da una parte, aprioristica difesa delle riforme targate Gelmini dall'altra.
Ma ora la scuola, passate le elezioni, attende risposte convincenti ai tanti problemi che sono rimasti tutti sul tappeto, e che ne ostacolano il buon funzionamento. Essi si possono ricondurre a due grandi categorie: la prima riguarda i diversi aspetti che condizionano la qualità dell'offerta formativa, dall'edilizia scolastica alla governance degli istituti, dalla formazione dei docenti alla valutazione delle performance (degli alunni, degli insegnanti, delle scuole, degli apparati amministrativi).
La seconda categoria comprende le questioni relative alla scarsa equità del nostro attuale sistema scolastico, che si riflette negli elevati tassi di dispersione, nei forti dislivelli territoriali e per tipologia di istituto dei risultati scolastici, nella debolezza delle azioni di sostegno e orientamento, nella insufficiente valorizzazione dei talenti.
Se queste questioni fossero messe al centro dell'attenzione, anche le questioni relative alla spesa per l'istruzione sarebbero affrontate nei termini corretti del rapporto costi-benefici (i risparmi sono plausibili se incidono sulle aree di inefficienza e se accompagnati dal miglioramento della qualità dei risultati).
Su questi grandi temi della qualità e dell'equità della scuola italiana dovrebbe svolgersi il confronto tra le principali forze politiche e sociali, alla ricerca delle più ampie convergenze, nel luogo istituzionalmente più idoneo, che è il Parlamento. La scuola attende...
E proprio in Parlamento ha ripreso a giocarsi una partita nella quale non è chiara la strategia delle formazioni in campo: il Pdl, partito di maggioranza relativa, punta ancora sul ddl Aprea? La Lega vuole prendere la leadership con una proposta alternativa o gioca solo al rialzo per ottenere qualche risultato in più? Il PD è disponibile al dialogo su alcuni temi o si oppone su tutta la linea? Cerchiamo di capirne di più.
Il clamore che ha accompagnato, la scorsa settimana, il disegno di legge dell'on. Paola Goisis (Lega), contenente la proposta di regionalizzare i concorsi a cattedre, ammettendovi soltanto candidati residenti nella regione che emana il bando, ha dato l'impressione che il partito guidato da Umberto Bossi voglia rapidamente mettere all'incasso il netto successo registrato nel Nord Italia forzando la mano in un settore, come quello della scuola, considerato decisivo per dare sostanza alla riconversione in senso federalista del rapporto tra lo Stato e le Regioni.
Ci eravamo dunque sbagliati nell'ipotizzare, nei giorni scorsi su tuttoscuola.com, il definitivo passaggio di questa forza politica dalla fase iniziale di "movimento" a quella di "istituzione", per dirla con Alberoni, simbolicamente rappresentata dall'elezione alla presidenza delle regioni Piemonte e Veneto di due suoi importanti esponenti?
Certo, l'affondo della Goisis, subito rilanciato in Lombardia da un componente leghista della giunta regionale (Boni), assomiglia assai più a una provocazione "neomovimentista" che a una manifestazione di sensibilità istituzionale. E' vero che il disegno di legge è stato elaborato prima delle elezioni, e che non impegna la maggioranza, ma l'improvvisa accelerazione della Lega su questo tema (come l'iniziativa del ministro leghista Calderoli di presentare una sua bozza di riforma istituzionale addirittura al presidente Napolitano) evidenzia quanto meno una ricerca di visibilità e di maggior peso di questo partito nei rapporti con il Pdl, che è a sua volta alle prese con le distinzioni e le puntualizzazioni di Gianfranco Fini proprio in materia istituzionale.
In direzione diversa dalla marcata regionalizzazione indicata dalla Lega con la proposta Goisis sembra tuttavia muoversi il Pdl, nella misura in cui questo partito si riconosce nelle posizioni assunte dal ministro Gelmini da una parte (sempre assai cauta in materia), e soprattutto dalla presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea.
Quest'ultima, in occasione del seminario internazionale 'La scuola dell'obbligo tra conoscenze e competenze', promosso la scorsa settimana a Roma dalla associazione TreeLLLe, non ha minimamente ripreso la proposta leghista, insistendo caso mai su una maggiore autonomia delle scuole in materia di reclutamento, fermo restando il carattere nazionale e unitario della formazione iniziale fino all'abilitazione.
Prospettive diverse, per non dire contrastanti, all'interno della maggioranza? Lo nota anche Giovanni Bachelet, presidente del Forum Istruzione del Partito democratico, che nell'ampia intervista ( http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=22539 ) rilasciata a Tuttoscuola.com nota anche che "la sintonia fra la Presidente della nostra commissione e il ministro Gelmini non è parsa, finora, straordinaria; ne è testimonianza anche il destino, almeno fino ad oggi, del ddl Aprea, depositato a inizio legislatura nel maggio 2008", e che da allora non è mai stato richiamato in nessuno dei "numerosi e pesanti interventi legislativi del Governo sulla scuola (...) tutti sempre presentati come riforme della scuola".
Comunque, ha aggiunto Bachelet, "alla Camera il PD è pronto a riprendere la discussione sulla parte del ddl Aprea che riguarda la governance", ed è disponibile a cercare intese di carattere innovativo in materia di valutazione, compresa quella degli insegnanti.
Non è certamente pensabile una sorta di rovesciamento delle alleanze in campo scolastico, però la sortita solitaria della Lega rischia di trasformarsi in un autogol, portando il partito di Bossi all'isolamento e ridando spazio ai sostenitori del dialogo tra le maggiori forze politiche.
4. Le Regioni impegnate per un'istruzione di qualità
Dalla consultazione elettorale regionale di marzo è uscito un centrodestra nettamente più forte. Il fatto che il governo territoriale rimane distribuito tra diverse coalizioni, senza che nessuno possa prevalere totalmente, è un'occasione da cogliere.
Non occorre molta immaginazione per capire che si è chiusa una stagione e ne comincia un'altra, non meno densa di problemi, ma probabilmente caratterizzata da una dialettica istituzionale più chiara. Un tema questo che riguarda tutte le Regioni perché la "gente" non permetterà di cominciare da capo a discutere di cosa fare, ma chiede subito una praticata efficienza a cominciare dal sistema d'istruzione.
Le Regioni, alle quali la Costituzione riconosce un'autonomia legislativa, vogliono concorrere a determinare le politiche formative del Paese. Questo il motivo per il quale, nel periodo elettorale, mentre a livello nazionale si è assistito ad una fase confusa e poco attenta ai problemi reali della scuola e quindi del Paese, viceversa, gli aspiranti governatori regionali (Formigoni, Errani, Spacca, Rossi, Vendola, De Filippo,etc), e gli assessori all'istruzione e consiglieri regionali (Ferrari, Rossoni, Molinaro, Autilio, Simoncini, Viesti, etc) hanno posto l'accento sul tema dell'istruzione e della formazione.
Attenzione confermata dall'assessore del Friuli Molinaro e da Ferrari, neo eletto consigliere dell'Emilia Romagna, che in recenti dichiarazioni a Tuttoscuola hanno sottolineato l'inderogabile necessità di "prestare più attenzione alla scuola ed all'università, che rappresentano il bene pubblico più importante che abbiamo e sarebbe un errore gravissimo non intervenire in questa nuova legislatura regionale in modo adeguato".
Il sottinteso politico è probabilmente da ricercare nella volontà delle Regioni, a prescindere dalla collocazione politica, di porsi, una volta di più, come decisivo interlocutore politico del Governo centrale sul tema dell'istruzione perché, in un mondo soggetto a veloci trasformazioni, è nella qualità della formazione del capitale umano la determinante principale dello sviluppo dei contesti territoriali.
6. Emergenza obesità per gli studenti italiani
Un milione e 100 mila bambini di 6-11 anni in eccesso di peso. 380 mila obesi. Del resto, quasi la metà della popolazione italiana è in sovrappeso o obesa. "Una vera e propria epidemia", secondo Michele Carruba, direttore del Centro studi e ricerche sull'obesità dell'università di Milano.
Sono dati che impressionano, anche se non si può dire che ci sia una consapevolezza diffusa della gravità del problema. Eppure è importante conoscere la cause, oltre che le conseguenze di questa patologia. Tra queste, hanno un peso titolo di studio e condizione lavorativa delle mamme, e forse, a sorpresa, anche... la mensa scolastica.
All'educazione alimentare è dedicato anche il dossier del numero di aprile di Tuttoscuola (ben 15 pagine).
Nei giorni scorsi anche il Corriere della Sera ha dedicato un interessante servizio sull'obesità infantile, rilevando l'aumento del fenomeno nei Paesi occidentali, Italia compresa, e raccogliendo la preoccupazione del mondo scientifico e medico per il fatto che l'iperalimentazione nei primi anni di vita favorisce l'obesità in età adulta (l'obesità non è uno stato di salute e ha alti costi sociali).
Un'altra particolare ricerca sull'obesità infantile in Italia è stata condotta con il progetto "OKkio alla salute", realizzato grazie al finanziamento del Ministero della Salute/Centro per la prevenzione e il Controllo delle Malattie, e che si è avvalso di una ampia rilevazione condotta su un campione di migliaia di alunni di scuola primaria rappresentativo a livello regionale. Con quali esiti?
Dalla rilevazione è risultato, come media nazionale, che l'11,5% dei bambini risulta obeso e che il 23,1% è sovrappeso. Complessivamente, dunque, come ricordava anche il servizio del Corriere, più di un terzo dei nostri ragazzi ha un eccesso di peso.
Tuttavia, il dato sul territorio nazionale non è assolutamente omogeneo e lascia intendere che il fenomeno dipende anche da fattori ambientali e da comportamenti sociali locali che possono essere oggetto di orientamento formativo per una possibile rieducazione alimentare.
In Campania, ad esempio, quasi la metà dei ragazzi (48,8%) è in eccesso di peso, mentre nel Friuli Venezia Giulia è soltanto del 25,2%; in Calabria è del 41,7%, mentre in Sardegna è del 25,3%.
Complessivamente, per quanto riguarda alunni in eccesso di peso, le aree meridionali, pur con talune eccezioni, registrano percentuali maggiori di quelle delle aree settentrionali.
Lo studio di "OKkio alla salute" per il 2008 osserva che "Se si applicano le stime di prevalenza del sovrappeso e dell'obesità ottenute da questa indagine a tutta la popolazione italiana di 6-11 anni, il numero di coloro che presenterebbero un eccesso ponderale sarebbe pari a circa un milione e centomila bambini, di cui 380.000 obesi".
Visto che in Italia un ragazzo su tre nella fascia 6-11 anni ha un eccesso di peso, è giusto chiedersi se la scuola frequentata da questi ragazzi (la primaria) può avere un ruolo nel prevenire o contrastare l'insorgere di queste patologie, pur tenendo conto che concorrono alla determinazione degli eccessi di peso anche cause genetiche.
La scuola, in materia di educazione alimentare, oltre a poter insegnare, teoricamente, i criteri della buona alimentazione, ha anche la concreta possibilità, in molte situazioni, di realizzare sul campo, cioè nelle mense scolastiche, i principi del mangiare sano, avvalendosi di diete adeguate, di menù equilibrati e di personale specialistico preposto al controllo.
Visto che le mense scolastiche di scuola primaria sono distribuite sul territorio nazionale in modo molto differenziato, ci può essere qualche rapporto tra la diffusione delle patologie ponderali e l'assenza o scarsa presenza delle mense scolastiche di scuola primaria?
Abbiamo voluto approfondire meglio l'intera questione, mettendo a confronto per i vari territori regionali i dati degli alunni con eccesso di peso (obesità o sovrappeso), così come sono emersi dal progetto "OKkio alla salute", con quelli degli alunni che fruiscono di mensa scolastica in modo continuativo in scuole primarie statali.
Dal confronto ( http://www.tuttoscuola.com/ts_news_435-1.doc ) emerge una certa correlazione tra assenza dei servizi di mensa scolastica ed eccesso di peso della popolazione scolastica interessata. Nelle scuole del Sud soltanto il 7,7% di alunni di 6-11 anni fruisce quotidianamente di mensa scolastica, ma il 43,8% è in sovrappeso od obeso. Nelle Isole (Sicilia in particolare) il 6,8% fruisce di mensa, ma quasi il 38% registra eccesso di peso. Il caso limite si registra in Campania con il 48,8% di bambini in eccesso di peso e il 4,6% che fruisce di mensa scolastica. Per contro nel Nord Ovest il 46,2% fruisce di mensa scolastica, ma è in eccesso ponderale il 27,7%.
Si tratta di semplici coincidenze?
Lo studio condotto da "OKkio alla salute" sull'obesità infantile in Italia ha indagato anche su talune situazioni ambientali e familiari nelle quali si trovano inseriti i bambini, oggetto della rilevazione.
A parte la distribuzione del fenomeno nelle aree geografiche con il 27,7% complessivo nelle regioni settentrionali e il 43,1% complessivo in quelle meridionali-insulari, è interessante rilevare come il titolo di studio e la condizione lavorativa della madre abbiano una diretta influenza sullo stato ponderale dei figli.
Per quanto riguarda il livello culturale, lo studio ha rilevato una situazione maggiormente negativa (39,3%) dei figli di madri in possesso del solo titolo di scuola media o inferiore, mentre evidenziano un livello di minore negatività (29,7%) i figli di donne laureate; i figli di donne in possesso del diploma sono posizionati a metà (35,2%).
Dal dato di insieme si ricava l'impressione che anche il livello culturale familiare e materno incida sull'andamento della patologia ponderale infantile, lasciando intendere che una maggior cultura delle madri fa bene alla salute dei figli.
Per quanto riguarda il livello di occupazione delle madri (a tempo pieno, part-time o casalinghe) i riflessi sullo stato di peso dei figli risultano meno differenziati.
È sorprendente constatare, tuttavia, che ad avere i tassi negativi più elevati (38,8%) sono i figli di madri senza occupazione e, in teoria, più presenti nella cura della alimentazione, mentre i figli di madri ad occupazione piena registrano il 35,6% di eccesso di peso.