La più famosa leggenda riguardante Benevento, quella delle streghe, ebbe origini tardi medievali, ma traeva ispirazione dall’errata interpretazione di un episodio storico risalente a molti secoli prima e che aveva come protagonista il vescovo S. Barbato (663-682 d. C.).

 

 

Questi, infatti, abbatté il magico "Noce di Benevento" che, secondo credenze nate successivamente, costituiva il luogo di ritrovo per la celebrazione del Sabba.  

 

Tale leggenda si radicò tanto da far sì che nell’immaginario popolare il Sannio fosse ricettacolo di convegni diabolici.

Il primo documento riguardante il Noce delle streghe risale a quasi otto secoli dopo l’abbattimento della pianta: nel 1427 S. Bernardino da Siena, durante un sermone quaresimale, tuona contro i raduni malefici presso la città sannita e nell’anno successivo, mentre a Todi viene celebrato un processo per stregoneria, la maga Matteuccia confessa di utilizzare un unguento associato alla formula per recarsi al Sabba. "Unguento, unguento mandami alla noce de Benevento supra acqua et supra a vento et supra omne maltempo".

 

 

Da allora le favole riguardanti Benevento si sono moltiplicate, come del resto i rimedi per tenere lontane le streghe. 

Ad esempio, mettere una scopa ed un pettine dietro l’uscio per costringerle a contare tutti i fili ed i denti e ritardarne l’ingresso in casa fino all’alba, momento in cui i diavoli loro protettori perdono ogni potere; oppure, se si sorprende una di esse nella propria abitazione, afferrarla per i capelli e rispondere "tengo ferro" (anziché "tengo capelli") per non lasciarla fuggire.

 

Ma, a differenza dei paesi del centro Europa e dell’Italia settentrionale, dove la caccia alle streghe infuriò con l’avvampare di numerosi roghi, nel Beneventano il fenomeno della stregoneria venne tollerato anche dal clero e dette più che altro vita a gradevoli storielle in cui i celebranti del Sabba non apparivano così terribili come siamo abituati ad immaginarceli e bastava un segno di croce a renderli impotenti.

 

 

Ad esempio, si raccontava di un contadino della campagna romana che, accortosi dei voli notturni della moglie, la costrinse a portarlo con sé. Giunto al banchetto del Sabba, iniziò a mangiare assieme agli altri convitati, ma lamentandosi per la mancanza di sale lo richiese più volte; portatogli finalmente esclamò: <<E’ arrivato il sale, grazie a Dio!>>.

 

 Appena pronunciate queste parole tutto intorno a lui scomparve ed egli si ritrovò, completamente nudo, sotto un noce.

 Chiese allora ai primi passanti notizie del luogo e scoprì di trovarsi a Benevento. 

 

Tornato a casa denunciò la moglie, facendola finire sul rogo con tutte le sue complici. A parte il finale drammatico, il fulcro della storiella consiste nella parola fuori luogo e nel divertente stupore del contadino quando tutto intorno a lui svanisce.

 

Una curiosità: la fama della presenza di streghe nei pressi di Benevento fu tale che il medico Pietro Piperno, autore di un Malleus maleficarum locale, intitolato "De nuce maga" e pubblicato assieme al trattatello storico "Della superstitiosa Noce di Benevento",  

 

pensò addirittura che l’etimologia di Pietrelcina, anziché da Pietra Pulcina (cioè Pietra Piccola, contrapposta a Pietra Maiure, altro paese più grande) derivasse dalla presenza in quei luoghi della bellissima maga Alcina descritta da Ludovico Ariosto nell’ "Orlando furioso".

La storia, a differenza della leggenda, parla anche del culto longobardo della vipera: essa è l’anfisbena, serpente a due teste riprodotto anche a mo’ di simbolo in alcune vedute della città (peraltro molto simile all’ouroboros, serpente che si morde la coda, simbolo gnostico dell’infinito, della sintesi tra il bene e il male e dell’eterno ritorno). Gli iconografi unirono il noce ed il simulacro aureo dell’anfisbena, conservato ed adorato all’interno della Reggia e di altri nobili palazzi, fondendoli in un rettile antropomorfo che viveva sul famoso noce e collegandolo così al serpente tentatore della genesi, che si trovava sull’albero del bene e del male. In questo modo la leggenda cristiana si contrapponeva a quella pagana, sconfiggendola e cancellandola.

Testo tratto dal volume "Storia di Benevento" di Gianandrea De Antonellis - Edizioni Realtà Sannita Benevento

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a cura di  MARIA CONCETTA LA MARCA