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Apriamo le scuole nel pomeriggio con i prof "privati" di M.P.Nigi su Corriere della Sera Scuola

Di sicuro alla scuola servono molte cose, a cominciare da una didattica innovativa e da un organico pluriennale stabile, professori certi con la possibilità di fare una buona programmazione. Servirebbero anche investimenti. Ma, si sa, la coperta è corta...

Riportiamo dal Corriere della Sera on line http://www.corriere.it/ nella rubrica Scuola un articolo a firma di Marco Paolo Nigi, Segretario Generale dello SNALS-Confsal e a seguire un articolo di un lettore in risposta all’articolo di Nigi:

 

  22/11/2013

Apriamo le scuole nel pomeriggio con i prof «privati»

di La Redazione

Pubblichiamo la proposta per l’utilizzo delle strutture scolastiche anche nel pomeriggio di Marco Paolo Nigi, segretario generale del sindacato Snals-Confsal.

 

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Di sicuro alla scuola servono molte cose, a cominciare da una didattica innovativa e da un organico pluriennale stabile (per intenderci, professori certi con la possibilità di fare una buona programmazione).

Servirebbero anche investimenti. Ma, si sa, la coperta è corta.

Ecco allora una proposta in grado di dare nuovo impulso al sistema.

Si tratta, in sintesi, di aprire le scuole anche il pomeriggio, facendo seguire al tempo scuola vero e proprio un nuovo e diverso tempo di permanenza per valorizzare le inclinazioni, le motivazione e i talenti dei giovani.

Questo tempo, opportunamente organizzato, risolverebbe bisogni di formazione e di socialità, con attività culturali, artistiche e sportive, andando incontro anche alle esigenze delle famiglie.

Tutti noi conosciamo la difficoltà di portare avanti e indietro i figli più volte al giorno e non solo da scuola, ma dalla piscina o dalla palestra,dalla ripetizione, dall’ora di musica, cosa che richiede una perfetta organizzazione e spesso il coinvolgimento di altre figure familiari e non. Tempo, soldi, macchina, benzina,  stress e via di questo passo.

Certo, chi può manda i figli in scuole private o straniere dove viene praticato un tempo potenziato  e dove gli insegnati sono presenti anche nelle ore di non insegnamento.

Ma qui stiamo parlando di scuola pubblica e di come potrebbe migliorare in funzione del cambiamento sociale e familiare – in effetti, gli orari degli istituti nei giorni di lezione o la loro chiusura in determinati periodi sono circa gli stessi di sessant’anni fa.

E’ ovvio che le attività formative non direttamente didattiche e i servizi aggiuntivi per gli studenti andrebbero affidate ad altre figure professionali in modo che non si creino confusioni di ruolo.

Quanto ai finanziamenti, proverrebbero dagli enti locali (con interventi più mirati sul diritto allo studio) e dalle famiglie (con risparmi su altri fronti).

L’apertura pomeridiana renderebbe possibile la più estesa e libera utilizzazione degli spazi scolastici per le attività extracurriculari ma, all’occorrenza, anche per il rinforzo dell’apprendimento curriculare vero e proprio.

Quest’ultimo, chiamato attività di recupero, ma non sufficientemente finanziato dallo Stato che costringe le famiglie a ricorrere alle ripetizioni private, potrebbe essere svolto dai docenti delle scuole statali con oneri a carico delle famiglie.

Ecco la proposta:  prevedere, su base volontaria e libera, anche per i docenti, la possibilità di svolgere attività didattiche in maniera trasparente, sotto forma di uno speciale regime di intramoenia, con piccoli gruppi di allievi, ovviamente non appartenenti alle proprie classi.

E’ una misura che può essere attivata ovunque, magari accompagnata da forme di defiscalizzazione, sia per le famiglie che per i docenti, e da forme di aiuto ai «veri poveri».

A questo punto, parliamo di soldi. Sapendo di non essere nell’ottima Finlandia, che vanta i migliori livelli di apprendimento,  o in altri paesi europei dove l’esperienza è adottata da tempo e con successo, preciso che la nostra proposta è conveniente e comunque non penalizzante anche dal punto di vista finanziario.

I costi per tenere aperte le scuole di pomeriggio sarebbero contenuti a fronte di più luce, più riscaldamento per i mesi freddi, più sorveglianza e poco altro. Ci sarebbero i costi per il personale, ma sarebbero ri-pagati dalle famiglie e dagli enti locali, i quali a loro volta usufruirebbero di sgravi.

A fronte di queste spese ci sarebbero notevoli vantaggi: più lavoro, più stabilizzazione, più incassi per l’Inps (si sa che meno posti di lavoro oggi significa avere meno pensioni domani) e per la finanza pubblica, più consumi in loco e maggiore trasparenza fiscale. E, inoltre, una maggiore serenità per le famiglie insieme a un contenimento delle manifestazioni di disagio giovanile.

Il ministro Carrozza conosce il nostro progetto e si è detta favorevole.

In effetti, qualcosa è stato avviato con l’ultimo provvedimento sulla scuola, ma sarà realizzato in poche scuole perché peserà come un macigno quel «ove possibile», citato dalla legge, che evidenzia i limiti economici e organizzativi per una sua diffusione vasta e sistematica.

La nostra è sicuramente un’ipotesi per rendere la scuola più seria ed è sempre più condivisa e richiesta anche dalle associazioni degli studenti.

Rappresenta, dunque, una strada percorribile per non dequalificare l’istruzione, ma anzi per far «ripartire» veramente la nostra scuola pubblica.

 Marco Paolo Nigi, segretario generale Snals-Confsal

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    24/11/2013

Ecco perchè le nostre scuole restano chiuse di sera

di La Redazione

Pubblichiamo l’intervento di un lettore che risponde alla proposta del sindacato Snals-Confsal(sopra riportata)per l’utilizzo delle strutture scolastiche anche nel pomeriggio con la formula dei docenti in intramoenia.

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Sarebbe bello aprire la scuola anche al pomeriggio, se una scuola in Italia ancora esistesse.

Ho avuto la fortuna di insegnare nella più prestigiosa scuola internazionale di New York, e – vivendo lì accanto – non ho mai visto spegnersi del tutto le luci, neanche a notte fonda. Ragazzi che si esercitavano a suonare gli strumenti nelle cabine insonorizzate, altri impegnati in palestra, chi lavorava al montaggio di un film, fino al coro degli insegnanti che provava nelle ore più tarde.

Inutile che stia a raccontare quante strutture e quanto personale specializzato operasse alle spalle di quegli insegnanti.

Mi limito a dire che nulla di quanto ho visto sarebbe praticabile in Italia.Per via di insanabili carenze innanzitutto normative, poi culturali, quindi strutturali, di capitale umano, di modelli organizzativi e – buon ultimo – di adeguate disponibilità finanziarie.

Ma prima ancora di tutto questo mancano gli obiettivi.

Manca una visione chiara del tipo di adulto che intendiamo istruire e degli strumenti necessari per farlo.

Qua tutto è abbandonato al caso, e a dir poco abborracciato.

E poiché non esiste neppure un controllo preventivo sui contenuti dei libri di testo, eccomi costretto a perdere mezz’ora per spiegare che la cartina dell’Antico Egitto sul libro di Storia è sbagliata: che il lago Nasser è del 1952, che il Nilo attraversava Menfi e che il Delta aveva un diverso profilo costiero.

Ricominciamo dagli edifici e dai libri. Per favore.