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La vera riforma investire nell'educazione e nell'istruzione.

No al nuovo assetto della scuola e dello stato giuridico del personale: Snals-Confsal non codivide il piano an nunciato dal governo

La fretta di cambiare e lasciare il segno, aspetti peculiari di questo Governo, e, soprattutto, la mancanza di conoscenza approfondita dei problemi rischiano di portare a soluzioni improvvisate, superficiali se non dannose. é quanto sta per accadere alla scuola italiana per la quale, secondo quanto si apprende dalla stampa,  stato delineato un piano di riassetto strutturale che ha suscitato la nostra preoccupazione e la giusta protesta degli insegnanti, alla quale vogliamo dare voce.  é il caso di soffermarci su alcuni punti della proposta che non  possibile condividere, nel merito e nel metodo. 

Lo Snals-Confsal rifiuta decisamente l' ipotesi di allungare l'orario dei docenti a 36 ore, a stipendio invariato. Il rapporto di lavoro non può essere modificato unilateralmente. L'orario di servizio del personale  materia che richiede un indispensabile confronto con le parti sociali e deve essere discussa nella sede legittima che  quella del negoziato per il rinnovo del contratto. Aumentare l'orario, per giunta senza riconoscimenti economici,  contrario a ogni principio in base al quale a ogni prestazione deve corrispondere una controprestazione.

Senza contare che i docenti italiani già oggi effettuano un orario che supera di gran lunga le 36 ore previste dal governo, perchè oltre alle ore frontali di lezione svolgono una serie di attività aggiuntive che vanno dalla partecipazione agli organi collegiali, alla preparazione delle lezioni, alla correzione dei compiti, ai colloqui con le famiglie, e che non sono retribuite.  La complessità della questione, quindi,  tale che non pu˜ essere affidata a una delle solite frettolose consultazioni che non hanno incidenza alcuna su provvedimenti calati dall'alto. 

Data la totale assenza di occasioni di interlocuzione, abbiamo consegnato al ministro Giannini e al sottosegretario Reggi un documento (vedi a pag. 3, n.d.r.) in cui indichiamo le priorità strategiche della scuola e chiediamo nuovamente il rinnovo del contratto di lavoro, ormai scaduto da cinque anni, con la previsione di un'adeguata copertura finanziaria nella prossima legge di stabilità 2015. Rinnovo che, peraltro, il governo intende attuare non per via contrattuale, ma per via legislativa, ripristinandone cos“ la natura pubblicistica. 

Nel documento Snals, che non nasce oggi ma  frutto di una ponderata riflessione,  delineato il nostro progetto scuola e, tra le varie proposte e richieste, occupano un posto di rilievo l'istituzione dell'organico pluriennale di istituto e di rete, su base almeno triennale, e misure adeguate per offrire alle giovani generazioni maggiori opportunità formative. Non ci sembra che la proposta ministeriale vada in questa direzione, dal momento che prevede l'azzeramento delle graduatorie di istituto penalizzando, cos“, gravemente i precari della scuola ai quali sarà tolta la possibilità di fare supplenze. 

Connessa all'orario della docenza e allo stato giuridico del personale  la questione del tempo scuola. L'ipotesi di aprire gli istituti dalle 7 alle 22 per attività scolastiche, di recupero, extrascolastiche, da affidare agli stessi insegnanti di classe  paradossale.  Anche noi siamo favorevoli all'apertura delle scuole per tutto il giorno, ma con una netta distinzione tra tempo scuola, dedicato alle attività curriculari, garantito dallo Stato con il proprio personale, cui non pu˜ essere attribuito altro tempo d'insegnamento in classe e di lavoro già gravoso, e tempo di permanenza nelle strutture scolastiche, destinato ad attività educative (sportive, culturali, artistiche), abitualmente svolte da agenzie esterne alla scuola, e affidate ad altri operatori, senza confusione di ruoli e professionalità. 

Le attività di recupero e rafforzamento dell'apprendimento potrebbero essere svolte su base volontaria dai docenti delle scuole statali con oneri a carico delle famiglie e, per le meno abbienti, si potrebbe prevedere un sistema di detrazioni fiscali. I docenti potranno effettuare attività didattiche oltre l'orario di servizio con uno speciale e regolamentato regime di intramoenia.  Anche l'idea di decurtare di un anno la durata della secondaria di secondo grado, da 5 a 4 anni, ci trova assolutamente contrari, come più volte abbiamo espresso anche su queste pagine.  La conseguente contrazione del curricolo e degli insegnamenti provocherebbe una diminuzione dell'offerta formativa e un inevitabile abbassamento dei livelli di apprendimento. 

La proposta  palesemente dettata da motivi di risparmio, non certo dalla dichiarata esigenza di adeguare il nostro sistema scolastico a quello dei paesi europei, nella maggior parte dei quali, peraltro, sono in vigore i nostri cicli educativi che rispondono a precise tappe di apprendimento degli alunni. La scuola, come si vede, non "cambia verso". Anzi, scavalcando a gamba tesa un contratto ancora vigente, si va a modificare non solo l'organizzazione del lavoro, ma lo stesso stato giuridico del personale. Tagli ieri, con i governi precedenti, tagli oggi, come al solito mistificati da tentativi di "riforme" che non valorizzano il lavoro dei docenti, anzi lo sviliscono, non qualificano l'offerta formativa, ma la peggiorano.  Nella proposta c'è molto altro, ma attendiamo di conoscere il testo ufficiale per esprimere valutazioni più approfondite, nell'auspicio che si apra su di essa un dibattito costruttivo con le forze sindacali.

Da parte nostra contrasteremo con tutte le nostre forze un piano che rappresenta solo l'ennesima operazione di tagli lineari a danno della scuola e del suo personale. Al riguardo non ci stancheremo di ripetere che le riforme strutturali non si improvvisano e che l'unica riforma di cui la scuola ha bisogno  quella dell'investimento di risorse adeguate, destinandole una quota consistente del PIL, come avviene negli altri paesi dell'Eurozona.

A chiedercelo sono la società e l'economia, per recuperare il ritardo nei confronti dei paesi pi avanzati dell'Unione europea; a pretenderlo sono le giovani generazioni, alle quali non si può rubare il futuro continuando a sventolare la promessa di migliaia di nuovi posti di lavoro, in realtà inesistenti.  é una questione primaria sul piano della responsabilità politica e della dimensione etica, perché il futuro dei giovani  il futuro del Paese. 

Marco Paolo Nigi

Segretario generale dello Snals-Confsal