Gita di classe
da LASTAMPA.it
Un istituto di Pordenone ha organizzato le vacanze-studio degli allievi sulla
base del loro reddito: la fascia alta a Londra in un buon albergo, la fascia
bassa a Monaco in una pensione abitata dai pidocchi. Faremo causa all’agenzia
di viaggi, ha detto il preside, come se il problema fossero i pidocchi. Il
problema è aver avuto l’idea di separare i ricchi dai poveri, riproducendo
persino in una gita scolastica, emblema della comunità conviviale, quelle
differenze sociali che all’interno della scuola semplicemente non devono
esistere.
Ma cosa ci sta succedendo? In poco più di una generazione siamo passati
dall’egualitarismo diseducativo del «sei politico» al calpestamento di ogni
sensibilità e del significato stesso di scuola pubblica. Leggevo con gli occhi
sbarrati le spiegazioni del sindaco e dell’assessore, entrambe donne ed
entrambe giovani, di quel Comune vicentino che l’altro ieri non ha servito il
pranzo a nove bimbi dell’asilo nido perché i genitori non pagano la retta.
Mica possiamo darla vinta ai furbi, spiegavano le due amministratrici.
Giustissimo, e allora denunciateli. Ma senza smettere di garantire ai figli dei
furbi l’identico trattamento riservato ai loro compagni. Sono bambini, non
divani pignorabili. Mi spaventa il pensiero di come cresceranno i discriminati
di Vicenza e di Pordenone. Ma mi spaventa ancora di più come cresceranno i
privilegiati: privi dei vincoli minimi di solidarietà umana, per insegnare i
quali la scuola pubblica era nata.