Il Giornale

La Gelmini aggira il 6 politico: «Con un 5 ammessi alla maturità»
di Enza Cusmai

Il ministro: «Con una insufficienza lieve non si boccia nessuno. La decisione spetterà al consiglio di istituto»
Il ministro Mariastella Gelmini lancia un messaggio ai dirigenti scolastici alla vigilia della maturità che interessa poco più di mezzo milione di ragazzi. E manda a dire che il cinque in una materia non pregiudica l’ammissione all’esame di Stato: «Con un cinque non si boccia nessuno» ha spiegato con chiarezza il ministro replicando alle critiche sollevate da alcuni presidi secondo cui le nuove regole non sarebbero applicabili perché troppo severe. È infatti il consiglio di classe che deve valutare la maturità dello studente e presentarlo all'esame trasformando il cinque in sei quando sul singolo voto prevale il criterio di preparazione globale. Qualcuno, tra quelli che vogliono osteggiare la riforma a tutti i costi, ora obietterà che questo giochino puzza di falso in atto pubblico. E la secca replica arriva da Sergio Govi, grande esperto di scuola e consulente di Tuttoscuola, che sbotta: «Ma no, che falso pubblico: il consiglio di classe fa una pesatura generale sull’andamento scolastico del ragazzo, rientra nei suoi poteri trasformare un cinque in sei, non a caso si vota a maggioranza e chi non è d’accordo può esprimere il suo parere contrario. E il ministro ha fatto benissimo a sottolineare i poteri del consiglio di classe, ce n’è bisogno in questo clima di grande confusione». Dunque, tanta rigidità mira a stravolgere lo spirito della riforma. Le nuove regole, infatti, vogliono dire chiaro a studenti e professori: «Signori ora si cambia e bisogna studiare di più». Ma da qui a non ammettere all’esame di maturità un ragazzo per un cinque, ce ne passa: «Non mi sfugge – dice infatti Gelmini - che laddove c'è l'insufficienza in una materia il consiglio di classe debba valutare collegialmente se ammettere o no lo studente. Ma queste norme vogliono evitare i sei politici e il lassismo degli ultimi anni». Che c’è stato evidentemente: negli anni scorsi si presentavano alla maturità anche i più “asini”. Infatti, prima del giro di vite firmato Gelmini, bastava che uno studente avesse il sei di media che si poteva ottenere anche con due cinque magari in matematica e in italiano e due sette in materie meno importanti. Ora ci sarà una valutazione più severa, ma di sicuro non farà cadere la mannaia su migliaia di studenti che aspettano di prendere la maturità.
Negli scorsi anni, per esempio, i non ammessi oscillavano tra il quatto e il sei per cento. Quest’anno la stima si ferma dall’otto al dieci. Solo i più pessimisti prevedono una stroncatura del 25%, che significano 125 mila studenti non ammessi. Ma queste sono solo proiezioni. Di sicuro si verificherà una salutare “stretta” per far capire a studenti e genitori che nella scuola ci si deve impegnare di più. Infatti, da quest'anno i consigli di classe danno applicazione, per la prima volta, alle nuove disposizioni previste dal Regolamento per la valutazione (Dpr 122/2009) che prevede, come già successo per l'ammissione all'esame di licenza media, il sei in ogni disciplina di studio.
Nel timore della "stangata", gli studenti stanno chiedendo clemenza per evitare che anche un solo cinque possa determinare la non ammissione all'esame. Insomma una sorta di «sei politico» sembra costituire la richiesta ricorrente che viene dal mondo studentesco. In alcuni istituti romani, dove sono quasi terminati gli scrutini di ammissione, per gli ammessi con riserva (un cinque o due in materie non fondamentali trasformati in sei) si è deciso di consegnare alla Commissione d'esame un giudizio più approfondito sugli alunni "graziati" in cui si spiega che quel cinque arrotondato a sei è una specie di «sei rosso» che serve ad evidenziare le specifiche carenze di apprendimento

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da tuttoscuola.com

Sei politico per l’ammissione alla maturità? O sei rosso?

È arrivato il momento temuto per l'ammissione agli esami di Stato 2010. Per il secondo anno scolastico vige il maggior rigore valutativo voluto dal ministro Gelmini (l. 169/2008).

E da quest'anno i consigli di classe danno applicazione, per la prima volta, alle nuove disposizioni previste dal Regolamento per la valutazione (DPR 122/2009) che prevede, come già successo per l'ammissione all'esame di licenza media, il sei in ogni disciplina di studio.

L'anno scorso, quando per l'ammissione bastava la media del sei, la percentuale di non ammessi, secondo dati ministeriali ufficiosi, aveva sfiorato il 6%, mentre l'anno prima, con criteri meno selettivi, i non ammessi erano stati circa il 4%. Quest'anno, con le nuove regole della sufficienza in ogni disciplina, la percentuale di non ammessi sicuramente aumenterà.

Alcuni sondaggi danno, addirittura, al 25% la percentuale di non ammessi.

Nel timore della "stangata", gli studenti stanno chiedendo clemenza per evitare che anche un solo cinque possa determinare la non ammissione all'esame.

Insomma una sorta di "sei politico" sembra costituire la richiesta ricorrente che viene dal mondo studentesco.

A decidere saranno i consigli di classe che, secondo le norme in materia di valutazione degli alunni in sede di scrutinio finale, decidono collegialmente a maggioranza.

In alcuni istituti romani, dove sono quasi terminati gli scrutini di ammissione (con aumento di non ammessi), per gli ammessi con riserva (un cinque o due in materie non fondamentali trasformati in sei) si è deciso di consegnare alla Commissione d'esame un giudizio più approfondito sugli alunni "graziati" in cui si spiega che quel cinque arrotondato a sei è una specie di "sei rosso" che serve ad evidenziare alcune specifiche carenze di apprendimento. Fatta la legge, trovato l'inganno? Oppure semplicemente buon senso? Il confine in questo caso è labile...

da tuttoscuola.com

Gelmini sulla maturità: ''Con un cinque non si boccia nessuno''

"Con un cinque non si boccia nessuno". Lo ha detto il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, a ridosso degli esami di maturità, all'interno dello studio del programma televisivo Porta a porta.

La Gelmini si riferisce alle nuove norme per l'ammissione all'esame di Stato che conclude le superiori. "E' chiaro - ha osservato - che l'applicazione delle nuove regole deve essere accompagnata dal buon senso e dunque con un cinque non si boccia nessuno. Queste norme però promuovono un maggiore impegno per raggiungere almeno la sufficienza".

"Rispetto alla prassi di questi anni di ammissione totalitaria alla maturità - ha ulteriormente chiarito la Gelmini - questa è una delle norme pensate per restituire rigore e maggiore serietà alla scuola e alla maturità. Non mi sfugge che laddove c'è l'insufficienza in una materia, il consiglio di classe debba valutare collegialmente se ammettere o no lo studente. Queste norme - ha proseguito - vogliono evitare i sei politici e il lassismo degli ultimi anni".

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da Tecnica della Scuola

Un fine d’anno all’insegna della disubbidienza
di A.G.

Prima il caso del “Bella Ciao” a Roma. Poi in Puglia un istituto chiede ai candidati alla maturità 145 euro a testa in attesa che il Miur faccia pervenire i fondi per i commissari. Ma per Gelmini è un’invenzione. In un liceo di Milano vengono invece ammessi studenti con lievi insufficienze: la nuova norma, che prevede almeno tutti ‘sei’, sarebbe inapplicabile. Anche stavolta il Ministero non starà a guardare.
Quello del 2010 sembra destinato a diventare un fine d’anno scolastico all’insegna della disobbedienza: complice il malumore di fondo della maggior parte di coloro che operano nel settore – dai docenti sempre più bistrattati e malpagati ai genitori, su cui spesso si riflettono spese non previste, come il rifiuto del tempo, a seguito dei tagli passando per gli alunni eterni scontenti ed il personale Ata su cui gravano oneri sempre maggiori – , gli ultimi giorni sono stati contrassegnati da una serie di episodi anomali che seppure assestanti ci sembrano non del tutto privi di un filo conduttore.
La prima delle polemiche si è accesa a seguito della presa di distanza della dirigente scolastica della sua scuola media, il Gioacchino Belli di Roma, dall’inaspettata intonazione del ‘Bella Ciao’ tenuta dei suoi allievi durante un’esibizione canora al Miur. La vicenda, come noto, è finita sui banchi del Parlamento. In difesa dei ragazzi, probabilmente indotti al simbolico canto da qualche insegnante, si sono schierate diverse componenti, tra cui il Partito democratico e addirittura le associazioni dei partigiani.
Il 6 giugno, di domenica, si è tornati a parlare di scuola a seguito della pubblicazione della notizia in base alla quale il Consiglio d’istituto del liceo scientifico ‘Majorana’ di Putignano, in provincia di Bari, avrebbe deciso di chiedere a tutti i candidati prossimi alla maturità la non trascurabile cifra di 145 euro a testa poichè la scuola non sarebbe in grado di far fronte al pagamento per intero dei compensi che spettano ai commissari. Le regioni della tassa aggiuntiva a quella chiesta dallo Stato per accedere agli esami del quinto sono state spiegate da Pietro Gonnella, dirigente scolastico alla guida del liceo scientifico pugliese da quasi vent’anni, ad un quotidiano locale: "le casse sono vuote - ha detto il preside - e non riusciamo neppure a pagare i supplenti. Lo Stato ha messo le scuole in ginocchio: ad eccezione di una parentesi felice dello scorso anno, vantiamo crediti per il saldo dei compensi ai commissari dal 2004. Finora abbiamo stornato le somme da altri capitoli, ma questa volta in cassa non c’è neppure un centesimo". Il capo d’Istituto del ‘Majorana’ si è anche spinto a dire che "da Roma riceviamo un acconto per retribuire i docenti incaricati di sovrintendere agli esami di Stato. La restante parte nella migliore delle ipotesi arriva a distanza di 6-7 mesi. Gli insegnanti, costretti a sobbarcarsi i costi delle trasferte, affrontano la missione con l’amaro in bocca. Per questo abbiamo pensato di chiedere un aiuto temporaneo alle famiglie".Di fronte alle proteste di diversi studenti famiglie, la scuola ha in effetti specificato che si tratta di un prestito: “la scuola – ha sottolineato il dirigente scolastico - è pronta a risarcire le famiglie non appena da viale Trastevere ci sarà spedito l’assegno". A distanza di poche ore le parole del preside sono state contraddette, punto su punto, dal ministro Gelmini. Secondo cui, come tutti gli anni i soldi per commissari e presidente sono già pronti per essere assegnati in tempi brevissimi.
Tutto chiarito? Probabilmente. Solo che appena un giorno dopo ecco spuntare un’altra situazione davvero imprevista: un liceo milanese ha dichiarato ufficialmente, ammettendo agli esami di Stato anche studenti con qualche lacuna dichiarata, la non applicabilità della norma (l’O.M. n. 44/2010) che obbliga i docenti ad ammettere i candidati alla maturità solo se in possesso di tutte sufficienze. A differenza della preside del Belli, il dirigente scolastico del liceo scientifico milanese Vittorio Veneto, Michele D'Elia, si è schierato subito in difesa del suo istituto: "come avremmo potuto non ammettere un ragazzo per colpa di una sola insufficienza?". Così alla Vittorio Veneto solo 4 studenti su 180 iscritti all'ultimo anno non sono stati ammessi mantenendo le insufficienze e facendo riscontrare, almeno nel suo istituto, una percentuale di non ammessi addirittura inferiore a quella registrata negli anni in cui le regole erano molto meno ferree.
Il dirigente non vuol però parlare né di un atto di "disobbedienza" né di "sei politico", spiegando che i voti sono stati alzati "perchè è nelle nostre possibilità", "lo prevede la normativa", e così "il consiglio di classe ha operato una sintesi collegiale rispettando la professionalità del singolo docente. I professori sanno applicare le leggi – ha concluso - ma non dimenticano mai di avere a che fare con i giovani: non sono aridi esecutori di circolari". Peccato che la circolare che regola lo svolgimento degli esami delle superiori sia diventato uno dei cavalli di battaglia del ministro Gelmini, dal primo giorno di insediamento a viale Trastevere fervida assertrice del ritorno al rigore e al rispetto delle regole. E poiché nella scuola le indicazioni ministeriali rappresentano la legge, anche se l’autonomia decisionale degli organi collegiali ha sempre diritto di essere esercitata, non è certo possibile attuare delle norme d’istituto che sovvertano proprio quelle indicazioni.

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