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Decreto per la scuola: un provvedimento deludente

Nigi: "Mancano investimenti per il rilancio della scuola e per la valorizzazione di tutto il personale"

La nostra aspettativa di trovare nel recente decreto per l’istruzione una risposta concreta ai gravi problemi che affliggono la  cuola italiana, è stata sostanzialmente delusa. In un periodo di crisi/recessione ormai purtroppo cronicizzata in cui i segnali di ripresa sono debolissimi, in un contesto politico, sociale ed economico che sembra un mare perennemente agitato, non ci aspettavamo certamente che il pacchetto di misure varato dal Governo fosse risolutivo delle tante  difficoltà in cui da decenni versa il settore.

Ci aspettavamo, però, un serio investimento che facesse realmente “ripartire”  l’istruzione: un’esigenza, questa, fortemente avvertita da tutto il personale e dalle famiglie, dopo anni di tagli lineari che   hanno penalizzato il personale di ruolo e precario, impoverito l’offerta formativa e compromesso il funzionamento didattico e amministrativo delle istituzioni scolastiche su tutto il territorio nazionale.

Invece, ad una prima analisi del testo, gli interventi previsti non risultano adeguatamente finanziati e non sembrano imprimere la tanto auspicata svolta in grado di rilanciare la scuola per la ripresa del Paese, di garantire un futuro ai giovani e di valorizzare tutte le professionalità che operano nel comparto.

Per far “ripartire” la scuola occorre ben altro!

Lo stesso piano pluriennale di immissioni in ruolo del personale precario docente e ATA e del personale docente di sostegno in realtà è subordinato a “una specifica sessione negoziale concernente interventi in materia contrattuale che assicuri il rispetto del criterio di invarianza finanziaria”. In altri termini, il piano non costa nulla.

Pur apprezzando la positività di qualche intervento, alcuni passaggi del testo sollevano dubbi e perplessità e richiedono sicuramente un nostro ulteriore approfondimento per evitare invasioni di campo nell’ambito contrattuale. Il prevedere, ad esempio, “attività di formazione obbligatoria” o “attività di orientamento” degli studenti in aggiunta agli obblighi di servizio, implica ovviamente delle ricadute sulla retribuzione e sull’orario di servizio dei docenti.

E su quest’ultimo punto, lo ricordiamo, siamo già dovuti intervenire in varie occasioni per ristabilire il rispetto del vigente contratto. Nel decreto in questione non c’è traccia della tanto attesa attuazione della norma di legge, da noi fortemente voluta e ottenuta, relativa all’ organico funzionale di istituto e di rete del personale docente e ATA. Un sistema unico che, eliminando la superata e inefficace distinzione tra organico di diritto e di fatto, consentirebbe alle istituzioni scolastiche di programmare gli interventi su base pluriennale, compreso il fabbisogno di personale - come si fa del resto in tutte le aziende - e risponderebbe più adeguatamente alle loro esigenze organizzative.

Ovviamente il sindacato vigilerà sull’iter di conversione in legge del decreto, operando su un duplice fronte: all’interno del Miur su tavoli relativi alle varie tematiche, e nei confronti del Governo e delle forze politiche, proponendo opportuni emendamenti che tutelino la scuola e il personale. Abbiamo sempre sostenuto che per realizzare il cambiamento in favore di una scuola moderna che sia in grado di offrire maggiori e diversificate opportunità educative e formative e di misurarsi con le nuove sfide nazionali ed europee, occorre prioritariamente la volontà politica di promuovere lo sviluppo dell’istruzione seguendo due direttrici di intervento: investire adeguatamente nel settore per dotare le scuole di risorse e strumenti congrui necessari per l’innovazione didattica e tecnologica e adeguare le retribuzioni degli operatori scolastici italiani, notoriamente tra le più basse d’Europa, per un doveroso riconoscimento della specificità del loro lavoro e per l’impegno continuamente profuso nel realizzare le innovazioni.

Il Governo Letta, finora,non sembra andare in questa direzione, nonostante dichiarazioni di intenti e promesse. Servono risorse per il rinnovo dei contratti di lavoro fermi al 2009. E invece il blocco viene prorogato fino al 2014 compreso, con grave danno per i lavoratori della scuola sia sul piano salariale che su quello previdenziale.

Devono essere ancora erogati gli scatti di anzianità per il 2012 e si è tentato con un colpo di mano - sventato grazie alle pressioni dello Snals-Confsal - di inserire nel decreto Lavoro la norma che destinava ad altri scopi le risorse ad essi finalizzate.

E ancora. I risparmi derivanti dalla riduzione dei fondi per gli appalti delle pulizie nelle scuole, anziché essere reinvestiti nella scuola per il recupero di posti di lavoro per i collaboratori scolastici, vengono utilizzati per coprire le pur positive assunzioni nel settore universitario.

Su questi e altri temi permane la mobilitazione proclamata dalla Confsal, alla quale ha aderito lo Snals, che ha chiesto il ritiro dell’atto governativo che blocca i contratti anche per il 2014 e l’urgente apertura del negoziato per il rinnovo del contratto di lavoro, nonché la certificazione delle risorse da destinare al pagamento degli scatti di anzianità. In caso di risposte negative, l’anno scolastico sarà segnato da azioni sindacali di lotta per rivendicare il riconoscimento dei diritti della scuola e dei suoi lavoratori.

Marco Paolo Nigi

Segretario generale dello Snals-Confsal