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Nigi: su Pa finora solo chiacchiere, rinnovare subito il contratto - ADNKRONOS intervista il Segretario Generale Confsal

"Basta giri di parole su un prossimo decreto di riforma della Pubblica amministrazione, che peraltro finora nessuno ha visto: è tempo di rinnovare il contratto di lavoro dei dipendenti pubblici, scaduto da nove anni".

 

Basta giri di parole su un prossimo decreto di riforma della Pubblica amministrazione, che peraltro finora nessuno ha visto: è tempo di rinnovare il contratto di lavoro dei dipendenti pubblici, scaduto da nove anni.
Intervistato dall’Adnkronos il segretario generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, chiede di porre fine a tanti discorsi sull’assenteismo - da sanzionare fino al licenziamento con le regole che già esistono - e di procedere invece speditamente verso la riapertura del tavolo per il rinnovo del ccnl: un rinnovo che tocchi la parte normativa ma anche quella economica, con cifre che non possono essere quelle emerse finora, 6-7 euro lordi al mese, o peggio ancora. Il tempo delle chiacchiere è finito, sottolinea Nigi: occorre confrontarsi su come far lavorare 3,2 milioni di persone che hanno voglia di fare il proprio mestiere. Il Paese, conclude il segretario della Confsal, si regge sul pubblico impiego e il contratto non è una spesa improduttiva ma un investimento.

Di seguito il testo integrale dell’intervista:

     Pubblicato il: 09/02/2017 15:14

Nigi (Confsal): "Su Pa finora solo chiacchiere, prima di tutto rinnovare il contratto"

SINDACATO

"La Confsal è presente al tavolo sul pubblico impiego insieme con i sindacati rappresentativi, sottoscrittori di un contratto. Al momento, ci siamo incontrati per un 'pour parler': si parla di un decreto di riforma della pubblica amministrazione ma nessuno l'ha visto. Per ora sono solo considerazioni orali che il ministro ha fatto, dicendo che ci sono dei decreti, ma non li abbiamo ancora letti. Quello che chiediamo, invece, è la riapertura della contrattazione per il contratto collettivo nazionale e i contratti integrativi, perché se non si fa il contratto tutto il resto sono chiacchiere, poesia, fantasia, mentre noi vogliamo vedere i fatti". Ad affermarlo, a Labitalia, è il segretario generale della Confsal, Marco Paolo Nigi.

E la Confsal ha idee molto chiare da portare al tavolo. "Si parla, per esempio, di punizione verso gli assenteisti, e non è certo questo il sindacato - ricorda - che li vuole difendere: gli assenteisti vanno perseguiti, va impedito questo esercizio culturalmente sbagliato di approfittarsi delle regole per non andare a lavorare".

"Chi non va a lavorare - ribadisce - va sanzionato fino anche al licenziamento perché l'abbandono del posto del lavoro è uno dei punti più importanti nel rapporto di impiego fra lavoratore e datore ed è la cosa più grave che esista: non solo si fa un torto all'organizzazione e alla produzione ma anche ai colleghi che devono compensare il lavoro. Ma per perseguire questo le regole ci sono già".

"Questo sindacato, semmai, è un po' contrariato perché sull'argomento si gira intorno con una sorta di anello a voler dimostrare che i pubblici dipendenti sono degli pseudo-lavoratori, persone che non fanno nulla, e invece non è vero. Né condivido chi fa il paragone con il privato, anche perché bisogna vedere di quale privato si parla per dire che lì c'è meno assenteismo", precisa il segretario generale della Confsal.

"Invece di parlare di assenteismi, si rinnovi il contratto", incalza Nigi sottolineando che "sono nove anni che aspettiamo e per ora si sono fatte solo chiacchiere: si è detto che il contratto si farà perché la Corte Suprema ha detto di farlo, ma non si dice quanto si darà". "Non si potranno certo dare 6-7 euro lordi o peggio ancora - aggiunge - proporre un contratto che cambi le regole sulla parte normativa senza toccare la parte economica".

"Tutto va contrattato - dice Nigi - e va fatto perché solo attraverso il contratto si può modificare l'organizzazione, la produzione e anche l'attaccamento del lavoratore al lavoro. I pubblici dipendenti, infatti, sono e si sentono trascurati, il loro potere d'acquisto è diminuito del 20-30%".

"Quindi, bisogna mettersi a sedere - rimarca Nigi - e ragionare su direttive, dove ci sono i soldi, e dire come si intende far lavorare questi dipendenti, che hanno la volontà di lavorare. Sono dipendenti che mantengono le sorti del paese. Basti pensare alla scuola ma anche alla sanità, alle agenzie fiscali: tutto dipende dai lavoratori, il paese si regge sul pubblico impiego".

"Continua, invece, a diminuire la forza lavoro nel pubblico impiego, 188mila dipendenti in meno su 3,2 milioni, e nessuno ha detto niente. Lo stesso blocco del turn over è una stupidaggine: si diminuisce l'organico e poi ci si lamenta che non funziona nulla, ma così facendo a lungo andare non funzionerà mai. Allora, sarebbe meglio chiudere tutto", ironizza.

"Va invece ripensato il ruolo del pubblico impiego - conclude il segretario generale della Confsal - e questo si fa attraverso il contratto e considerando che non è una spesa improduttiva, un costo, ma un investimento".