SNALS BENEVENTO  PRECARI  

 

Un'interrogazione per chiarire la posizione dei docenti disabili
Le assunzioni degli insegnanti disabili sono bloccate: l'onorevole Molinari chiede chiarimenti al Consiglio dei Ministri

Il deputato della Margherita Giuseppe Molinari ha presentato un’interrogazione parlamentare al Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a proposito del blocco delle assunzioni dei docenti disabili.

La situazione attuale, infatti, prevede l’immissione in ruolo degli insegnanti disabili solo in concomitanza delle assunzioni dei docenti non disabili a tempo indeterminato, costringendo così i docenti riservisti ad accettare incarichi di supplenza a tempo determinato.

In questo modo si viene a creare un quadro di incertezza relativa alla totalità delle categorie di insegnanti, non potendo mai conoscere con sicurezza il numero dei posti disponibili nelle varie liste: una condizione che richiede un rapido intervento da parte dei Ministeri competenti, da un lato per garantire il diritto degli insegnanti disabili e dall'altro per rendere nota al più presto la quantità di cattedre disponibili per gli aspiranti docenti.

La situazione sembra oltretutto non arrivare ad una soluzione anche a causa di un vuoto normativo riferito alle immissioni in ruolo con chiamata nominativa, relativa alla legge 68 del 1999, che regola le assunzioni obbligatorie dei lavoratori disabili secondo delle specifiche quote di riserva. Proprio per questo l'onorevole Molinari e gli insegnanti attendono una risposta su "cosa intenda fare il Governo e l'Amministrazione scolastica per risolvere definitivamente questo problema, assicurando il diritto al lavoro dei docenti disabili e la cessazione di questo grave stato di incertezza".

Gianluca Torrini - redazione Webzine

 

 

*     PRECARIATO - PROPOSTA DI LEGGE SEN. VALDITARA

Come anticipato nel notiziario precedente il sen. Valditara ha presentato un disegno di legge che intende portare a soluzione alcune problematiche relative al precariato.

In data odierna siamo in grado di riportare il disegno di legge nella sua stesura integrale, come riportato dagli atti parlamentari, con il numero attribuito dal Senato. (2310).

Il disegno di legge è un primo successo della mobilitazione promossa dallo SNALS e culminata nella manifestazione dei precari del 16 giugno u.s..

La nostra richiesta prioritaria era e rimane quella della emanazione da parte del Ministro Moratti di un decreto legge. L’impegno assunto dal sen. Valditara, in risposta ad una nostra proposta in merito, rappresenta comunque.una sollecitazione all’emanazione del decreto legge dea parte del Governo e, altresì, una concreta possibilità che il Parlamento possa risolvere le annose questioni dei precari.

I Segretari Provinciali sono pregati di portare a conoscenza degli interessati e di eventuali coordinamenti di precari presenti nel territorio il testo del disegno di legge, evidenziando il ruolo svolto dalla Segreteria Generale dello  SNALS riguardo alla sua stesura e presentazione.

 

SENATO DELLA REPUBBLICA

XIV LEGISLATURA

N. 2310

 

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori VALDITARA, BEVILACQUA, COZZOLINO e FLORINO

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 5 GIUGNO 2003

 

Norme in materia di acquisizione dei titoli per l’accesso alle graduatorie permanenti

 

Onorevoli Senatori. – Il problema del precariato ha molteplici aspetti che si manifestano, sia nell’immediato, sia nella prospettiva di medio periodo, non solo per le possibili applicazioni delle riforme, ma anche in riferimento alle situazioni dei singoli soggetti, docenti e personale Ata, che hanno problemi diversi e diverse aspettative acquisite nel tempo.

     Ciò premesso è doveroso e opportuno tenere presente che deve essere garantito, in tempi brevissimi, a tutti coloro che prestano già servizio di sostegno nella scuola secondaria, compresi gli insegnanti tecnico-pratici, con un certo requisito di servizio, di non essere scavalcati ed eliminati dalla possibilità di continuare ad insegnare sul sostegno. Parimenti, deve essere possibile, con il possesso di determinati requisiti di servizio, conseguire l’abilitazione per non essere scavalcati nell’insegnamento disciplinare.

     Inoltre, giova sottolineare che, per la scuola primaria devono essere garantite forme di conseguimento della specializzazione o idoneità e deve essere garantita, altresì, la compatibilità del servizio scolastico con le modalità di conseguimento dei titoli mancanti.

     Le soluzioni adottate dovranno, comunque, garantire per la scuola primaria (infanzia ed elementare) che:

a)  i nuovi laureati, nell’acquisire la laurea, conseguano, oltre all’abilitazione, anche il titolo per il sostegno;

b)  per tutti gli inclusi nelle graduatorie permanenti con un determinato servizio nel sostegno si concretizzi una norma che preveda, da parte delle facoltà che rilasciano la laurea per l’insegnamento, l’organizzazione di apposite forme di corsi o di esami al fine del conseguimento della specializzazione nell’arco temporale massimo di un anno;

c)  per i docenti con un determinato servizio nel sostegno non inclusi nelle graduatorie permanenti si preveda la possibilità di conseguire l’idoneità e la specializzazione in appositi corsi presso le facoltà che rilasciano la laurea per l’insegnamento.

     Riguardo alla scuola secondaria, giova tenere presente che i nuovi laureati hanno la possibilità di abilitarsi con le Scuole di specializzazione all’insegnamento secondario (SSIS) e, successivamente, di conseguire la specializzazione nel sostegno con 400 ore, mentre per gli abilitati non specializzati è prevista, con il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 20 febbraio 2002, l’attivazione di un corso presso le SSIS fino al 2005-2006 per conseguire la specializzazione con 800 ore con priorità per i docenti già utilizzati sul sostegno per almeno un anno scolastico.

     Per gli specializzati non abilitati, il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca del 26 novembre 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 288 del 9 dicembre 2002, prevede la possibilità di conseguire l’abilitazione accedendo in deroga ai numeri programmati con il decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca del 25 giugno 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 28 giugno 2002.

     Sulla base di quanto esposto, occorre garantire, in tempi brevi, al fine di evitare gli scavalcamenti e gli inevitabili contenziosi, che:

a)  per tutte le classi di concorso, insegnanti tecnici pratici (ITP) compresi, siano previsti i corsi SSIS;

b)  per tutto il personale con servizio specifico nel sostegno non abilitato o non specializzato – ITP compresi –, in possesso di determinati requisiti di servizio, si attivi nella logica dei provvedimenti citati, la possibilità, eventualmente anche all’interno di percorsi universitari, di conseguire l’abilitazione-idoneità o la specializzazione nel sostegno, in deroga a qualsiasi numero programmato e per tutte le classi di concorso;

c)  si consenta, in deroga ai test di accesso e ai numeri programmati, non solo a quelli che hanno la specializzazione per il sostegno ma anche a coloro che hanno un determinato requisito di servizio – ITP compresi – la possibilità di conseguire l’abilitazione, anche nell’ambito di percorsi universitari, in modo da non essere scavalcati da altri con pari requisiti.

 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.

1.   Per l’anno accademico 2003-2004 le università sono autorizzate ad istituire, eccezionalmente, nell’ambito delle proprie strutture didattiche, appositi corsi con specifici moduli per consentire:

 

a)  il conseguimento del diploma di abilitazione-idoneità utile ai fini dell’inserimento nelle graduatorie permanenti e, successivamente, del diploma di specializzazione per l’attività didattica di sostegno ai docenti in possesso di idonei requisiti di servizio sul sostegno, da definire con decreto di attuazione del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, e in possesso del diploma dell’Istituto superiore di educazione fisica (ISEF) o di Accademia di belle arti o di Istituto superiore per le industrie artistiche o di Conservatorio di musica o Istituto musicale pareggiato o del diploma di maturità afferente alle classi di concorso dell’area tecnico-professionale o del diploma di maturità magistrale ovvero di quello di scuola magistrale;

b)  il conseguimento del diploma di abilitazione-idoneità utile ai fini dell’inserimento nelle graduatorie permanenti ai docenti in possesso di idonei requisiti di servizio, da definire con decreto di attuazione del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, e in possesso del diploma di laurea o del diploma ISEF o di Accademia di belle arti o Istituto superiore per le industrie artistiche o di Conservatorio di musica o Istituto musicale pareggiato o del diploma di maturità afferente alle classi di concorso dell’area tecnico-professionale o del diploma di maturità magistrale o del diploma di scuola magistrale;

c)  il conseguimento del diploma di abilitazione-idoneità utile ai fini dell’inserimento nelle graduatorie permanenti ai docenti che sono in possesso di diploma di specializzazione per l’attività didattica di sostegno e in possesso del diploma di laurea o del diploma ISEF o di Accademia di belle arti o Istituto superiore per le industrie artistiche o di Conservatorio di musica o Istituto musicale pareggiato o del diploma di maturità afferente alle classi di concorso dell’area tecnico-professionale o del diploma di maturità magistrale o del diploma di scuola magistrale;

d)  il conseguimento del diploma di specializzazione per l’attività didattica di sostegno ai docenti che sono in possesso del diploma di abilitazione-idoneità utile ai fini dell’inserimento nelle graduatorie permanenti e di idonei requisiti di servizio, da definire con decreto di attuazione del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, e che sono in possesso del diploma di laurea o del diploma ISEF o di Accademia di belle arti o di Istituto superiore per le industrie artistiche o di Conservatorio di musica o Istituto musicale pareggiato o del diploma di maturità afferente alle classi di concorso dell’area tecnico-professionale o del diploma di maturità magistrale o del diploma di scuola magistrale.



 Lo SNALS e i problemi del precariato

l problema del precariato ha molteplici aspetti che si intrecciano, sia nell’immediato, sia nel medio periodo, non solo per l’applicazione delle riforme, ma anche in riferimento alle situazioni dei singoli soggetti, sia docenti che Ata, che hanno problemi diversi e diverse aspettative acquisite nel tempo. Lo Snals, consapevole dell’importanza e della gravità dei problemi del personale interessato, sta da tempo operando a tutti i livelli (Governo, Parlamento e Miur), per ottenere soluzioni accettabili e condivise, presentando proposte e facendo pressione sugli organi competenti affinché assumano le iniziative necessarie per l’emanazione degli atti formali. Il sindacato ritiene inderogabile arrivare a soluzioni indispensabili per dare serenità e risposte ai singoli, nonché stabilità alla progettualità e al funzionamento della scuola dell’autonomia, contribuendo così a garantire una sempre più elevata qualità al servizio scolastico statale. Un altro fronte su cui lo Snals è fortemente impegnato in difesa del personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, è quello contrattuale. In sede di negoziato, oltre ai possibili e necessari miglioramenti economici, ci si sta attivando per ottenere un miglioramento della normativa, con particolare riferimento ai congedi, permessi, etc. Questo il punto della situazione relativamente alle questioni sul tappeto:

Tenuta degli organici

Il primo problema che tocca tutti i “precari”, indipendentemente dalle situazioni individuali, è quello della difesa del posto di lavoro. Al momento riguarda quindi le modalità e l’entità di attuazione dei tagli previsti dalla legge finanziaria. Lo Snals ha posto come condizioni irrinunciabili il corretto funzionamento della scuola statale e l’invarianza dei criteri di formazione delle classi. In particolare, il sindacato si sta adoperando affinché non si estenda l’esternalizzazione dei servizi, che, almeno per ora  interessa solo alcune mansioni del personale Ata. Nel medio periodo, l’attenzione del sindacato è concentrata, in relazione alle riforme in atto, sulla necessità che l’attuazione del piano degli organici garantisca almeno la “sostanziale invarianza” della consistenza degli stessi.

Nomine in ruolo

Continua il forte impegno dello Snals per la stabilizzazione del personale “precario”, tramite l’effettuazione di ulteriori nomine in ruolo di docenti e Ata dopo quelle dello scorso anno scolastico, utilizzando le graduatorie permanenti relative all’a.s. 2002/2003 e quelle di merito del concorso ordinario, per le quote di rispettiva competenza.

Conseguimento abilitazione e/o idoneità e specializzazione per il sostegno

Lo Snals si sta muovendo da tempo per risolvere questi problemi ed ha elaborato una prima ipotesi di soluzione che prevede la separazione delle graduatorie tra insegnamento di sostegno e curricolare; il nostro sindacato è, però, disponibile ad esaminare eventuali ipotesi che consentano il raggiungimento dei propri obiettivi strategici, interpretando le istanze degli interessati e le  esigenze di qualità di un servizio scolastico di così grande rilievo. Occorre innanzitutto premettere quanto segue:

1. va garantito, in tempi brevissimi, a tutti coloro che prestano già servizio di sostegno nella scuola secondaria, compresi gli insegnanti tecnico pratici, con un certo requisito di servizio che non saranno scavalcati ed eliminati dalla possibilità di continuare ad insegnare sul sostegno. Parimenti deve essere possibile, con il possesso di determinati requisiti di servizio, conseguire l’abilitazione per non essere scavalcati nell’insegnamento disciplinare;

2. per evitare contenziosi nocivi per tutti, occorre fare in modo di non creare scavalcamenti di contro interessati non attualmente impegnati direttamente sul sostegno nel conseguimento dell’abilitazione;

3. per la scuola primaria devono essere garantite forme di conseguimento della specializzazione e/o dell’idoneità;

4. deve essere  inoltre garantita la compatibilità del servizio scolastico con le modalità di conseguimento dei titoli mancanti.

Scuola primaria

Infanzia ed elementare

Le soluzioni adottate dovranno comunque garantire che:

• i nuovi laureati, nell’acquisire la laurea, conseguano, oltre all’abilitazione, anche il titolo per il sostegno;

• per tutti gli inclusi nelle graduatorie permanenti con un determinato servizio nel sostegno,  si concretizzi una norma che preveda, da parte delle facoltà che rilasciano la laurea per l’insegnamento, l’organizzazione di apposite forme di corsi o di esami al fine del conseguimento della specializzazione nell’arco temporale massimo di un anno;

• per i docenti con un determinato servizio, non inclusi nelle graduatorie permanenti, si preveda la possibilità di conseguire l’idoneità e la specializzazione in appositi corsi presso le facoltà che rilasciano la laurea per l’insegnamento.

Scuola secondaria

Va preso atto che:

• i nuovi laureati hanno la possibilità di abilitarsi con le SSIS e successivamente di conseguire la specializzazione nel sostegno con 400 ore;

• per gli abilitati non specializzati è prevista, con il D.M. 20 Febbraio 2002, l’attivazione di un corso presso le SSIS fino al 2005/2006 per conseguire la specializzazione con 800 ore, con priorità per i docenti già utilizzati sul sostegno per almeno un anno scolastico;

• per gli specializzati non abilitati è prevista, dal decreto ministeriale 26 Novembre 2002, la possibilità di conseguire l’abilitazione accedendo in deroga ai numeri programmati col Decreto Ministeriale 25 Giugno 2002; (è previsto come requisito il servizio di 180 gg., ma non necessariamente specifico sul sostegno).

Le soluzioni adottate dovranno comunque garantire, in tempi brevissimi che:

• per tutte le classi di concorso, ITP compresi, siano previsti i corsi SSIS;

• per tutto il personale in servizio specifico nel sostegno non abilitato e/o non specializzato, ITP compresi, in possesso di determinati requisiti di servizio, si attivi, nella logica dei provvedimenti citati, la possibilità, eventualmente anche all’interno di percorsi universitari, di conseguire l’abilitazione/ idoneità e/o la specializzazione nel sostegno, in deroga a qualsiasi numero programmato e per tutte le classi di concorso;

• si consenta, in deroga ai test d’accesso e ai numeri programmati, non solo a quelli che hanno la specializzazione per il sostegno, ma anche a coloro che hanno un determinato requisito di servizio, la possibilità di conseguire l’abilitazione, anche nell’ambito di percorsi universitari, in modo da  non essere scavalcati  da altri con pari requisiti.

Aggiornamento e inserimento nelle graduatorie permanenti:

I problemi relativi sono ovviamente distinti a seconda che si tratti di personale docente o Ata. Esaminiamo, pertanto, separatamente le situazioni:

per il personale docente, in sede di aggiornamento annuale delle graduatorie permanenti, si deve riuscire a dare ai punteggi un assetto stabile che tuteli i diritti acquisiti e le legittime aspettative di chi vi è inserito nonché il necessario equilibrio nei nuovi inserimenti. Ciò deve avvenire, trattandosi di graduatorie permanenti nate per creare stabilità in funzione del servizio, tenendo in debito conto l’anzianità, ma anche valutando correttamente l’impegno profuso dai colleghi che hanno acquisito l’abilitazione tramite le SSIS. Il tutto tenendo nella dovuta considerazione sia la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha affermato, per gli abilitati SSIS, la legittimità dei 30 punti ma anche la non cumulabilità di questi con l’eventuale servizio di due anni sia le recenti prese di posizione del Parlamento che richiedono “...parità di trattamento nell’attribuzione del punteggio...”. Su questa linea  di giusto equilibrio si è sempre mosso lo Snals che si attiverà in questa direzione sia nelle sedi sindacali proprie sia in sede di parere obbligatorio del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione;

per il personale ATA, occorre la tempestiva emanazione di tutti gli atti necessari, affinché si possano conferire, con decorrenza 1/9/2003,  le nomine ITI e ITD - senza interruzioni e ritardi che danneggiano il personale interessato;

si deve porre rimedio a specifiche inadempienze relative a: acquisizione di ulteriori domande di supplenza, integrazione delle precedenti domande, cancellazione ed iscrizione in altra provincia (art. 5 del D.M. n. 430/2000 -Regolamento supplenze- commi 9, 10, 11 e 12); durata delle supplenze conferite dai dirigenti scolastici sui posti non coperti attraverso lo scorrimento delle graduatorie permanenti (I fascia) e degli elenchi aggiuntivi provinciali (II fascia); durata delle supplenze conferite dai dirigenti scolastici sui posti non coperti attraverso lo scorrimento delle graduatorie permanenti (I fascia) e degli elenchi aggiuntivi provinciali (II fascia).”

 

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Superato il tetto di spesa per il 2002: bloccate le assunzioni in ruolo e a settembre si prevede un carosello di docenti. I rappresentanti degli insegnanti: sarà un autunno caldo
Scuola, l’anno parte all’insegna dei supplenti
I sindacati: in prima elementare ”inglese” ancora rinviato. La Moratti: più rigore e meno sprechi

di ANNA MARIA SERSALE

ROMA - A settembre la scuola riparte grazie ai supplenti. Le 80 mila cattedre vacanti verranno coperte con personale precario perché le nomine in ruolo sono bloccate. I sindacati avevano sperato in una schiarita all’ultimo momento. «Invece si prepara una stagione di lotte», hanno detto in coro lasciando le stanze di viale Trastevere. Dopo l’incontro con la Moratti anche il sindacato autonomo Snals ha confermato la mobilitazione. «Con i supplenti l’anno comincia nell’incertezza», sostengono Confederali e autonomi, pronti a dare battaglia nell’«autunno caldo della scuola». «Difficoltà di bilancio e lo "sfondamento" della spesa - afferma Massimo Di Menna, segretario della Uil - bloccano le assunzioni. Le ripercussioni nella scuole saranno gravi: si rischia il carosello degli insegnanti anche se il ministro, per tamponare, nel decreto appena emanato ha ordinato ai dirigenti regionali di anticipare di un mese le assegnazioni provvisorie». Ma la mole di lavoro è enorme. E i manager regionali potrebbero non farcela entro il 31 luglio. «Delegheranno i presidi - conclude Di Menna - In ogni caso è una corsa contro il tempo. Roma, per esempio, è in ritardo. Ancora una volta la scuola italiana partirà in affanno, secondo vecchi schemi e senza gli stanziamenti promessi».
«A rischio anche il tempo pieno e l’inglese per i bambini che andranno in prima elementare», i sindacati sostengono che i tagli agli organici hanno conseguenze negative anche in questo campo. Ma mentre Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda alzano il tiro, la Moratti invita tutti a «maggiore rigore» e ad evitare «gli sprechi delle risorse esistenti». «Nel 2001-2002 - ha detto il ministro - si è registrato uno sfondamento di 100 mila unità in più, tra docenti e personale ausiliario». Le assunzioni sono state bloccate perché il tetto di spesa previsto per quest’anno è già stato superato. «Già, ma le previsioni del ministero sono sempre sottostimate - osserva Enrico Panini, Cgil - Ecco perchè si supera la spesa. La verità è che questo è un meccanismo assurdo, originato dalla volontà del Tesoro di contenere i costi in modo fittizio. Come si può parlare di sprechi quando si nomina un docente su una cattedra vuota? E’ assolutamente paradossale che a fronte di 100 mila posti vacanti (considerando anche gli ata, ndr) non si faccia neppure un’assunzione. Vedo per la scuola tempi bui. Anche per i presidi si fanno "sconti" sulle assunzioni e su 4 mila posti disponibili, si dà il via ad un concorso solo per 1.500». «E il piano pluriennale di investimenti? E’ ancora in alto mare - tuona Fedele Ricciato, leader dello Snals - Quanto alle assunzioni, se non verranno fatte nelle prossime ore, ma il ministro lo ha escluso, per i docenti varrà soltanto la decorrenza giuridica. Anziché avere lo stipendio da insegnanti di ruolo, pur avendone diritto, avranno lo stipendio da precari, da supplenti. Solo nella scuola succedono cose del genere». Daniela Colturani, segretario nazionale della Cisl-scuola, rincara la dose: «Le mancate assunzioni sono un colpo basso ai vincitori di concorso».


 

Da del 19 luglio 2002

La rivolta dei precari: «A scuola sarà il caos»

ANNA MARIA ASPRONE
Un’agonia lenta, anno dopo anno in attesa della cura: il posto fisso nella scuola. Invece per oltre un migliaio di docenti «in odore di immissione in ruolo» è arrivata l’ennesima delusione. Soprattutto quelli che avevano risalito la china della lista delle graduatorie, permanenti e di concorso e, giunti ai vertici credevano di averlo agguantato quel benedetto posto, invece è sfuggito ancora una volta. Se ne riparla alla fine del 2003. Sì, perché slittando i termini per le nuove nomine dal 31 luglio a settembre o ottobre prossimi, i contratti dei nuovi prof, avranno solo validità giuridica mentre il cosiddetto «raggiungimento della sede» cioè la decorrenza economica del contratto inizierà solo da settembre 2003. E mentre sono state prese d’assalto le segreterie dei sindacati della scuola e si programma già la protesta, fioccano coomenti e recriminazioni dei leader delle organizzazioni. Per tutti: dalla Cisl alla Cgil, dallo Snals a Gilda, si tratta di un blocco immotivato che non può essere giustificato nemmeno nell’ottica dei tagli di spesa e che oltre ad aumentare la precarizzazione nella scuola, fa crescere la sfiducia del cittadino nel servizio pubblico spingendolo sempre più verso le strutture private. «Un gravissimo attacco del Governo contro il diritto allo studio nella scuola statale, contro la continuità didattica e di servizio, contro le aspettative di centinaia di docenti che aspirano a veder stabilizzato il rapporto di lavoro». Questo il duro commento della Gilda degli insegnanti sul blocco delle immissioni. «Questa grave decisione - spiega Libero Tassella coordinatore Gilda - che non ha precedenti, non rispetta neanche le procedure concorsuali e la programmazione annuale delle nomine in ruolo; lascia al palo centinaia di insegnanti che hanno superato gli ultimi concorsi a cattedra e già da quest’anno potevano essere assunti». Ma se per gli aspiranti al posto fisso la batosta è stata pesante non sono rose neanche per i precari in attesa dell’incarico annuale. Circa 1500 per i quali, dicono dal Csa, sono quasi pronti i contratti. Se non saranno firmati entro il 31 luglio la competenza passerà ai singoli capi d’istituto. «Per le immissioni in ruolo programmeremo la prossima settimana le opportune azioni di lotta - precisa Franco Buccino della Cgil scuola - la scelta infelice del ministro penalizza sia i precari che gli aventi diritto all’immissione, e anche le stesse scuole costrette ad un superlavoro. Ciò creerà una situazione ingestibile già ad inizio d’anno. Tutto in nome dei tagli agli organici e alla scuola». E in relazione ai nuovi incarichi c’era la possibilità di assegnare più cattedre annuali in base alla circolare ministeriale che dava la possibilità, nei casi di classi sovranumerate, di sdoppiarle. Ma ieri da un incontro tra i responsabili della Direzione Scolastica Regionale e i sindacati è emerso che il fenomeno è abbastanza contenuto: «Perché i dati forniti dai vari Csa provinciali - spiega, infatti, Antonio De Angelis dell’ex Provveditorato - sono inferiori alle attese». «Abbiamo contestato i dati fornitici dal Csa sui posti in deroga e sulle nuove classi, perché li riteniamo parziali - dice Luigi Bifulco, segretario Cisl scuola - Per avere un quadro completo delle esigenze e delle necessità, chiediamo che ci venga presentato il quadro della situazione a Napoli e nella provincia, scuola per scuola». E sulle immissioni in ruolo: «Abbiamo risollecitato - conclude - una proroga dei termini, non potendo far scontare ai vincitori di concorso le carenze amministrative, e non ritenendo possibile che si possa ancora andare avanti senza certezze e garanzie».


Da  del 19 luglio 2002

Alt dei sindacati, denunce alla Moratti Dopo il rinvio di 8mila assunzioni caccia ai prof precari
Scuola, 1500 supplenti "Non decidano i presidi"

BIANCA DE FAZIO

DENUNCE a raffica contro la decisione del governo di cancellare le previste assunzioni nel mondo della scuola. I vincitori del concorso tenutosi ormai anni addietro chiedono l'intervento della magistratura, impugnare la decisione della Moratti. Oltre ottomila prof precari che avrebbero dovuto essere assunti entro la fine di luglio restano fuori. Ed ottomila è un numero al ribasso: secondo i sindacati in tutta Italia sono oltre 80mila i posti vacanti, le cattedre scoperte. «Fin dal 2000 esisteva un impegno formale per 30mila assunzioni  -. La decisione di non immettere in ruolo entro luglio rappresenta una scelta politica gravissima contro i diritti degli studenti ad avere insegnanti stabili». «Questa grave decisione, che non ha precedenti, non rispetta neanche le procedure concorsuali e la programmazione annuale delle nomine in ruolo». Lascia al palo centinaia di giovani insegnanti che hanno superato gli ultimi concorsi a cattedre e già da quest'anno potevano essere assunti».
Al posto dei vincitori di concorso staranno in cattedra i supplenti, ma anche l'iter per i loro incarichi è un percorso a ostacoli: la norma che prevedeva le assunzioni entro il 31 luglio fissa quella stessa data per le nomine annuali, per firmare, insomma, i contratti a tempo determinato coi precari. Improbabile, però, che gli ex Provveditorati riescano a completare le operazioni entro la fine del mese. Tant'è, già ieri nei corridoi dell'amministrazione si ventilava uno slittamento al 12 agosto. E se il Csa di Napoli sta mettendo a punto il calendario delle convocazioni, al momento l'unica data certa è quella di giovedì 25, quando si inizieranno a firmare i contratti. Solo per Napoli sono più di 1500 le cattedre da assegnare: le più numerose sono nella scuola materna, dove mancano 482 maestre, poi sono 359 le cattedre vacanti alle elementari, 381 alle scuole medie, 349 alle superiori. Ed aumenteranno ancora visti gli aggiustamenti da fare negli organici effettivamente necessari. Numeri che rendono assai difficile credere si possa finire tutto in 5 giorni. Così scenderanno in campo i presidi: le nomine che il Provveditorato non riuscirà a smaltire verranno delegate ai dirigenti scolastici, ad agosto. Un mese caldissimo per i precari della scuola. Irritati per le mancate assunzioni, ma anche per la paura che affidare le operazioni ai dirigenti scolastici per altro in pieno agosto comporti poca trasparenza.
E' proprio per garantire trasparenza che i sindacati chiedono sia resa pubblica la mappa delle cattedre disponibili, e vogliono che anche le nomine di competenza dei presidi si facciano presso i Provveditorati, e comunque avvisando i precari con telegramma, specie alla luce del periodo di ferie, per risparmiare loro le quotidiane peregrinazioni tra scuole e uffici amministrativi. Resta un atroce interrogativo: il precario che non si presentasse a firmare per la supplenza (non avendo saputo che era il suo turno) verrebbe depennato dalla graduatoria?
 

 

18 luglio 2002

I sindacati di categoria lamentano una situazione sempre più drammatica: sono vacanti 80.000 posti coperti con docenti precari

Tagli nella scuola: verso il blocco delle assunzioni



ROMA - Il prossimo anno scolastico potrebbe cominciare sotto il segno della precarietà. C’è il rischio, infatti, che, nonostante le promesse fatte alle famiglie, il governo faccia slittare l’annunciata assunzione in ruolo degli insegnanti necessari a coprire gli oltre 80 mila posti vacanti nella scuola, sopperendo alle necessità di docenti con supplenze annuali. Una prospettiva che preoccupa i sindacati della scuola, allarmati soprattutto dal fatto che dal ministero dell’Istruzione non è stato ancora indicato il contingente di nuovi insegnanti da immettere in ruolo. «Il giorno ultimo per la stipula dei contratti è il 31 luglio - spiegano - ma a oggi ancora niente si è mosso mentre dal Tesoro arrivano forti segnali di una riduzione della spesa scolastica». Quello del blocco delle assunzioni è, insomma, un rischio non solo teorico e a settembre potrebbe portare a un’ondata di agitazioni nella scuola. Tutto si basa sui numeri di insegnanti da assumere. Un decreto emanato dal governo Amato prevedeva....



...... una serie di assunzioni su base triennale, a cominciare dal primo settembre 2002, data entro al quale 30 mila nuovi docenti sarebbero dovuti passare di ruolo. A maggio il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti ridimensiona però il tutto, parlando di 21 mila nuovi possibili insegnanti. «Una cifra già molto al di sotto della soglia dei posti vacanti, che sono più di 80 mila».Ma non è tutto: «I pensionamenti previsti entro l’anno sono 21.800, quindi le assunzioni non coprirebbero neanche il turn over». La situazione, già grave, precipita nelle ultime settimane quando, a detta dei sindacati, nel mondo della scuola comincerebbero a girare nuove cifre sulle possibili immissioni in ruolo: 8, massimo 9 mila nuovi insegnati, cifra lontanissima non solo dai 30 mila promessi da Amato, ma anche dai 21 mila per i quali si era impegnata la Moratti. Salvo poi, arrivare a ieri quando, allarmati dall’immobilismo del ministro dell’Istruzione, l’ipotesi di un blocco delle assunzioni si è fatta strada in maniera determinata. «Non è questa la strada per elevare la qualità della scuola pubblica», hanno denunciato ieri Cgil, Cisl, Uil Scuola, Snals e Gilda. Per il prossimo 23 luglio è fissato un nuovo incontro al ministero dell’Istruzione, ma le previsioni sono tutt’altro che ottimistiche. «Le nomine in ruolo non si faranno,oppure le poche che verranno fatte non avranno decorrenza economica da settembre 2002 perché avvenute dopo il 31 luglio. La situazione è gravissima, anche perché una decisione di questa portata non ha precedenti ed è l’ouverture di un inizio di anno ampiamente a rischio prima ancora di partire».  «Il tempo che scorre e il silenzio assoluto su questa vicenda, oramai a ridosso del 31 luglio, lasciano realisticamente presupporre che quest’anno non ci saranno assunzioni in ruolo», per la quale si prospetta «una guerra tra poveri».



 

                                                                                      Al segretario Generale dello

                                                                                                     SNALS

Pesaro, 11 maggio 2002                                                           e ai colleghi del sindacato                                                                         

Gentile segretario,

il Comitato “Nuovi Precari Marche” aderente allo Snals della provincia di Pesaro e Urbino

denuncia la grave situazione, il danno e la beffa perpetrati dallo Stato italiano nei confronti di una vasta fascia di precariato docente che ha sperato e creduto nel concorso riservato ed in quello ordinario. Quel che è peggio è che tutto ciò si sta verificando quasi sotto silenzio. Il dibattito sull’articolo 18, la contrattazione sul comparto scuola e la riforma scolastica hanno giustamente catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica, dei mass-media e degli organi di tutela dei lavoratori. L’ingiustizia sociale è però gravissima, tanto più ora che in tutta Italia si stanno pubblicando le graduatorie permanenti provvisorie destinate a diventare definitive alla fine del corrente mese. La questione è ormai annosa e Lei sicuramente ne è a conoscenza.

Il concorso ordinario , come anche il riservato che richiedeva 360 giorni di servizio minimo, hanno rappresentato  una rigida selezione ( si vedano i dati statistici in merito agli esclusi) in cui sono stati impiegati sforzi di natura intellettuale e umana tout court non indifferenti; i programmi d’esame, oltre alla tradizionale  parte prettamente disciplinare, di per sé già assai vasta, richiedevano ai candidati- per la prima volta in Italia- anche solide competenze riguardanti tutti quegli aspetti didattici, psicologici, pedagogici, assolutamente primari nel processo di insegnamento/apprendimento, e inoltre una prova pratica di utilizzo delle tecnologie informatiche, indispensabili nella scuola e nella società del terzo millennio.

L’intento anche politico di rinnovare la formazione del corpo docente e dotarlo di nuova professionalità, al fine di un innalzamento della qualità dell’insegnamento ed in vista di una  riforma dei cicli scolastici , è partito proprio dal maxi concorso ed ha mietuto le sue vittime. La istituzione, contemporanea al concorso, delle scuole di specializzazione all’insegnamento secondario (S.S.I.S.) ha costituito l’iter alternativo attraverso cui accedere al titolo abilitante all’insegnamento, che peraltro non avrebbe dovuto essere determinante ai fini delle immissioni in ruolo,  e, al momento attuale, l’unico per accedervi, almeno fino all’approvazione di una riforma che riconsideri il problema della formazione iniziale dei docenti, cosa sicuramente auspicabile e condivisa.

Ma esiste, nei fatti, un gap generazionale che colpisce indistintamente tutti coloro che, soprattutto per motivi di età, non hanno potuto partecipare ai concorsi del 1990, non hanno potuto inserirsi in graduatorie chiuse da anni, hanno a fatica racimolato punteggio di servizio; costoro hanno accolto con soddisfazione l’indizione del concorso pubblico ordinario e si sono seriamente impegnati per il superamento di tale prova “professionalizzante”, ma vedono ora lesa  la loro professionalità e ciò, paradossalmente, per mano di quello Stato che li ha “creati”, chiedendo loro conoscenze,capacità e competenze, e che si fa garante di uguaglianza, giustizia e pari diritto al lavoro per i propri cittadini.

Infatti, i vincitori del concorso ordinario per titoli ed esami  si  sentono, ed oggettivamente risultano, ingannati e lesi dall’attribuzione di ben trenta punti, aggiuntivi al punteggio di abilitazione, alle abilitazioni conseguite presso le S.S.I.S. (per le quali era comunque previsto un punteggio aggiuntivo, quantificato poi in trenta punti dal D.M. n.268/2001) ed anche dall’inserimento con riserva di quanti non possiedono tale titolo e si sta facendo di tutto da parte delle singole Università pur di farglielo ottenere nei tempi previsti (Ciò non era successo nella precedente fase di indizione delle GP con gli ordinariati).

Il titolo di abilitazione all’insegnamento -in questa delicata fase storico-culturale di riforme e revisioni, di coesistenza di categorie di docenti abilitatisi secondo diverse, e pur legittime, modalità- in quanto titolo di accesso ad un concorso per soli titoli quali sono le graduatorie permanenti, deve essere soggetto ad una stessa valutazione, indipendentemente dall’iter con cui esso è stato conseguito (concorso ordinario, riservato, s.s.i.s, ). Per la questione ci sono già migliaia di ricorsi, ma quel che è peggio è che con la pubblicazione delle graduatorie permanenti provvisorie di questi giorni il problema è diventato palese a tutti, quanti ritenevano che l’incidenza dei nuovi inserimenti di “sissini”, non fosse poi così determinante.

Nello specifico si guardino le attribuzioni dei punteggi agli abilitati e specializzandi SSIS ai quali sono stati assegnati 3 punti come titoli per ogni singola abilitazione anche se comprese in un unico ambito disciplinare; inoltre sono stati attribuiti 30 punti “a pioggia” nonostante la raccomandazione del Ministero con relativa Faq in cui veniva specificato che i punti aggiuntivi venissero assegnati solo all’abilitazione specifica richiesta al momento dell’iscrizione e del superamento dell’esame di ammissione chiarendo anche che non si valutassero le abilitazioni dichiarate corrispondenti.

 Inoltre nella pubblicazione della graduatoria agli aspiranti SSIS il punteggio aggiuntivo compare compreso in quello di abilitazione e ciò crea inevitabile confusione relativamente alle tabelle di conversione dei  punteggi di sola abilitazione. Ci si rende amaramente conto che gran parte dei precari si vedono superati in graduatoria e che di fatto a costoro viene negato il diritto al lavoro per cui si sono formati. Infatti non vi è per molti neppure la possibilità di aspirare alle supplenze annuali visti i tagli alle spese della finanziaria e la situazione ingeneratasi con questo meccanismo perverso. La mancanza  di lavoro impedisce di poter accumulare punteggio per tentare di raggiungere gli abilitati SSIS che continueranno ad essere integrati anche nei prossimi anni. Perarlto altra delicata questione è il mantenimento delle graduatorie concorsuale che secondo la normativa precedente sono destinate ad andare in prescrizione poiché quest’anno scadono i termini di validità.

La questione è complessa e delicata e merita la giusta attenzione da parte di chi ci rappresenta nelle istituzioni statali e di chi ci tutela nel diritto al lavoro.

La preghiamo quindi di portare e cercare di difendere le nostre istanze nelle sedi opportune per garantire i valori di una costituzionalità che  dovrebbe farci sentire fieri di essere italiani e di servire, con l’opera di educazione e formazione dei giovani, lo Stato.

Ringraziandola anticipatamente per la sicura attenzione, porgiamo distinti saluti.

                                                                                                                      Il Comitato Precari Snals

                                                                                                                        di Pesaro-Urbino

 

I colleghi delle altre province possono contattarci nel sito nuoviprecarimarche@virgilio.it.

 

 

Immissioni in ruolo ancora in alto mare

Per chi volesse capire a che punto si trovino  le  operazioni  per  le
immissioni in ruolo, puo' essere utile leggere la  risposta  data  dal
sottosegretario Aprea il 4 luglio  a  due  interpellanze  parlamentari
presentate dalle Onorevoli Capitelli e De  Simone.  Le  interpellanti,
citando uno studio di Tuttoscuola – v. TuttoscuolaNEWS  n.  58  dell'1
luglio – hanno  chiesto  “come  mai  nel  calcolare  i  posti  per  le
immissioni in ruolo non si tenga conto anche dei posti vacanti coperti
dai precari nell'a.s. corrente”.
Ed ecco la risposta del sottosegretario:  “quanto  alla  richiesta  di
autorizzazione alle assunzioni per l'a.s. 2002-03,  le  determinazioni
relative verranno assunte allorche', a seguito  degli  approfondimenti
attualmente in corso, la situazione complessiva degli  organici  sara'
stata chiarita (…). Occorre quindi che l'amministrazione proceda a una
rigorosa verifica dell'utilizzo del personale  docente  e  soprattutto
del personale ATA per poi eventualmente rendere conto al  Governo,  al
consiglio dei ministri, al Parlamento, alle organizzazioni sindacali e
ai docenti interessati sul se, come e  quando  si  procedera'  con  le
dovute assunzioni”. Una domanda: Sottosegretario, ma ce la facciamo  a
far tutto questo entro il 31 luglio?

 

 

Decreto Interministeriale 24 novembre 1998, n. 460
(in GU 7 giugno 1999, n. 131)

Norme transitorie per il passaggio al sistema universitario di abilitazione all’insegnamento nelle scuole e istituti di istruzione secondaria ed artistica

Il Ministro della Pubblica Istruzione
di concerto con
Il Ministro per la Funzione Pubblica
e
Il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica

Decreta

Vista la legge 19 novembre 1990, n. 341, art. 4, comma 2, che stabilisce che le università provvedono alla formazione degli insegnanti delle scuole secondarie con specifiche scuole di specializzazione articolate in indirizzi presso le quali si consegue un diploma di abilitazione all’insegnamento;

Visto il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, art. 400, comma 12, che stabilisce che fino al termine dell’ultimo anno dei corsi di studio universitari per il rilascio dei titoli previsti dagli articoli 3 e 4 della legge n. 341/1990, i candidati che abbiano superato le prove dei concorsi a cattedre, per titoli ed esami, conseguono l’abilitazione all’insegnamento, qualora questa sia prescritta ed essi ne siano sprovvisti; l’art. 316, comma 2, che prevede che fino alla prima applicazione dell’art. 9, della legge n.341, citata si applicano le disposizioni dell’art. 325;
gli articoli 67, comma 6 e 325, comma 1, che stabiliscono per il personale assistente educatore degli istituti statali per sordomuti e per non vedenti, nonché per il personale direttivo, docente ed educativo impegnato nell’attività di sostegno ad alunni in situazione di handicap il possesso di apposito titolo di specializzazione;

Vista la legge 15 maggio 1997, n. 127, art. 17, comma 95;

Visto il decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 26 maggio 1998, emanato di concerto con il Ministro della pubblica istruzione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 153 del 3 luglio 1998, recante i criteri generali per la disciplina da parte delle università degli ordinamenti dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e delle scuole di specializzazione per l’insegnamento nella scuola secondaria, i cui articoli 3, comma 6, e 4, comma 8, in particolare prevedono, all’interno dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e della scuola di specializzazione, lo svolgimento di specifici corsi aggiuntivi attinenti l’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap per gli allievi che richiedono il diploma di laurea o di specializzazione anche ai fini dell’ammissione ai concorsi per l’attività didattica di sostegno;

Considerato che nell’anno accademico 1998-1999 sono avviati i corsi di laurea in scienze della formazione primaria e istituite le scuole di specializzazione per l’insegnamento nella scuola secondaria;

Considerato che i corsi di formazione per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento secondario presso le predette scuole di specializzazione inizieranno diffusamente nell’anno accademico 1999-2000;

Visto il decreto del Ministro della pubblica istruzione 10 marzo 1997, emanato di concerto con il Ministro per la funzione pubblica e il Ministro del tesoro e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 175 del 29 luglio 1997, con il quale sono state adottate le norme transitorie per il passaggio al sistema di formazione universitaria degli insegnanti della scuola materna ed elementare;

Vista la legge 3 agosto 1998, n. 315, art. 1, comma 8, che, integrando l’art. 4 della legge 19 novembre 1990, n. 341, stabilisce che con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro per la funzione pubblica e il Ministro del tesoro sono adottate norme transitorie per il passaggio al sistema di formazione universitaria degli insegnanti della scuola secondaria;

Visto l'ordine del giorno accolto dal Governo in sede di esame dell'atto Senato n. 932, con il quale si impegna il Governo stesso ad indire un corso di specializzazione per gli assistenti educatori non di ruolo presso i convitti per sordomuti e per non vedenti;

Ritenuta la necessita' di assicurare, nella fase transitoria, la formazione degli insegnanti di sostegno alle classi in presenza di alunni in situazioni di handicap, con assegnazione alle scuole di docenti specializzati, ivi compresa la formazione del personale educativo presso i convitti nazionali per sordomuti e non vedenti;

Decreta

Articolo 1

A partire dal primo concorso a cattedre, per titoli ed esami, nella scuola secondaria bandito successivamente al 1 maggio 2002, e fatto salvo quanto disposto in via transitoria dagli articoli 2 e 4, il possesso della corrispondente abilitazione costituisce titolo di ammissione al concorso stesso e cessa la possibilità di conseguire l'abilitazione all'insegnamento nei modi previsti dall'art. 400, comma 12, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.

Articolo 2

Possono partecipare ai concorsi a cattedre di cui all'art. 1, anche in mancanza di abilitazione, coloro che alla data dell'entrata in vigore del presente decreto siano già in possesso di un titolo di laurea, ovvero di un titolo di diploma conseguito presso le accademie di belle arti e gli istituti superiori per le industrie artistiche, i conservatori e gli istituti musicali pareggiati, gli ISEF, che alla data stessa consentano l'ammissione al concorso.

Possono altresì partecipare ai concorsi di cui all'art. 1 coloro che conseguano la laurea entro gli anni accademici 2001-2002, 2002-2003 e 2003-2004 se si tratta di corso di studi di durata rispettivamente quadriennale, quinquennale ed esaennale e coloro che conseguano i diplomi indicati nel comma 1 entro l'anno in cui si conclude il periodo prescritto dal relativo piano di studi a decorrere dall'anno accademico 1998-1999.

Articolo 3

Nei concorsi a cattedre, per titoli ed esami, nella scuola secondaria ed in quelli per soli titoli, a coloro che abbiano concluso positivamente la specifica scuola di specializzazione, i bandi di concorso attribuiscono un punteggio aggiuntivo rispetto a quello spettante per l'abilitazione conseguita secondo le norme previgenti alla istituzione delle scuole di specializzazione all'insegnamento secondario e più elevato rispetto a quello attribuito per la frequenza ad altre scuole e corsi di specializzazione e perfezionamento universitari.

Articolo 4

Fino a quando in una classe di concorso non vi sarà una sufficiente disponibilità di abilitati per un adeguato reclutamento, è ammessa la partecipazione al relativo concorso di candidati anche non abilitati. A tal fine se il numero di domande presentate per una classe di concorso a cattedre, per titoli ed esami, risulti inferiore al triplo rispetto alla previsione dei posti da conferire alle nomine nel periodo di vigenza delle graduatorie del concorso, i termini per la presentazione delle domande vengono riaperti ammettendo al concorso stesso anche gli aspiranti privi di abilitazione, purché in possesso di una laurea che consenta l'accesso all'abilitazione corrispondente.

Articolo 5

Per i candidati di cui agli articoli 2 e 4, ammessi a partecipare ai concorsi senza il possesso del titolo di abilitazione, la vincita del concorso e la conseguente nomina a tempo indeterminato conferiscono anche il titolo di abilitazione all'insegnamento.

Articolo 6

Limitatamente alle esigenze accertate in ciascuna provincia, fino a quando non vi sarà disponibilità di personale docente munito di titolo di specializzazione per il sostegno conseguito nel corso di laurea e nella scuola di specializzazione, e quindi rispettivamente fino agli anni accademici 2001-2002 e 2000-2001, è consentita alle università, anche in regime di convenzione con enti o istituti specializzati di cui all'art. 14, comma 4, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, l'istituzione e l'organizzazione dei corsi biennali di specializzazione per le attività di sostegno alle classi, in presenza di alunni in situazione di handicap, ivi compresi i corsi biennali per gli assistenti educatori dei convitti statali per sordomuti e non vedenti, in modo tale che i corsi di specializzazione si concludano entro i predetti anni accademici.

Articolo 7

E' consentito ai provveditori agli studi, in regime di convenzione con le università e limitatamente alle esigenze accertate in ciascuna provincia, di istituire corsi di specializzazione per gli insegnanti di sostegno destinati al personale già in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I criteri per l'accesso ai corsi del predetto personale in servizio, sono stabiliti con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione.


 

 

. Supplenti annuali: un dubbio da fugare

Mentre le operazioni di nomina annua da parte dei dirigenti scolastici
procedono, soprattutto nelle grandi citta', con qualche lentezza e
difficolta' varie (il silenzio stampa del ministero e' segno eloquente
che questa seconda operazione di assunzioni non sta andando bene come
quella conclusa il 31 agosto), si e' sparsa la voce, tra i docenti
chiamati in questi giorni a nomine di supplenze annue, che l'eventuale
rifiuto comporterebbe la perdita del diritto l'anno prossimo di
entrare in ruolo.
Niente di piu' falso. Se effettivamente il docente in graduatoria
provinciale, per ragioni personali diverse (rapporto di lavoro in
atto, grave situazione familiare, motivi di salute, ecc.), non accetta
la proposta di supplenza annua da parte del dirigente scolastico,
perde solamente per l'anno prossimo il diritto di avere una supplenza
annua. Lo prevede chiaramente l'art. 8 del Regolamento per le
supplenze di docenti (decreto ministeriale 25 maggio 2000).
Inoltre, se ha gia' accettato la proposta e sottoscritto il contratto
individuale di lavoro, la rinuncia (che costituisce abbandono del
servizio) comporta anche la perdita del diritto, nel corso di
quest'anno, di avere supplenze brevi negli istituti scolastici. Ma il
ruolo per il futuro non e' compromesso, perche' si tratta di
graduatorie di altro tipo, di norme di legge diverse.
Per i docenti chiamati eventualmente nelle prossime settimane a
supplenze di breve durata le cose vanno ancora meglio: il rifiuto non
determina nessun effetto, nessuna penale, come precisa sempre l'art. 8
del Regolamento sulle supplenze, alla lettera B.


6. Supplenti annuali/2: a che cosa servono i CSA?

Il ministro Moratti si e' detta soddisfatta per la riuscita della
prima fase dell'operazione nomina supplenti annuali, in prima battuta
affidata ai provveditorati, coordinati dalle direzioni regionali fino
al 31 agosto, e ora passata nelle mani dei dirigenti scolastici. Che
cosa ha insegnato quest'esperienza di fine estate? In sostanza, e'
emerso che i due livelli fisiologici per la gestione efficiente delle
operazioni sono stati quello regionale/provinciale e quello delle
scuole, che si sono accordate tra di loro individuando scuole-polo per
le azioni di interesse comune (come la gestione delle graduatorie dei
supplenti). Diventa a questo punto meno chiaro che cosa dovrebbero
essere chiamati a fare i CSA (Centri di Servizio a supporto
dell'Autonomia scolastica), intesi come decentramenti sub provinciali
degli ex provveditorati. La stessa Moratti aveva dichiarato che i CSA
non avrebbero dovuto funzionare come organismi burocratici, una sorta
di mini provveditorati. Ma allora, alla luce di quanto si e' visto e
sta in questi giorni avvenendo, non si vede l'utilita' di istituirli.
Pare che anche al ministero ci si stia orientando in questo senso.



6. Supplenti annuali/2: a che cosa servono i CSA?

Il ministro Moratti si e' detta soddisfatta per la riuscita della
prima fase dell'operazione nomina supplenti annuali, in prima battuta
affidata ai provveditorati, coordinati dalle direzioni regionali fino
al 31 agosto, e ora passata nelle mani dei dirigenti scolastici. Che
cosa ha insegnato quest'esperienza di fine estate? In sostanza, e'
emerso che i due livelli fisiologici per la gestione efficiente delle
operazioni sono stati quello regionale/provinciale e quello delle
scuole, che si sono accordate tra di loro individuando scuole-polo per
le azioni di interesse comune (come la gestione delle graduatorie dei
supplenti). Diventa a questo punto meno chiaro che cosa dovrebbero
essere chiamati a fare i CSA (Centri di Servizio a supporto
dell'Autonomia scolastica), intesi come decentramenti sub provinciali
degli ex provveditorati. La stessa Moratti aveva dichiarato che i CSA
non avrebbero dovuto funzionare come organismi burocratici, una sorta
di mini provveditorati. Ma allora, alla luce di quanto si e' visto e
sta in questi giorni avvenendo, non si vede l'utilita' di istituirli.
Pare che anche al ministero ci si stia orientando in questo senso.

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