L'intervista a Nigi (Snals)Docenti meritevoli Ma chi li giudica?I nodi della
riforma Gelmini
da Il Tempo
La scuola va in vacanza non certo i suoi problemi che dopo la Befana torneranno
d'attualità. Tra i nodi a breve termine c'è la questione di come valutare il
merito dei docenti. Che è poi uno dei principi ispiratori della riforma Gelmini.
«Non è un problema di facile soluzione - dice Marco Paolo Nigi, segretario
generale dello Snals Confsal - perché non abbiamo un sistema di valutazione già
collaudato come succede in alcuni paesi europei. Noi, quindi, pensiamo che,
attualmente, il merito sia valutabile con il metro dell'anzianità di servizio
cioè un elemento di professionalizzazione. E che quindi per la valutazione
bisognerebbe partire da una selezione di quei docenti che hanno almeno una
ventina d'anni di anzianità professionale» E dopo la selezione? «Chi è
destinato al merito potrà accedere a una specie di corso-concorso di formazione
che tenga conto dei titoli personali, dei titoli di studio. Quelli ammessi
verrebbero, così, gratificati». Perché non chiedere il giudizio degli alunni?
«Se facciamo giudicare gli alunni sarebbe una specie di tribunale, una gogna.
Un merito potrebbe essere la promozione del 100% degli alunni ma c'è il
rovescio della medaglia: il sospetto di troppo buonismo». Il premio cos'è: un
aumento di stipendio? «Naturalmente, in virtù del 30% dei risparmi di tre anni
di finanziaria (in base all'art 64 del 133) che sono stati destinati al merito
dei docenti. Alla fine, sarà un premio più simbolico che reale». Passiamo al
secondo problema: la riforma delle superiori «A tutt'oggi non sappiamo se la
riforma delle superiori partirà nel 2010. Ci sono intralci di ordine
legislativo e costituzionale. Comunque siamo dell'avviso che la riforma, se
partirà, dovrà interessare tutti gli ordini di scuola liceali e tecnici
limitativamente alle prime classi. Non vogliamo che per le seconde, le terze
ecc. si applichino già le riduzioni di discipline e dell'orario che deve
rimanere inalterato. Anche per rispetto agli alunni che sono stati avviati su
quel percorso di studio». E i tagli di cattedre? «Saranno inevitabili con le
riduzioni delle discipline». Per questo si è scioperato in questi giorni? «Quegli
scioperi non hanno avuto senso perché la riforma, molto probabilmente, non
partirà. E comunque è una partita che si giocherà il prossimo mese». Dulcis
in fundo: le classi di concorso «Le classi di concorso riguardano i titoli di
studio dei docenti per insegnare certe discipline: con la riforma saranno
rivoluzionate. Secondo noi dovrebbero partire un anno dopo l'avvio della
riforma. Perchè creerebbero ulteriori problemi. Alcuni esempi? Ora un laureato
in matematica può insegnare anche fisica; con la riforma non lo potrà più
fare, ci vuole la laurea in fisica. Nell'ambito umanistico le cose sono ancora
più complesse. Questo cambiamento dell'accesso all'insegnamento va fatto
gradualmente per dare il tempo di riorganizzarsi». E sulla previsione degli
organici nelle scuole? «Chiediamo che il calcolo di previsione sull'organico
funzionale sia mantenuto almeno per tre anni. È una previsione più sana e
seria che dà la possibilità ai precari di mantenere quel posto anche se l'anno
successivo non c'è più».
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