I sindacati bocciano la Gelmini
da tuttoscuola.com
Sono forti i dubbi espressi dalle organizzazioni sindacali sull'approvazione da
parte del Cdm della riforma della scuola secondaria superiore. Secondo il
segretario della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo, "la modalità con la quale
sarà attuata la riforma rende ancora più forte la nostra opposizione: resta
ferma la riduzione oraria indiscriminata nelle classi successive alle prime, ma
solo per i tecnici e i professionali. Non è previsto nessun intervento
significativo per rendere più unitario il biennio iniziale in cui assolvere
l'obbligo di istruzione: si conferma, al contrario, un biennio dei licei a sole
27 ore; né si incrementano le ore di laboratorio del biennio iniziale di
tecnici e professionali, come richiesto dal Parlamento".
Negativo pure il giudizio di Francesco Scrima, segretario Cisl Scuola, per il
quale "al dato positivo di un avvio limitato alle sole classi prime e che
vede coinvolte contestualmente tutte le filiere del sistema, si contrappone
l'inaccettabile scardinamento dei quadri orario nelle classi successive, che
costringerà a non poche forzature per ridisegnare i percorsi in atto, senza
alcun rispetto per le scelte a suo tempo effettuate dagli studenti e dalle
famiglie".
Per Scrima il governo avrebbe eluso del tutto il confronto con il sindacato, che
avrebbe potuto collaborare per ridurre la portata degli effetti su studenti e
personale: "L'impianto del nuovo ordinamento, con le sue luci e le sue
ombre, è frutto di scelte del legislatore di cui non si può che prendere atto,
anche se avremmo preferito che si facesse di più per costruire, su un progetto
di scuola che serve al paese, una base più ampia e solida di consenso. Non si
può invece in alcun modo giustificare e accettare il mancato rispetto di un
doveroso principio di gradualità, che la pesante manomissione dei quadri orari
nelle classi successive alla prima disattende totalmente". "Per questa
ragione - conclude il sindacalista della Cisl Scuola - ha poco senso chiedere il
rinvio della riforma, mentre ne aveva e ne ha ancora adesso molto rivendicare
una revisione del piano triennale dei tagli, nella sua entità e nella sua
scansione temporale: è questo il vero nodo, col quale avremmo comunque dovuto
confrontarci".
Preoccupato pure il primo rappresentante della Uil Scuola, Massimo Di Menna:
"Vedo il rischio che, come al solito, si definisca un quadro normativo
scaricando sulle scuole e sul personale la gestione della novità e gli effetti
dei tagli".
"E' del tutto incomprensibile - continua il segretario di comparto - che si
effettui una riduzione di ore nelle classi seconde, terze e quarte degli
istituti tecnici e professionali non coinvolte dai cambiamenti della riforma.
Una tale procedura risponde soltanto a logiche economiche. Gli impegni del
ministro nel confronto sindacale - conclude - devono assumere carattere di
misure concrete".
Anche lo Snals-Confsal ritiene inaccettabile la mancata previsione di una `vera'
fase transitoria. Come contesta al governo la decisione di attuare la riforma
attraverso l'introduzione di quantità orarie ridotte. Secondo il segretario,
Marco Paolo Nigi, "questa riforma non può avviarsi rispondendo alla mera
logica dei tagli ma deve garantire l'indispensabile gradualità di avvio,
partendo, come previsto, solo dalle prime classi ma lasciando invariati gli
ordinamenti attuali con i rispettivi quadri orari per le classi successive: se
non si introdurranno correttivi, lo Snals-Confsal sarà costretto - minaccia il
sindacalista - ad assumere forti iniziative".
Fortemente contrario il giudizio espresso dal coordinatore nazionale della Gilda
degli Insegnanti, Rino Di Meglio, secondo cui con le nuove superiori "è
evidente che studenti e docenti delle classi vittime dei tagli non avranno più
alcuna certezza rispetto ai percorsi didattici che hanno intrapreso".
"E resta un punto interrogativo - continua Di Meglio - anche il futuro
degli insegnanti che, a causa della riduzione dell'orario, perderanno il posto
di lavoro. In merito a ciò non è giunta alcuna risposta da parte del ministero
che, ancora una volta, - conclude il sindacalista della Gilda - si è dimostrato
sordo alle nostre rivendicazioni, rifiutando di prendere in considerazione
l'unica soluzione possibile: posticipare di un anno l'avvio della riforma".
Senza attenuanti anche le accuse mosse dall'Unocobas, che attraverso il
segretario nazionale, Stefano d'Errico, parla di "impianto
minimalista" perché "il liceo classico di Gentile era una scuola
seria, ed i programmi erano dovunque estesi e compiuti. Bene, cosa direbbe oggi
Gentile di una `riforma' che marginalizza il latino nel Liceo Scientifico? E
della riduzione generalizzata delle ore per materia - si chiede d'Errico - che
investe ogni ordine e grado di scuola?".
Parere del tutto negativo verso le novità approvate dal governo anche da parte
dei Cobas, che confermando lo stato di mobilitazione confermano lo sciopero
generale per l'intera giornata del 12 marzo con manifestazione a Roma: "La
`riforma' - sostiene il leader Enrico Bernocchi - non ha alle spalle alcun
progetto didattico, come non ne avevano alle elementari la maestra unica' o la
devitalizzazione del tempo pieno". "Soprattutto, in queste poche
settimane - continua - docenti, genitori e studenti vedranno il progetto
distruttivo in tutta la sua brutale concretezza, città per città, paese per
paese, con le scuole che spariscono, gli accorpamenti folli, gli indirizzi di
studio soppressi". "Ci sono dunque le condizioni perché si sviluppi,
qui ed ora, una forte opposizione alla `riforma' da parte di docenti ed ATA,
precari e `stabili', studenti, genitori: dobbiamo intensificare subito la lotta,
agevolando - conclude il coordinatore dei Cobas - la mobilitazione di tutto il
popolo della scuola pubblica".
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